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Transizione 5.0, tornano i fondi per le imprese

Il governo Meloni ha ripristinato i fondi alle imprese per Transizione 5.0 dopo una decurtazione retroattiva potenzialmente dannosa.
2 Aprile 2026
Transizione 5.0, fondi a imprese riattivati
Transizione 5.0, fondi a imprese riattivati © Investireoggi.it

I fondi per le imprese legati a Transizione 5.0 sono stati ripristinati, anzi potenziati di ulteriori 200 milioni di euro e saliranno a 1,5 miliardi. Parola del ministro per il Made in Italy, Adolfo Urso, che ieri ha incontrato nel suo dicastero i rappresentanti delle categorie imprenditoriali, da giorni sul piede di guerra. Tutto era partito con il Consiglio dei ministri di venerdì scorso, che aveva ridotto retroattivamente gli stanziamenti da 1,3 miliardi a soli 537 milioni. Un taglio del 35% al credito d’imposta promesso alle cosiddette “imprese esodate” nell’autunno scorso.

Transizione 5.0: come funziona

Dobbiamo compiere un passo indietro per capire come sia stato possibile combinare un pasticcio, a cui per fortuna è stato posto rimedio.

Transizione 5.0 è un maxi-incentivo che lo stato offre alle imprese residenti sotto forma di credito di imposta dal 35% al 45% fino ad investimenti di 10 milioni di euro legati alla riduzione dimostrabile dei consumi di energia. In pratica, uno stimolo a migliorare l’efficienza energetica per tendere alla decarbonizzazione e allo stesso tempo ridurre anche la dipendenza dalle importazioni di idrocarburi.

L’aliquota scende man mano che l’importo dell’investimento sale verso i 10 milioni. La misura è andata letteralmente a ruba, grazie agli ingenti investimenti realizzati dagli imprenditori durante lo scorso anno per l’acquisto di nuovi macchinari. Tant’è che il 6 novembre del 2025, a fronte di 9 miliardi investiti e 4,25 miliardi di crediti vantati, lo stato ha dovuto comunicare l’esaurimento delle risorse. Queste erano state tagliate dalla cabina di regia per il Pnrr a 2,5 miliardi. Le domande restavano possibili fino al 27 novembre successivo, data in cui il governo ha dovuto chiudere il programma per l’accumulo di altri 1,6 miliardi di crediti.

Imprese esodate: promesse tradite e poi rispettate

Le imprese che avevano effettuato la richiesta tra il 7 e il 27 novembre, finirono nel calderone delle “esodate”. Un termine che negli anni abbiamo imparato a conoscere per le sue implicazioni spesso devastanti sulle vite di migliaia di cittadini. Urso aveva rassicurato che il governo avrebbe trovato le risorse a copertura dei loro crediti. Con il decreto fiscale 2026, le imprese esodate hanno scoperto che Transizione 5.0 era stata retroattivamente depotenziata. I loro crediti ridotti del 65% (15,75% rispetto ad un massimo del 45% previsto), mentre scomparivano del tutto gli incentivi legati ai pannelli fotovoltaici, già sottoposti a criteri rigidi per accedere all’incentivo. Ad esempio, dovevano essere prodotti nell’Unione Europea ed essere utilizzati solo per lo stabilimento produttivo.

Molti imprenditori si sono ritrovati spiazzati. Hanno investito in beni strumentali pensando di avere diritto a un beneficio fino al 45% e non pochi hanno comprato pannelli fotovoltaici a prezzi superiori a quelli praticati dalla concorrenza cinese, pur di rientrare nel novero di Transizione 5.0. Da cui la rivolta di Confindustria, che con il presidente Emanuele Orsini ha protestato vivacemente con il governo. Ieri, la riappacificazione. Ripristinati tutti gli 1,3 miliardi promessi, più l’aggiunta di 200 milioni. Il credito d’imposta in media viene innalzato dal 35% al 90% e al 100% per i pannelli fotovoltaici.

Scontro nel governo tra Giorgetti e Urso

La vicenda era nata a seguito della volontà del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, di trasferire tali fondi altrove. A causa della guerra in Iran, ha spiegato, bisogna concentrare le risorse su chi ne ha bisogno. Urso non la pensava così e alla fine ha prevalso sul collega, non fosse altro che per ragioni di serietà, opportunità e credibilità delle istituzioni. Il colpo sarebbe stato durissimo per molte imprese. Non solo avrebbero accusato problemi di liquidità, ma per il futuro non avrebbero più avuto fiducia nelle norme fiscali dello stato, condizione fondamentale per investire. Si chiama rispetto dello stato di diritto, per farla molto breve.

Transizione 5.0 è salva, le polemiche sono alle spalle ed entro i primi di maggio un decreto metterà nero su bianco quanto il ministro Urso ha comunicato ieri alle controparti. L’episodio, però, è stato in sé irritante e inaccettabile. Le regole non si possono cambiare retroattivamente, altrimenti diventano non credibili e inefficaci. La furbizia del legislatore può fare risparmiare qualche soldo sul momento, ma a discapito dell’efficacia futura delle leggi. Sarebbe stato un danno non soltanto reputazionale, ma economico vero e proprio per l’Italia. E che qualcuno abbia anche solo potuto immaginare di tagliare con l’accetta impegni già assunti, svela un modo di pensare al cittadino-contribuente duro a morire alle nostre latitudini.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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