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Rame nuova leva del potere: chi controlla le miniere, controlla la transizione

Il rame come arma per combattere una guerra industriale. I prezzi record svelano le dinamiche geopolitiche di fondo.
5 ore fa
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Guerra industriale e rame
Guerra industriale e rame © Investireoggi.it

Già all’apertura delle negoziazioni sul COMEX il prezzo del rame ieri schizzava per la prima volta nella sua storia ben sopra i 14.000 dollari alla tonnellata e guadagnando il 15% dall’inizio dell’anno. Anch’esso si aggrega alla festa dei metalli di questa fase. Nell’ultimo anno, mette a segno un ottimo +53% e in 5 anni più dell’82%. Dietro ci sono, come sempre, le forze del mercato: la domanda che eccede l’offerta con miniere meno efficienti che in passato e che non tengono il passo con gli ordini. Ma è solo l’ultimo tassello di un puzzle che compone l’immagine di una guerra industriale in corso tra grandi potenze.

Boom del rame
Boom del rame © License Creative Commons

Rame guerra industriale tra aree mondiali

Chi sono i principali produttori di rame nel mondo? Il primo è il Cile con una quota di mercato attorno al 25%, pari a quasi 6 milioni di tonnellate nel 2025. Al secondo posto troviamo la Repubblica Democratica del Congo con 3,2-3,3 milioni di tonnellate. Completa il podio il Perù con circa 3 milioni di tonnellate. A seguire abbiamo la Cina con 1,75 milioni, gli Stati Uniti con 1,1 milioni e l’Australia con 800.000. Attenzione a Pechino, perché primeggia senza rivali con una quota del 40% sulla lavorazione e raffinazione del metallo rosso.

Produttori di rame nel mondo
Produttori di rame nel mondo © Investireoggi.it

Queste prime cinque economie produttrici rappresentano i due terzi del mercato globale. Il boom del rame favorisce, quindi, una ristretta cerchia di Paesi, concentrati in buona parte nell’America Latina. Proprio la regione attenzionata ultimamente da Donald Trump, che agli inizi di gennaio ha fatto catturare Nicolas Maduro in pieno territorio venezuelano per portarlo negli Stati Uniti e farlo processare. Una storia che narra tanto di petrolio – lo ammette esplicitamente lo stesso presidente americano – ma anche di altro. C’è la volontà di Washington di sottrarre il continente dalle mire egemoniche di Cina e Russia.

Cile, nuovo presidente trumpiano

Il Cile è di recente passato nelle mani di José Antonio Kast, il primo presidente dopo la dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990) esponente della destra nazionalista. L’uomo ha vinto le recenti elezioni presidenziali, succedendo al radicale di sinistra Gabriel Boric, ancora in carica fino ad inizio marzo. Non si tratta di una digressione storico-politica. Il Cile è stato negli ultimi decenni tra i principali alleati degli Stati Uniti nella regione. Tra euforia per un ritorno alla presidenza di un politico anti-marxista e boom del rame, il cambio del peso cileno contro il dollaro guadagna il 9% in 3 mesi e si porta ai massimi da agosto 2023.

Mercato globale segmentato, a rischio transizione energetica e IA

Questo è un tipico metallo industriale, il cui andamento sui mercati tende a segnalare la congiuntura internazionale. Le cose si complicano negli ultimi tempi, a seguito del suo impiego crescente per le produzioni legate alla transizione energetica e all’Intelligenza Artificiale. Di fatto, si sta muovendo secondo le stesse direttrici dell’argento.

Chi controlla il rame, controlla oggi non un semplice fattore produttivo, bensì uno dei principali metalli che rendono possibile la transizione dell’economia mondiale verso il futuro.

Trump ha capito che l’America Latina non può essere lasciata alle scorribande russo-cinesi. Non è questione prettamente politica, bensì geostrategica. Senza le sue abbondanti risorse minerarie, l’economia americana diventerebbe sempre più dipendente dal suo “nemico” principale: Pechino. Rischierebbe di restare indietro o di dovere accettare i ricatti del Dragone. La corsa del rame non è solo frutto di un deficit di offerta globale. Dietro c’è la crescente segmentazione del mercato in aree distinte. Se la Cina produce in abbondanza e il Cile mostra carenza, diremmo che l’una riesca a compensare l’altro. Era così fino alla pandemia, mentre oggi le merci non si muovono più con la stessa automaticità tra tensioni commerciali e geopolitiche.

Rame, guerra industriale in atto tra grandi potenze

Le materie prime sono diventate armi di ricatto. Chi le possiede, non le vende facilmente al nemico per convincerlo a deporre le armi. E la Cina è il principale raffinatore di rame nel mondo. Senza la sua capacità di lavorazione, le sole estrazioni, pur abbondanti, non bastano a soddisfare il fabbisogno nel breve periodo. I contraccolpi sono già visibili. Il boom di rame e argento sta trasformandosi in una tassa invisibile sulla transizione energetica, così come sull’IA. I costi delle imprese stanno salendo strutturalmente e ciò si scarica sui consumi, con il rischio di rallentare processi economici per i quali le multinazionali americane, in particolare, stanno investendo centinaia di miliardi di dollari.

Gli investitori cinesi stanno accaparrandosi diversi metalli nella convinzione che gli asset fisici siano preferibili alla liquidità, specie in dollari. Così facendo, segnalano sfiducia nel biglietto verde e infliggono perdite alle società che fanno uso di tali metalli nei rispettivi processi produttivi. Volente o nolente, questa situazione sta alimentando una guerra industriale, di cui il rame è solo la punta dell’iceberg. L’Europa, priva di materie prime e di una strategia geopolitica degna di questo nome, prende schiaffi ad Est e ad Ovest.

E’ la perdente certa di questa fase, chiunque la spunti sui vari dossier aperti.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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