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Oggi: 11 Feb, 2026

Pensioni di vecchiaia nel 2026: regole e requisiti per i nati nel 1959

Ecco come funziona adesso la pensione di vecchiaia e che differenze ci sono tra misti e contributivi o tra vecchi e nuovi iscritti.
4 settimane fa
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pensione anticipata
Foto © Investireoggi

Nessuna novità per le pensioni di vecchiaia nel 2026 e quindi via libera al pensionamento per i nati nel 1959. Anche se l’argomento è stato a lungo dibattuto, l’aumento dell’età pensionabile scatterà, se effettivamente verrà applicato, solo a partire dal 2027. Di conseguenza, così come è avvenuto per chi è uscito nel 2025, anche nel 2026 resta fermo il requisito dei 67 anni di età per la pensione di vecchiaia.

Attenzione però: non tutti i nati nel 1959 potranno andare in pensione, e non solo per eventuali carenze contributive. Le regole da rispettare, rimaste identiche a quelle del 2025, prevedono infatti anche limitazioni specifiche per i cosiddetti nuovi iscritti, che incidono direttamente sul diritto alla prestazione.

Come si distinguono i contribuenti in base alla data di iscrizione

Non tutti i contribuenti sono uguali. E non si tratta di una banalità. Le differenze non riguardano soltanto la durata della carriera contributiva o l’importo dei versamenti, ma vanno ben oltre. La data di iscrizione alla previdenza obbligatoria è un elemento centrale, così come il numero di anni di contributi versati entro determinate scadenze.

Esistono fattori che incidono sul calcolo della pensione ed altri che incidono direttamente sul diritto alla pensione. È per questo che si parla di nuovi iscritti e vecchi iscritti, così come di contributivi puri, misti e retributivi. Quest’ultima categoria è ormai quasi scomparsa, dal momento che sono pochissimi i soggetti che hanno terminato i versamenti prima del 1996.

I contributivi puri, o nuovi iscritti, sono coloro che hanno effettuato il primo versamento dopo il 31 dicembre 1995. I misti, invece, sono coloro che hanno iniziato a versare prima di tale data e hanno proseguito successivamente.

Pensioni di vecchiaia tra contributivi e misti, ecco cosa cambia

La data di iscrizione può diventare determinante per il diritto alla pensione, mentre il numero di anni di contribuzione antecedenti al 1996 è decisivo per il metodo di calcolo. Regole che valgono anche per la pensione di vecchiaia nel 2026.

Chi ha maturato almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 beneficia del calcolo retributivo fino al 31 dicembre 2011, un vantaggio significativo, poiché il sistema retributivo è generalmente più favorevole. Chi invece aveva meno di 18 anni di contributi prima del 1996 vedrà applicato il calcolo retributivo solo fino al 31 dicembre 1995, con il resto della pensione calcolato con il sistema contributivo.

Questa è la differenza fondamentale tra retributivi, misti e contributivi sul piano del calcolo. Ma sul piano del diritto alla pensione di vecchiaia nel 2026, per i nati nel 1959 emerge una distinzione ancora più rilevante.

I soggetti privi di contributi al 31 dicembre 1995, per poter accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni, non devono soltanto completare i 20 anni di contributi, ma devono anche raggiungere un importo minimo della pensione pari almeno all’assegno sociale. Se la pensione risulta inferiore a circa 540 euro mensili, la domanda viene respinta.

In questo caso, il contributivo puro dovrà attendere il compimento dei 71 anni di età per accedere alla pensione di vecchiaia. Che a quell’età può essere riconosciuta anche con soli 5 anni di contributi, indipendentemente dall’importo maturato.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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