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Utilizzo dell’IA negli studi professionali: chi risponde davvero degli errori?

Utilizzo dell'IA negli studi professionali: nuove regole su responsabilità, formazione ed equo compenso cambiano il valore del lavoro umano.
12 Giugno 2026
utilizzo ia
Foto © Investireoggi

L’Italia muove un passo decisivo verso una disciplina nazionale dell’intelligenza artificiale. Il Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2026 ha approvato, in esame preliminare, i decreti legislativi che attuano la legge n. 132/2025. Nasce così un impianto regolatorio pensato per coordinarsi con l’AI Act europeo, cioè il Regolamento UE 2024/1689.

Il punto centrale è chiaro: l’innovazione tecnologica deve crescere senza mettere in secondo piano diritti fondamentali, dignità della persona e responsabilità umana. In questo scenario, l’utilizzo dell’IA entra anche nel lavoro dei professionisti, con effetti su formazione, doveri verso il cliente, responsabilità ed equo compenso.

Utilizzo dell’IA: una disciplina nazionale in linea con l’Europa

I decreti approvati in via preliminare costruiscono il primo sistema organico italiano dedicato all’intelligenza artificiale.

Non si tratta di una regolazione isolata, ma di un intervento collegato al quadro europeo già definito dal Regolamento UE 2024/1689.

La scelta di fondo è quella di un modello antropocentrico. Significa che la tecnologia non viene considerata un fine in sé, ma uno strumento al servizio della persona. Le applicazioni basate su algoritmi e sistemi intelligenti devono, quindi, essere governate in modo da evitare effetti distorsivi, discriminazioni o riduzioni delle garanzie individuali.

Il nuovo assetto mira anche a dare certezza agli operatori economici e ai professionisti. L’utilizzo dell’IA non viene vietato né ostacolato, ma ricondotto a regole chiare. La finalità è accompagnare la trasformazione digitale, evitando che la velocità dell’innovazione superi la capacità di controllo pubblico e professionale.

Le autorità coinvolte e i controlli sui diversi settori

La governance nazionale si fonda su più soggetti istituzionali.

All’Agenzia per l’Italia Digitale, AgID, viene confermato il ruolo di autorità di notifica. L’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, ACN, assume, invece, la funzione di autorità di vigilanza del mercato e di punto di contatto unico con l’Unione Europea.

Accanto a queste strutture generali operano autorità specializzate. Nel settore finanziario restano centrali Banca d’Italia, Consob e Ivass, chiamate a presidiare gli ambiti di rispettiva competenza. Per le applicazioni considerate ad alto rischio nella giustizia e nella sicurezza interviene anche il Garante per la protezione dei dati personali.

Questo modello evita una concentrazione eccessiva delle funzioni in un solo organismo. Ogni settore conserva presìdi specifici, mentre la cornice generale resta coordinata a livello nazionale ed europeo. La protezione dei dati, la sicurezza dei sistemi, la correttezza del mercato e la tutela degli utenti diventano così parti di un unico disegno regolatorio.

Investimenti, start-up e sovranità digitale

La disciplina non riguarda solo divieti, controlli e obblighi. Una parte importante dell’intervento punta a sostenere la crescita industriale e la capacità tecnologica del Paese. L’articolo 23 della legge n. 132/2025 destina fino a 1 miliardo di euro del Fondo di sostegno al venture capital.

In questo quadro, oltre 300 milioni di euro risultano già assegnati da CDP Venture Capital a più di 150 start-up. Sono inoltre previsti investimenti per 500 milioni di euro nel prossimo triennio.

Dal 2026 partirà anche il Polo SophIA, con una dotazione di circa 30 milioni di euro dedicata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e della cybersicurezza.

La strategia punta a rafforzare l’ecosistema italiano, riducendo la dipendenza da tecnologie esterne e favorendo competenze nazionali. L’utilizzo dell’IA viene quindi collegato non solo alla regolazione, ma anche alla competitività delle imprese, alla ricerca e alla sicurezza digitale.

Professionisti, formazione, responsabilità ed equo compenso

Un capitolo rilevante riguarda le professioni. La nuova disciplina introduce l’alfabetizzazione sull’intelligenza artificiale nella formazione iniziale e in quella continua. Gli ordini professionali dovranno adeguare i propri regolamenti entro sei mesi, secondo le procedure previste per ciascuna categoria e con il coinvolgimento dell’autorità vigilante quando necessario.

La formazione dovrà coprire tre aree. La prima è tecnica e riguarda funzionamento, possibilità e limiti dei sistemi. La seconda è giuridica e comprende le regole europee e nazionali. La terza è deontologica ed è la più delicata, perché riguarda il comportamento del professionista, gli obblighi informativi verso il cliente e il rispetto del principio antropocentrico fissato dalla legge n. 132/2025.

La responsabilità resta sempre in capo al professionista. Nessuna decisione può essere scaricata sul software o sull’automazione. Anche l’equo compenso viene aggiornato: i parametri dovranno considerare la classificazione di rischio del sistema impiegato. I decreti sui parametri, comprese le tariffe forensi, saranno integrati entro dodici mesi.

In questo modo l’utilizzo dell’IA non deve svalutare il lavoro intellettuale. Il compenso dovrà riflettere l’apporto effettivo, il grado di responsabilità e la complessità dello strumento adoperato. L’utilizzo dell’IA resta quindi ammesso, ma dentro un perimetro trasparente, utile a proteggere sia il professionista sia il cliente.

Riassumendo

  • L’utilizzo dell’IA entra nelle professioni con nuove regole nazionali.
  • I decreti attuano la legge n. 132/2025 e l’AI Act europeo.
  • AgID, ACN e autorità settoriali guideranno controlli e vigilanza.
  • Previsti fondi fino a 1 miliardo per innovazione e start-up.
  • Gli ordini dovranno aggiornare formazione e regole entro sei mesi.
  • Responsabilità professionale ed equo compenso resteranno centrali.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.