Prima una lettera con cui viene segnalata un’anomalia. Poi altre comunicazioni con intimazioni di pagamento comprensive di sanzioni. Infine, il passaggio alla riscossione coattiva: la cartella esattoriale con interessi, ulteriori sanzioni e aggi. A quel punto il problema diventa serio. È questa la traiettoria che riguarda milioni di contribuenti alle prese con irregolarità nelle dichiarazioni dei redditi. Non a caso sono circa 2,4 milioni le lettere che l’Agenzia delle Entrate si appresta a recapitare. Eppure una soluzione esiste, ma occorre intervenire fin dal primo passaggio. Alla prima lettera, infatti, ci sono almeno tre strade da percorrere per evitare conseguenze ben più pesanti.
Dall’Agenzia delle Entrate 2,4 milioni di lettere ai contribuenti: ecco le tre cose da fare
Una cosa sono le comunicazioni di anomalia con proposta di compliance, un’altra sono le intimazioni di pagamento, altra ancora le cartelle esattoriali. Con un’intimazione, al contribuente viene richiesto il pagamento entro un termine preciso, decorso il quale si può procedere con azioni esecutive. Quando invece il debito si trasforma in cartella esattoriale, entra in gioco l’Agenzia delle Entrate Riscossione e il mancato pagamento può sfociare in pignoramenti, ipoteche o fermi amministrativi.
Ecco perché è fondamentale agire già in fase di lettera di compliance, cioè la prima comunicazione che sta per raggiungere i circa 2,4 milioni di contribuenti interessati.
Cosa contiene la lettera del Fisco e a chi arriva
Con i controlli 2026 partono le nuove lettere di segnalazione di anomalie. Spesso vengono sottovalutate, ma ignorarle può comportare rischi concreti.
La lettera di compliance è una comunicazione preliminare e meno severa rispetto agli atti successivi: segnala che qualcosa, nella dichiarazione del contribuente, non risulta coerente.
Proprio per questo rappresenta un’opportunità. Consente infatti di verificare l’eventuale errore e, se necessario, di regolarizzare la posizione prima che si attivino le fasi più gravose.
Ministero dell’Economia e Agenzia delle Entrate hanno strutturato questi controlli come prassi annuale, con l’obiettivo dichiarato di intercettare anomalie in materia di IVA e imposte dirette, in particolare IRPEF e addizionali, favorendo una regolarizzazione spontanea.
Le nuove lettere dell’Agenzia delle Entrate e le cose che occorre fare adesso
“Prevenire è meglio che curare”: mai detto appare più calzante. La regolarizzazione spontanea consente di limitare le conseguenze economiche e di evitare il passaggio alle fasi più onerose della riscossione.
Il contribuente, ricevuta la lettera, deve innanzitutto verificare se le contestazioni corrispondano a errori effettivamente commessi oppure a inesattezze nei dati utilizzati dall’Agenzia.
Nel secondo caso, la strada è predisporre la documentazione utile — fatture, ricevute, scontrini, contratti o altri giustificativi — e trasmetterla per dimostrare la correttezza della propria posizione.
Se invece l’errore è reale ma formale — per esempio un reddito non dichiarato o un immobile omesso — si può intervenire con una dichiarazione integrativa. Se non emergono maggiori imposte dovute, la vicenda si chiude con la correzione.
Diversamente, se dalla rettifica risulta un’imposta aggiuntiva da versare, occorrerà procedere al pagamento, beneficiando comunque di un trattamento più favorevole rispetto a quello previsto in fase di accertamento o riscossione coattiva.
Intervenire subito, alla prima comunicazione, significa evitare che un’anomalia si trasformi in un debito aggravato da sanzioni, interessi e procedure esecutive. Ed è qui che si gioca la vera differenza.