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Pensioni: come funziona l’adesione obbligatoria alla pensione integrativa introdotta nel 2026

Come funziona la pensione complementare e perché adesso con il silenzio assenso l'iscrizione diventa obbligatoria o quasi.
9 Febbraio 2026
fondi pensione complementare
Foto © Licenza Creative Commons

In generale quando si parla di pensioni tutti fanno riferimento all’INPS e quindi alla pensione classica. Lo Stato dopo una lunga carriera lavorativa o dopo che un contribuente ha raggiunto una determinata età, concede la pensione. Nessun regalo, o almeno raramente l’INPS da a qualcuno un qualcosa che non si è meritato. La pensione è qualcosa che un contribuente accumula versando i contributi da solo se lavoratore autonomo o per il tramite del datore di lavoro se è dipendente. Certo, ci sono le prestazioni assistenziali distaccate dai contributi, come l’assegno sociale. Ma non si parla di pensioni. Un contribuente però non deve focalizzarsi solo sulla pensione INPS.

Perché di fianco alla cosiddetta previdenza obbligatoria c’è anche la previdenza complementare con le sue pensioni. E dal 2026 alcune novità porteranno in futuro molti contribuenti a fare sempre più i conti con la previdenza complementare.

Pensioni: come funziona l’adesione obbligatoria alla pensione integrativa introdotta nel 2026

Da sempre la previdenza complementare da fondi pensione integrativi, è stata vista come uno strumento idoneo a permettere ad un contribuente di prendere una pensione più alta di quella maturata all’INPS. Una sorta di accumulo ulteriore che i più previdenti hanno ben pensato di versare per garantirsi una vecchiaia migliore dal punto di vista economico.

Una vecchiaia migliore rispetto a quella che poteva garantire l’INPS. Naturalmente si tratta di un sacrificio mensile o con diverse tempistiche che non tutti in passano hanno avuto il coraggio o la forza di subire. Perché a conti fatti un lavoratore iscritto anche alla previdenza complementare per maturare quel qualcosa in più prima citato, avrebbe dovuto versare ai fondi pensione mentre allo stesso tempo versava i contributi obbligatori all’INPS.

Adesso però alcune regole introdotte dal governo nella legge di Bilancio 2026, portano quasi ad una iscrizione automatica ai fondi pensione. Con dentro anche il TFR, cioè la buonuscita che un lavoratore mette da parte mese dopo mese lavorando.

Fondi pensione sempre più importanti, ecco il potenziamento della previdenza complementare

Il potenziamento dei fondi pensione integrativi è un obiettivo che da tempo si pone lo Stato italiano. Come detto, garantirsi una pensione integrativa è un evidente vantaggio per i contribuenti che pensano di prendere una pensione molto bassa dall’INPS in futuro.

La previdenza integrativa serve alle generazioni future perché le pensioni statali man mano che passano gli anni si abbassano sempre di più. Anche alla luce del fatto che trovare lavori duraturi è sempre più complicato. E quindi maturare una pensione INPS elevata è una impresa. Allora ecco che con una rendita da previdenza integrativa in aggiunta alle pensioni normali erogate dall’INPS, il futuro diventa più roseo.

Il secondo pilastro e i 60 giorni per la libera scelta

La previdenza complementare in gergo viene definita secondo pilastro. Infatti, si affianca al primo che naturalmente è la previdenza obbligatoria. E adesso ecco entrare in scena quella che molti hanno ribattezzato adesione automatica alla previdenza complementare. Perché la novità è che un neoassunto ha sei mesi di tempo per operare una scelta su dove versare il TFR. Se decorre questo termine, il proprio TFR sarà automaticamente versato in un fondo pensione integrativo.

E il fondo prescelto sarà quello che hanno deciso di utilizzare datore di lavoro e sindacati più rappresentativi in seno all’azienda stessa. Parliamo del cosiddetto fondo pensione negoziale. La novità scatterà da tuti i nuovi assunti a partire dal primo luglio 2026. Tutto ciò che viene accantonato per il TFR finisce in questo fondo. Se il dipendente lavora in una azienda dove non ci sono negoziazioni e quindi non è fuoriuscito alcun fondo pensione integrativo, il fondo prescelto sarà il Cometa.

Ma si tratta solo della prima opzione. Chi non sceglie entro 60 giorni cosa fare del TFR, subirà questa scelta automatica e quindi ecco automaticamente l’iscrizione a quel fondo. L’unica eccezione è per chi prende uno stipendio inferiore all’importo dell’Assegno Sociale, perché in questo caso la quota a carico del dipendente non viene destinata automaticamente al fondo.

Il lavoratore deve produrre la scelta e il datore di lavoro ha l’obbligo informativo

Quindi, senza aver prodotto alcuna scelta entro 60 giorni dall’assunzione scatta il meccanismo del silenzio-assenso. Ed il proprio TFR anziché rimanere in azienda o al fondo INPS, finisce nel fondo negoziale. Come detto questa è solo la prima opzione. Poi c’è la possibilità per il lavoratore, di rinunciare alla novità. Lasciando inalterato il tutto o proseguendo con le regole di oggi, tra fondo tesoreria INPS e azienda.

Infine, la terza via è quella di iscriversi ad un fondo da solo, in modo tale da scegliere di destinare il TFR dove meglio crede e dove magari si fida di più dal punto di vista degli utili di mercato. Ripetiamo, tutte queste scelte vanno fatte entro 60 giorni dalla nuova assunzione. Il datore di lavoro adesso ha l’obbligo di informare il dipendente delle varie opzioni. Il lavoratore dal canto suo è obbligato a scegliere.

La rendita, la pensione più alta ma anche la pensione prima, ecco il futuro

Lasciando da parte il fatto che garantirsi una rendita da fondo pensione integrativo, ovvero garantirsi di fatto una seconda pensione, ha il positivo risvolto di un futuro economicamente migliore, la novità è importante da un altro punto di vista.

Infatti la novità si incastona in un altro progetto che sicuramente prenderà forma in futuro. Una prova è stata anche quanto ha fatto il governo nel 2025.

Collegando la pensione integrativa alla pensione anticipata contributiva. Nel senso che grazie alla rendita, una pensione anticipata ma collegata al raggiungimento di u determinato importo di pensione per essere concessa, ha avuto maggiori possibilità. Lo scorso anno chi aveva maturato 25 anni di contributi e 64 anni di età poteva, per raggiungere una pensione pari a 3 volte l’assegno sociale, usare anche la rendita maturata i un fondo integrativo. In futuro questo genere di soluzione potrebbe essere la prassi. E le pensioni grazie alle rendite integrative potrebbero anche arrivare prima del previsto.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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