Dal 2000 il tuo quotidiano indipendente su Economia, Mercati, Fisco e Pensioni
Oggi: 07 Gen, 2026

Tre diverse combinazioni per la pensione di vecchiaia nel 2026: a 67 anni, prima ma anche dopo

Ecco come funzionano le tre diverse pensioni di vecchiaia previste dalla normativa vigente e tutti i requisiti necessari.
5 giorni fa
3 minuti di lettura
Pensione di vecchiaia
Foto © Licenza Creative Commons

La pensione di vecchiaia è il principale strumento di pensionamento oggi in vigore. Si tratta della principale misura perché è quella a cui puntano tutti i contribuenti che non hanno una carriera talmente lunga come contribuzione versata, tale da facilitare l’accesso alla quiescenza in anticipo. Infatti, parliamo della misura che permette di uscire una volta raggiunta la giusta età e naturalmente, una volta raggiunta la carriera contributiva minima. Possiamo dire che nel 2026 ci saranno sostanzialmente tre diverse pensioni di vecchiaia che si potranno sfruttare. Ad età differenti e con requisiti differenti. Ma sempre pensioni di vecchiaia sono. Ecco il quadro completo di quella che resta la principale misura previdenziale del nostro sistema.

Pensioni di vecchiaia ordinaria, ecco la misura pilastro del nostro sistema previdenziale

Il 2026 sarà l’ultimo anno in cui gli interessati alla pensione di vecchiaia ordinaria potranno andare a riposo con 67 anni di età. Infatti, a meno che il governo non decida di intervenire sulla misura, annullando il già preventivato aumento di 3 mesi di età pensionabile spalmato fra 2027 e 2028, il 2026 sarà l’ultimo anno in cui questa età rimarrà sempre pari a 67 anni. Per le pensioni di vecchiaia ordinaria come contributi ci vorranno sempre i soliti 20 anni di versamenti. E quando diciamo contributi versati intendiamo contributi a qualsiasi titolo. Quindi, compresi i contributi figurativi, i volontari e così via dicendo. La misura per quanto riguarda i soggetti che hanno il primo accredito successivo al 31 dicembre del 1995, si centra a condizione che la prestazione liquidata dall’INPS alla data di uscita sia pari all’assegno sociale. In effetti per i cosiddetti contributivi puri vige il vincolo dell’importo minimo della prestazione che, come abbiamo già detto, deve essere quando meno pari all’assegno sociale e che nel 2026 supererà i 540 euro al mese.

Ecco per gravosi e usuranti le agevolazioni previste ancora oggi

Sempre di pensione di vecchiaia si tratta ma destinata solo a coloro che svolgono o hanno svolto per la gran parte della carriera una attività lavorativa tra quelle previste come usuranti o gravose, ed è quella che si centra con 66 anni e 7 mesi di età. Infatti, l’aumento dell’aspettativa di vita che rappresenta l’ombra del 2027 per i già citati aumenti, sortì degli effetti abbastanza pesanti anche nel 2019. A quell’epoca l’età pensionabile salì da 66 anni e 7 mesi fino ai 67 anni validi ancora adesso. Un aumento però che il governo di allora decise di bonificare per i contribuenti alle prese con lavori gravosi e usuranti. In pratica quei 5 mesi di aumento non furono previsti per queste categorie di contribuenti. Quindi anche nel 2026 (e sarà anche in questo caso l’ultimo anno), ci saranno addetti ai lavori gravosi e usuranti che potranno uscire con 66 anni e 7 mesi di età. Ma solo a condizione di avere una carriera contributiva pari ad almeno 30 anni e tutti effettivi da lavoro. Quindi escludendo dal computo i contributi figurativi, i volontari e da riscatto.

Pensioni di vecchiaia solo a 71 anni, ecco per chi

Quindi abbiamo visto che la pensione di vecchiaia ordinaria si prende a 67 anni di età sia per i contributivi puri che per i cosiddetti misti. Con l’eccezione dell’importo minimo della prestazione per i primi. Abbiamo anche visto che esiste una pensione di vecchiaia con 30 anni di contributi versati ma a 66 anni e 7 mesi di età che fa riferimento agli addetti ai lavori gravosi e usuranti. Ma c’è una terza misura da approfondire. Infatti, per i contributivi puri la vera pensione di vecchiaia, che viene definita proprio contributiva, è quella che si centra solo alla veneranda età di 71 anni. Per loro è questa la prestazione di vecchiaia classica che si centra a prescindere dall’importo minimo della prestazione. La misura prevede una carriera contributiva che può essere anche di soli 5 anni.

La pensione di vecchiaia, guida al calcolo

Per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia va anche detto che il calcolo della prestazione dipende dalla tipologia di carriera dell’interessato. Infatti, chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 ha diritto al calcolo misto della prestazione. Cioè retributivo fino al 1995 (o al 2011 per chi ha almeno 18 anni di contributi versati alla fine di quell’anno) e contributivo poi. Per chi invece ha cominciato a lavorare dopo il 1995, naturalmente il calcolo è esclusivamente contributivo. Per questi ultimi e quindi per chi ha diritto anche alla pensione a partire da 71 anni non esistono maggiorazioni sociali, integrazioni al trattamento minimo e somme aggiuntive alla pensione collegate al reddito.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

aumento pensioni
Articolo precedente

Pensioni 2026, scatta l’aumento: la rivalutazione che cambia gli importi

avvisi bonari
Articolo seguente

Avvisi bonari e lettere compliance, gennaio riaccende i controlli: tornano le comunicazioni fiscali