Per pensioni anticipate nel nostro sistema previdenziale si fa riferimento esclusivamente alla misura ordinaria che porta questo nome. Però è altrettanto vero che in senso generalizzato, si usa il termine di pensione anticipata per una qualsiasi delle misure di pensionamento che permettono ai lavoratori di uscire prima dell’età pensionabile per le pensioni di vecchiaia. Oggi però analizziamo cosa bisogna sapere per le pensioni anticipate 2026, cioè per le due versioni di pensione anticipata ordinaria di cui parla anche l’INPS nella scheda dedicata alle misure, sul suo portale istituzionale.
Pensioni anticipate 2026: differenze tra uomini e donne, età, contributi e calcolo
Pensioni anticipate ordinarie si chiamano oggi, mentre in passato si chiamavano pensioni di anzianità.
La data spartiacque è il 2012, cioè l’anno di entrata in vigore della riforma Fornero. A dire il vero però, importante è pure il 1996, data di entrata in vigore della riforma Dini. Perché come vedremo, esiste una pensione particolare per chi ha cominciato a versare contributi dopo l’entrata in vigore della riforma Dini.
Andando con ordine, dato che le pensioni anticipate ordinarie oggi non sono altro che le pensioni di anzianità di prima della legge Fornero, sottolineiamo che si parla di una misura distaccata da qualsiasi limite anagrafico. Quindi, sono pensioni che gli interessati possono prendere a qualsiasi età. Ma devono raggiungere i 42 anni e 10 mesi di contributi versati. Infatti, la soglia di contribuzione utile a poter andare in pensione con questa misura è ciò che la riforma Fornero ha prodotto, aumentando i requisiti e collegandoli a carattere biennale con la stima di vita degli italiani. In buona sostanza, con altri aumenti ancora già previsti per i prossimi anni.
La misura presenta una differenza tra uomini e donne. Per queste ultime infatti resta l’agevolazione di un anno in meno di contributi necessari e quindi con la soglia che si ferma a 41 anni e 10 mesi.
Il requisito contributivo alla luce di alcune sentenze dei giudici
Il requisito contributivo è l’unico necessario quindi. Ma dei 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e dei 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, c’è da considerare che almeno 35 anni devono essere effettivi e neutri da contributi figurativi di malattia o disoccupazione.
Un vincolo questo che recenti pronunce dei tribunali però hanno cancellato. In base a queste sentenze, infatti, i giudici hanno contestato all’INPS l’interpretazione di una norma che dovrebbe valere solo per i contributivi puri e per le pensioni anticipate contributive che vedremo dopo. E non per le pensioni anticipate ordinarie. In parole povere, tutti i contributi versati dovrebbero diventare utili al raggiungimento sia dei limiti di 42,10 e 41,10 anni di versamenti complessivi prima descritti, che dei 35 anni effettivi.
Uscite senza vincoli di età quindi, ma con una finestra di 3 mesi per la decorrenza del trattamento.
Contribuzione figurativa da malattia o da disoccupazione valida quindi ma non per l’altra versione della pensione anticipata ordinaria, ovvero quella contributiva. In questo caso parliamo di una pensione destinata esclusivamente a chi vanta una carriera iniziata dopo il 31 dicembre 1995 e quindi dopo l’entrata in vigore della riforma Dini.
La pensione in questo caso prevede un anticipo di 3 anni partendo da una età anagrafica pari a 64 anni.
I contributi da versare sono pari a 20 anni. Ma bisogna riuscire a centrare una pensione pari ad almeno 3 volte l’assegno sociale. Non ci sono differenze per la pensione anticipata contributiva tra uomini e donne. Ma queste ultime hanno tutta una serie di vantaggi, alternativi tra loro, ma collegati ai figli avuti e al loro numero.
Infatti, una donna che ha avuto un solo figlio per la pensione anticipata contributiva deve fissare l’asticella a 2,8 volte l’assegno sociale. Per le donne con più figli avuti invece l’asticella deve essere spostata a 2,6 volte l’assegno sociale. Per le donne con figli avuti, la pensione anticipata contributiva può arrivare, fermo restando le soglie di importo minimo, con 4 mesi di anticipo per ogni figlio avuto fino a 16 mesi al massimo per chi ha avuto più di 3 figli. Un anticipo sui 64 anni naturalmente.