Perché il diritto all’oblio è un’illusione che piace alla gente

Il diritto all'oblio esiste davvero? Quello che oggi è molto richiesto e amato dalla gente è lo spettro di una possibile realtà o è solo una mera illusione? Andiamo a scoprirlo.

di Daniele Sforza, pubblicato il
Il diritto all'oblio esiste davvero? Quello che oggi è molto richiesto e amato dalla gente è lo spettro di una possibile realtà o è solo una mera illusione? Andiamo a scoprirlo.

Piace il diritto all’oblio anche se è un’illusione, piace moltissimo agli europei che in soli 4 giorni hanno subissato Google di domande di cancellazione dei link che li riguardano che figurano sul motore di ricerca attraverso l’apposito form. 40 mila richieste in 4 giorni, con un ritmo di ben 10 mila domande al giorno, con le più numerose che provengono da Germania e Gran Bretagna. Da Mountain View fanno sapere che le prime richieste saranno evase entro metà giugno, ma non tutte potranno essere accettate, visto che prima sarà necessario verificare l’attendibilità delle motivazioni fornite dagli utenti e la rilevanza delle loro domande. Ma perché il diritto all’oblio piace alla gente e perché in realtà è un’illusione?    LEGGI ANCHE Come cancellarsi da Google: ecco il modulo per farsi rimuovere dalle ricerche web  

Perché il diritto all’oblio piace

Una boccata d’aria fresca, un sospiro di sollievo. Con la nuova normativa sui cookie e il modulo offerto da Google agli utenti per farsi cancellare dai risultati forniti dal motore di ricerca la privacy sul web sembra fare passi da gigante, anche se non è proprio così. Quando si parla di internet, la privacy è sempre un optional e questo va costantemente ricordato. E’ sufficiente iscriversi a un servizio o perfino inviare il proprio curriculum a un’azienda per essere subissato da newsletter, e-mail non gradite e non richieste o ancora pubblicità mirata vero i propri interessi. Il diritto all’oblio piace proprio perché nell’era della socializzazione a tutti i costi e dei pericoli che minacciano la privacy, l’anonimato è diventato un lusso che ormai è diventato difficile concedersi. Forse più in là (forse già oggi) ci saranno persone che pagheranno a peso d’oro il diritto all’anonimato totale. Per ora il diritto all’oblio è un lusso che solo Google concede, ma è mirato, selezionato, targettizzato verso tutte quelle persone che vogliono cancellarsi dal motore di ricerca più popolare del mondo, dove ogni giorno si reca il 90% degli internauti, per eliminare per sempre informazioni passate o false che non rendono loro credito o che peggiorano la loro reputazione. Allo stesso tempo Google si adopererà per mantenere viva e intatta la libertà della ricerca e la libera diffusione delle informazioni: nato per dare risposte, il motore di ricerca farà di tutto per salvare quello che per cui è stato creato, impegnandosi dunque nella rimozione di quelle risposte ormai considerate fasulle. Se vogliamo, il diritto all’oblio può anche andare a vantaggio di Google, che nei prossimi mesi (anni?) sarà impegnato a eliminare tutte quelle risposte “false” e a ottimizzare così il suo vasto bacino di risposte. In questo caso, tuttavia, Google non è il nemico della privacy, né il creatore di cattive reputazioni. Questo perché, come abbiamo già scritto poco fa, per ora il diritto all’oblio è un lusso che solo Google concede.  

Perché il diritto all’oblio è un’illusione

Solo Google. La direttiva è chiara. Non parla di altri motori di ricerca. Fondamentale siamo convinti che Google dominerà il mercato della ricerca (perché fondamentalmente questo è) per molto tempo ancora, ma così come ogni grande colosso, un domani avanzeranno nuovi motori che non saranno interessati dalla direttiva e che potranno postare quei contenuti i cui utenti oggi hanno richiesto la rimozione. Già oggi, se ci pensiamo, potrebbe accadere. Quanti motori di ricerca esistono al momento in cui scriviamo? Oltre a Google vi sono anche Yahoo! e Bing, ma nella lista si può contare anche Ask tra i più usati e infine tutti gli altri che non conosciamo ancora o sfruttiamo pochissimo, magari quelli che preferiscono estrapolare le informazioni scegliendole tra quelle non indicizzate sugli altri motori di ricerca o prendendole grazie alle collaborazioni con archivi pubblici e privati (è il caso di Istella, ad esempio, solo per citarne uno). Quindi, ciò che togliete da Google potrebbe permanere in altri motori di ricerca: sostanzialmente ciò significa che se qualcuno vuole sapere tutto di voi, può fare una ricerca incrociata tra più motori di ricerca e trovare nell’uno fonti che non si trovano nell’altro. Dunque, il diritto all’oblio esiste davvero? Noi abbiamo qualche dubbio.

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Argomenti: Buzz, Diritto all'oblio