Ci sono oggi due misure che permettono di andare in pensione in anticipo a chi ha lo status di caregiver. Si tratta del cosiddetto assistente familiare che presta cure al familiare disabile con cui convive in genere. Una figura questa sempre più diffusa. Vuoi per l’aumento della vita media della popolazione con conseguente invecchiamento della stessa popolazione. E vuoi per la prevenzione che produce proprio l’aumento della stima di vita della popolazione stessa. Visto che spesso l’anziano, l’invalido o il non autosufficiente in genere, ha difficoltà con i trattamenti che percepisce a dotarsi di una badante, capita sovente che siano i familiari a prestare assistenza.
Ed ecco che chi è vicino alla pensione può cercare soluzioni per anticipare l’uscita dal mondo del lavoro. Per dedicarsi a tempo pieno al ruolo di caregiver. Ape sociale e quota 41 precoci sono le due misure rimaste che favoriscono il pensionamento per i caregivers (opzione donna è stata cessata). Ma adesso il ruolo finisce dentro un progetto di nuova misura allo studio. Una nuova pensione per caregiver.
Pensioni e caregivers: in pensione a qualsiasi età con 30 anni di contributi o con 20 anni di assistenza familiare
Fu la legge numero 205 del 2017 a parlare per la prima volta del caregiver. Infatti, fu la legge di Bilancio 2018 ad aprire per la prima volta il Fondo per il sostegno del ruolo di cura e di assistenza del caregiver familiare. Un ruolo che fino ad allora era carente di copertura dal punto di vista sia sociale che economico, ridotto quasi tutto ai permessi legge 104 per assentarsi dal lavoro che solo nel 2022 vennero ritoccati con l’eliminazione di quel pesante fardello che era il referente unico.
Le ultime ipotesi e le nuove pensioni anticipate per i caregivers familiari
Ma tornando alle pensioni, esistono soluzioni e vie che permettono di anticipare la quiescenza a soggetti che svolgono il ruolo. Pensioni anticipate per i caregivers le prevedono l’Ape sociale come detto, e pure la quota 41 precoci. Ma adesso ecco che si profila una novità, anche se siamo ancora allo stato embrionale, perché parliamo solo di una ipotesi. Sembra che in Commissione Lavoro a Montecitorio sia emersa una strada che porta al varo di misure di pensionamento anticipato per i caregivers. L’idea, che a dire il vero noi consideriamo ancora lontana dal diventare misura reale, è il consentire a chi svolge questo ruolo di accedere alla pensione senza guardare all’età del richiedente ma solo dopo aver versato almeno 30 anni di contributi. Se consideriamo che la pensione anticipata ordinaria prevede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, è evidente che il viatico sarebbe ottimale.
Molto meglio dell’Ape sociale e di quota 41 precoci
Oltretutto anche le misure di oggi che sono indirizzate ai caregivers, sono nettamente peggiori di quelle allo studio. Per esempio, 30 anni sono già oggi sufficienti per i caregivers e l’Ape sociale.
Ma servono almeno 63 anni e 5 mesi di contributi e con diverse limitazioni. La quota 41 invece non prevede limiti di età, ma bisogna arrivare anche come caregiver a 41 anni di contributi. Nella ipotesi uscita fuori non ci sarebbero penalizzazioni per chi con 20 anni di carriera da caregivers vorrebbe poter andare in pensione di vecchiaia. E non ci sarebbero vincoli anagrafici per chi con 30 anni di versamenti decide di diventare caregivers per motivi familiari.