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Pensioni prima e via i fermi e i pignoramenti: ecco i trucchi della rottamazione delle cartelle

La rottamazione delle cartelle esattoriali e le rate ordinarie, ecco alcuni vincoli che ostacolano alcuni contribuenti.
17 Marzo 2026
cartelle esattoriali e rottamazione
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La rottamazione delle cartelle è arrivata alla fase più delicata: quella della presentazione delle domande di adesione alla definizione agevolata. La cosiddetta rottamazione quinquies è infatti vicina alla chiusura della fase delle istanze. Successivamente partirà l’istruttoria delle richieste da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che verificherà i requisiti e comunicherà l’importo ridotto da pagare e l’eventuale piano rateale richiesto dal contribuente.

Va ricordato però che non tutte le cartelle possono rientrare nella rottamazione. In molti casi resta sempre possibile ricorrere alla rateizzazione ordinaria dei debiti iscritti a ruolo. Tuttavia, prima di scegliere tra rottamazione e rateizzazione è bene fare alcune valutazioni: in determinate situazioni, pagare alcune cartelle subito può risultare più conveniente.

“Buongiorno, volevo un suggerimento. Ho circa 20.000 euro di cartelle tra IRPEF, bollo auto, Tari e contributi INPS. Ho ricevuto una minaccia di fermo amministrativo delle auto e anche quella di pignoramento dello stipendio. Tra lavoro autonomo e dipendente ho 40 anni di contributi. Come posso sistemare la situazione velocemente? Se pago i 4 anni di contributi INPS mancanti potrei andare in pensione. Se però faccio la rottamazione o pago a rate, posso comunque andare in pensione e bloccare i provvedimenti a mio carico?”

Pensioni prima e via i fermi e i pignoramenti: ecco i possibili vantaggi della rottamazione delle cartelle

La situazione descritta dal lettore è piuttosto complessa. Si tratta di un contribuente con diversi debiti verso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, alcuni dei quali potrebbero rientrare nella rottamazione quinquies, mentre altri no.

 Ad esempio:

  • IRPEF e contributi INPS possono rientrare nella rottamazione
  • Tari e bollo auto, invece, in molti casi non rientrano nella definizione agevolata

Per i debiti che rientrano nella rottamazione, il contribuente dovrebbe:

  1. presentare domanda entro il 30 aprile
  2. attendere l’esito della richiesta
  3. in caso di accoglimento, iniziare il pagamento con la prima rata prevista a luglio 2026

Per le cartelle che non possono essere rottamate resta invece possibile la rateizzazione ordinaria, che però non prevede sconti su sanzioni e interessi, benefici invece previsti nella rottamazione.

Rate, rottamazione e pignoramenti: i casi particolari da valutare

Il pagamento della prima rata della rottamazione o della prima rata del piano ordinario può produrre un effetto importante: la sospensione delle procedure esecutive, come il fermo amministrativo o il pignoramento.

Attenzione però: si tratta di sospensione e non cancellazione.
La revoca definitiva dei provvedimenti scatta solo quando il debito viene estinto completamente.

In alcune situazioni può essere utile adottare una strategia diversa. Ad esempio:

  • inserire nella rottamazione i debiti meno urgenti
  • pagare subito in un’unica soluzione le cartelle da cui derivano fermo amministrativo o pignoramento

In questo modo si eliminerebbero immediatamente i vincoli sui beni o sullo stipendio, mentre il resto del debito potrebbe essere gestito con pagamenti dilazionati.

I contributi INPS e la pensione: perché non conviene rateizzare

Nel caso del lettore c’è poi un ulteriore elemento da considerare: i contributi INPS non versati.

Questi debiti possono rientrare nella rottamazione, ma se i contributi servono subito per maturare il diritto alla pensione, la rateizzazione può diventare un problema.

Finché il debito contributivo non viene pagato interamente, infatti, i contributi non risultano utili ai fini pensionistici.

Per questo motivo, chi ha bisogno di quei contributi per raggiungere rapidamente il requisito pensionistico dovrebbe valutare di saldare subito l’intero importo.

Nel caso descritto, pagando i 4 anni di contributi mancanti, il lavoratore potrebbe raggiungere oltre 42 anni e 10 mesi di contributi, cioè il requisito richiesto per la pensione anticipata.

Una possibile soluzione potrebbe quindi essere:

  • inserire i contributi INPS nella rottamazione per ottenere lo sconto su sanzioni e interessi,
  • ma pagarli subito senza rate, così da renderli immediatamente utili per la pensione.

Le altre cartelle, meno urgenti, potrebbero invece essere gestite con le rate della rottamazione o con la rateizzazione ordinaria. In questo modo sarebbe possibile alleggerire la situazione debitoria senza compromettere l’accesso alla pensione.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.

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