Buoni fruttiferi postali: investimento buono o cattivo?

I bfp sono tra i prodotti preferiti dagli italiani: ci si chiede però se sono un buon investimento. Le info.

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I bfp sono tra i prodotti preferiti dagli italiani: ci si chiede però se sono un buon investimento. Le info.

I buoni fruttiferi postali, acronimo di bfp, sono uno degli investimenti preferiti dagli italiani perché sicuri. Sono infatti emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti e garantiti direttamente dallo Stato Italiano. Sono definiti postali, poi, perché la distruzione esclusiva di essi è di Poste Italiane. Ci si chiede però se essi sono un investimento buono o cattivo.

Poste Italiane ed i buoni fruttiferi postali

I buoni fruttiferi postali furono istituiti nel 1924 per far sì che confluissero nelle Casse di Risparmio Postali tutti quei capitali che non avevano caratteristiche per le quali potessero essere investiti in libretti di risparmio. Dal 1° marzo 1925 iniziarono quindi ad essere emessi i primi tagli fissi che erano da 100, da 500 e da 1.000 lire. Poco dopo anche quello da 5 milioni. I buoni postali ebbero un tale successo che negli anni successivi vennero istituiti e sostituiti sempre con nuovi tagli. Il successo principale di tale investimento, che prosegue ancora oggi, sta nel sistema di capitalizzazione dell’interesse che varia ed aumenta quando si raggiungono un tot di anni dall’emissione del titolo.

I buoni fruttiferi postali sono un’ottima forma di investimento anche perché non sono soggetti ai rischi di mercato connessi alle azioni e perché non sono parametrati. Chi sottoscrive un buono (nella maggior parte dei casi) saprà dall’inizio e quindi all’atto della sottoscrizione quanto guadagnerà .

Conviene investire in bfp?

Al momento i buoni fruttiferi postali più remunerativi sono quelli 3×4 per chi desidera investire fino a dodici anni. Poste ricorda che gli interessi maturano allo scadere di ogni triennio ma, in caso di necessità, è possibile richiedere il rimborso anticipato avendo così diritto alla restituzione del capitale investito. Si avrà, poi, flessibilità di rimborso dopo tre, sei e nove anni con il riconoscimento anche degli interessi. Investendo nei buoni, poi, non si avranno spese e commissioni per la sottoscrizione, per il rimborso o per la gestione dei buoni che saranno inoltre soggetti ad una tassazione agevolata del 12,50% sugli interessi. Il rendimento annuo lordo effettivo sarà dello 0,35% al termine del terzo anno, dell’1% al termine del sesto anno, dell’1,75% al termine del nono anno e del 2,25% al termine del dodicesimo anno.

Gli interessi dei buoni, compresi questi che sono al momento la soluzione migliore, sono davvero bassi ma visti quelli attuali disponibili sui conti deposito e su alcuni valori di bond sono da tenere comunque in considerazione. Questo perché quello che si investe non si potrà mai perdere per cui al termine del vincolo, si avrà sempre la possibilità di mettere da parte una piccola sommetta in attesa magari che la Cassa Depositi e Prestiti emetta nuovi buoni con interessi maggiori.

Leggete anche: Buoni fruttiferi postali: i vantaggi e gli svantaggi a confronto con i Titoli di Stato.

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