Diretta Facebook Live: cos’è, come funziona e come difendere la propria privacy se si viene ripresi

Come difendere la propria privacy se qualcuno dà avvio a una diretta di Facebook Live all’interno della quale ci troviamo anche noi? Dove finisce il cosiddetto ‘diritto di cronaca’ e inizia il ‘diritto alla privacy’? Ecco cos’è e come funziona la funzionalità della diretta di Facebook Live.

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Come difendere la propria privacy se qualcuno dà avvio a una diretta di Facebook Live all’interno della quale ci troviamo anche noi? Dove finisce il cosiddetto ‘diritto di cronaca’ e inizia il ‘diritto alla privacy’?  Ecco cos’è e come funziona la funzionalità della diretta di Facebook Live.

La nostra vita è sempre più social e sempre di più sentiamo l’esigenza di condividere tutto quello che facciamo: la nuova funzionalità delle dirette di Facebook Live ha intercettato questa esigenza epocale (che non sta a noi criticare dal punto di vista sociologico e antropologico) e il colosso di Zuckerberg ne ha fatto un nuovo business. Ma si sa, la civiltà delle immagini è un’arma a doppio taglio: in parole semplici, possiamo ritrovaci all’interno di una diretta di Facebook Live, attivata da un illustre sconosciuto, e il nostro volto e le nostre azioni risultano essere immediatamente visibili sui social e da (a volte anche) migliaia di persone. Come difendere la propria privacy? Dove finisce il ‘diritto di cronaca’ e inizia il ‘diritto alla privacy’?

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Diretta Facebook Live: cos’è e come funziona

Cos’è Facebool Live? Si tratta di una nuova funzionalità del social network più diffuso al mondo, che permette a chiunque di utilizzare il proprio smartphone come una sorta di telecamera e riprendere quanto sta accadendo o quanto sta facendo. Il video è immediatamente fruibile nel profilo dell’utente che sta effettuando la diretta e il filmato resta, comunque, presente e salvato e vi si può accedere anche in differita. Ma come si attiva e come funziona Facebook Live? Niente di più semplice: basta collegarsi alla timeline del proprio profilo Facebook, aprire il menù in alto e premere su Live corredato dall’icona di una piccola telecamera. La funzionalità è talmente semplice che può essere attivata anche all’interno dello spazio dove pubblichiamo i nostri post nel nostro profilo. Ma la domanda è un’altra: come difendere la propria privacy dalle dirette di Facebook Live? Quali strumenti giuridici esistono?

Sulle medesime questioni, foto pubblicate su Facebook senza autorizzazione, cosa si rischia? è un reato penale?

Come difendere la propria privacy dalle dirette di Facebook Live

Come spesso accade per il mondo dei social, la giurisprudenza sembra non andare troppo al passo con i tempi e le innovazioni tecnologiche.

Ecco, allora, un prospetto della normativa e di tutto ciò che si può fare per difendere la propria privacy.

Quando non può essere tutelata la privacy nelle dirette di Facebook Live. La normativa vigente è quella che riguarda il diritto d’autore e la tutela della privacy per quanto concerne la pubblicazioni di foto e immagini. Non si è tenuti a richiedere una liberatoria da parte del soggetto soltanto in alcuni casi:

  • i cosiddetti ‘scopi di giustizia’: quando in parole povere si pubblicano immagini di soggetti detenuti per le indagini
  • i cosiddetti ‘scopi scientifici, culturali e didattici’
  • quando si riprendono personaggi di interesse pubblico
  • quando si partecipa a un evento pubblico (manifestazioni, concerti, etc.)

In tutti questi casi non si può fare nulla contro le dirette di Facebook Live.

Quando può essere tutelata la privacy nelle dirette di Facebook Live. Il diritto alla privacy prevede, però, in tutti gli altri casi che la persona che attiva una diretta all’interno della quale rientrano persone richieda una liberatoria al soggetto sulla possibilità di utilizzare la sua immagine. Qualora ciò non avvenga – e va da sé che non avviene – è possibile richiedere la rimozione del video. La cosa, comunque, non limita il problema: un video può essere scaricato e restare per sempre in giro per il web. È il problema del cosiddetto ‘diritto all’oblio’ che sta già mietendo vittime: la giurisprudenza è indubbiamente in ritardo su una serie di questioni che riguardano le innovazioni informatiche.

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