Sterlina in ripresa e rendimenti dei Gilt in calo. E’ questa la foto dei mercati di oggi dopo i minimi toccati durante la scorsa settimana, quando le dimissioni del premier Keir Starmer sembravano questione di giorni, se non di ore. Downing Street combatte con le unghie e con i denti per non venire travolto dagli “Epstein files”. I documenti usciti in queste settimane proverebbero che Paul Mandelson, ormai ex membro laburista alla Camera dei Lords e nominato dal capo del governo ambasciatore presso gli Stati Uniti, fosse in rapporti con il finanziere americano morto nel 2019 suicida in carcere e al centro di una gigantesca tratta sessuale nell’isola di Little Saint James.
Dimissioni Starmer rimandate
Il Partito Laburista è stato sull’orlo di esplodere sul caso, con l’ex vice di Starmer, Angela Rayner, a capeggiare la rivolta. A far propendere per la tregua c’è stata, con molte probabilità, la volontà del partito di non innescare una crisi di governo su un dossier così imbarazzante e delicato. Sarebbe stato, ad oggi, l’unico caso al mondo e avrebbe screditato ulteriormente la sinistra britannica agli occhi di elettori già parecchio disillusi.
Le dimissioni di Starmer sono semplicemente rimandate. La sterlina scambia oggi a 1,37 contro il dollaro da 1,35 a cui era arrivata a scendere. Il Gilt a 10 anni offre il 4,49% e quello a 30 anni il 5,31%. La ripresa per entrambi si deve proprio al venire meno dello scenario di una crisi di governo imminente. I mercati avevano temuto e continuano a temere che dopo l’attuale primo ministro arrivi a Downing Street una figura più spostata a sinistra e che peggiori i già traballanti conti pubblici.
Proprio Rayner è la più temuta per le sue posizioni molto progressiste in economia e un passato di sindacalista poco propensa al dialogo.
Elezioni amministrative banco di prova definitivo
Dicevamo, dimissioni solo “congelate”. Starmer è al capolinea. Sin dal suo insediamento agli inizi di luglio del 2024, è stato mal visto nel suo stesso partito per la scarsa capacità di tenerlo unito e una comunicazione non certo impeccabile. La sua linea improntata all’austerità fiscale gli ha subito alienato le simpatie degli elettori e di gran parte dei deputati laburisti. Malgrado la travolgente vittoria di poco più di un anno e mezzo fa, se oggi si tornasse al voto il Labour prenderebbe una manciata di seggi e a trionfare sarebbe il Reform UK di Nigel Farage.
Gli Epstein files sarebbero stati solo un pretesto per farlo fuori. La resa dei conti avverrà tra meno di tre mesi alle elezioni amministrative. Il 7 maggio ci sarà il rinnovo di 32 consigli in altrettanti distretti o “boroughs”. I sondaggi sono catastrofici per il partito di Starmer, che ne approfitterebbe per un repulisti interno. E già il 26 febbraio si terranno le elezioni suppletive nel collegio di Gorton and Denton nel Greater Manchester. Si rendono necessarie per rimpiazzare il dimissionario Andrew Gwynne, deputato espulso dai laburisti e poi diventato indipendente nel Parlamento di Westminster.
Ripresa sterlina e Gilt in clima incerto
I laburisti si presenteranno con la consigliera Angeliki Stogia, avendo bocciato la candidatura del sindaco di Manchester, Andy Burnham. Questi è considerato da mesi rivale di Starmer da posizioni di sinistra. Le elezioni suppletive gli avrebbero consentito di entrare in Parlamento e poter così chiedere le primarie per sfidare il premier e segretario del partito, cosa che non può restando fuori da esso. Tuttavia, le candidature alternative non mancano e arrivano tutte da sinistra. Cosa che preoccupa non poco i mercati, che già devono digerire un debito pubblico sopra il 95% del Pil e un disavanzo atteso per l’attuale esercizio finanziario al 4%.
Non ci sarà ripresa stabile per sterlina e Gilt fino a quando le dimissioni di Starmer non saranno state fugate una volta per tutte. Scenario quasi al limite dell’impossibile per come si sono messe le cose a Londra. L’unico esito favorevole ai mercati sarebbe quello di un sostituto a Downing Street su posizioni centriste. Ad oggi, ipotesi altamente improbabile. E con il rimpiazzo ne farebbe le spese anche Rachel Reeves, la titolare del Tesoro odiata dall’ala progressista per la sua prudenza fiscale. Se cade Starmer, quasi certamente dovrà fare le valigie anch’ella.
giuseppe.timpone@investireoggi.it