L’Antitrust si è svegliata per alcuni, mentre per altri starebbe inutilmente agitando gli animi dei consumatori. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine a carico delle società attive nell’ambito della Grande Distribuzione Organizzata (GDO). Sono sospettate di avere manovrato i prezzi dei generi alimentari, restringendo la concorrenza e facendoli salire ben sopra il tasso d’inflazione generale per il periodo compreso tra ottobre 2021 e ottobre 2025. I primi sono aumentati del 24,9%, ben più del 17,3% medio. Significa che i prodotti di prima necessità in Italia sono rincarati in 4 anni di quasi una volta e mezza (1,44) il tasso medio d’inflazione e, in valore assoluto, del 7,6% in più.
Prezzi alimentari e GDO
L’aspetto più odioso sarebbe forse un altro: gli agricoltori lamentano prezzi fermi o cresciuti per i loro prodotti meno dei costi, a compressione dei loro margini. In pratica, i prezzi alimentari hanno corso non e i produttori guadagnano spesso meno di prima, almeno in termini reali. Ad averne approfittate sarebbero le GDO, cioè le catene dei supermercati. Chi lavora nei campi, sta peggio. Chi commercia, fa affari. Un problema storico per l’Italia, dove l’agricoltura è molto poco organizzata e possiede scarso potere negoziale verso il resto della filiera. Al contrario, c’è grande concentrazione nelle GDO. Pensate che solamente tre colossi (Conad, Gruppo Selex e Coop) controllano circa il 42% del mercato italiano.
Confronto con grandi economie UE
Ben vengano le indagini dell’Antitrust, a patto che forniscano dati chiari e possibilmente soluzioni e non solo critiche. Il rischio è che ne esca una inutile gazzarra, con i consumatori giustamente inviperiti per i rincari, anche se l’individuazione dei responsabili è sempre complicata in questi casi.
Facendo una comparazione con le altre principali economie europee, scopriamo che l’Italia ne esce molto meglio. Abbiamo tenuto conto dei dati nello stesso periodo di tempo analizzato dalla nostra authority.
| Paese | Prezzi alimentari | Inflazione generale | Rapporto tra prezzi alimentari e inflazione generale | Differenza in % |
|---|---|---|---|---|
| Italia | +24,9% | 17,3% | 1,44 | 7,6% |
| Francia | +23% | 12,8% | 1,80 | 10,2% |
| Germania | +32,65% | 17,9% | 1,82 | 14,75 |
| Spagna | +31,8% | 16,5% | 1,93 | 15,3% |
Come potete notare, la crescita dei prezzi alimentari è stata in Italia relativamente bassa, pur elevata in assoluto come altrove. Solo In Francia è risultata inferiore. Anche il nostro dato sull’inflazione generale si colloca nella media delle grandi economie europee. Quanto, invece, al rapporto tra le due misure, vantiamo il dato più basso. E lo stesso dicasi in termini di differenze percentuali. Cosa significa? I generi alimentari in Italia sono rincarati rispetto all’inflazione meno, per cui non ci sarebbe alcuna reale anomalia.
Nessuna anomalia italiana
E questo va detto in considerazione della regolamentazione stringente anche in economie come Francia e Germania. Se esiste un problema di concorrenza, alla luce dei dati di cui sopra non sarebbe un fenomeno tipicamente italiano. Non che la cosa, eventualmente, ci consolerebbe. Vogliamo, tuttavia, parlare attraverso i dati per smentire la vulgata per cui i supermercati italiani ci starebbero marciando e magari più che altrove.
Anzi, stanno risultando tra i più virtuosi in Europa. Non era scontato con il nostro passato dall’inflazione a due cifre e persistente.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
