Confermata l’Ape sociale dal governo Meloni anche nel 2026. L’unica delle tre misure in scadenza a fine 2025 ad essere sopravvissuta alla legge di Bilancio è proprio l’Ape sociale. Una misura che, oltre ad avere una struttura particolare, si caratterizza anche per un meccanismo specifico, fatto di scadenze annuali improrogabili, valide quindi anche per il 2026.
Ape sociale e legge di Bilancio, cosa è successo?
L’Ape sociale, come anticipato, è l’unica delle tre misure in scadenza il 31 dicembre 2025 ad essere stata confermata. Nel 2026 i contribuenti dicono addio a quota 103 e a opzione donna, mentre resta attiva la misura conosciuta con l’acronimo Ape, ovvero Anticipo Pensionistico Sociale.
Anche nel 2026, dunque, l’Ape sociale potrà essere sfruttata dai contribuenti italiani che rientrano nei requisiti previsti.
Ape sociale 2026, ecco come funziona
A titolo di promemoria e in estrema sintesi, ecco come funziona l’Ape sociale anche nel 2026. Si tratta di una misura che consente di lasciare il lavoro a partire dai 63 anni e 5 mesi di età. Per tre delle quattro categorie destinatarie sono sufficienti 30 anni di contributi.
Con questa soglia contributiva possono accedere alla misura i caregiver (che assistono da almeno 6 mesi un familiare disabile grave convivente), gli invalidi civili con almeno il 74%, e i disoccupati che abbiano terminato integralmente la fruizione della NASpI.
Per la quarta categoria, quella degli addetti alle attività gravose, sono invece necessari 36 anni di contributi. Le attività gravose, individuate dalla normativa, devono essere state svolte per 6 degli ultimi 7 anni oppure per 7 degli ultimi 10 anni affinché il requisito sia considerato valido.
Ape sociale 2026, ecco le limitazioni della misura
Oltre alla platea dei beneficiari, già di per sé circoscritta alle quattro categorie descritte, l’Ape sociale presenta ulteriori limitazioni.
Si tratta infatti di un reddito ponte, che accompagna il lavoratore fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia, quindi fino ai 67 anni di età.
La misura non prevede maggiorazioni sociali, integrazioni al minimo, trattamenti di famiglia e non può in ogni caso superare i 1.500 euro mensili. Inoltre, l’Ape sociale non è soggetta a rivalutazione in base all’inflazione.
Un’ulteriore limitazione riguarda l’incompatibilità con il lavoro: anche nel 2026, chi percepisce l’Ape sociale non potrà svolgere attività lavorativa, fatta eccezione per il lavoro autonomo occasionale, purché il reddito annuo non superi i 5.000 euro.
Le finestre da rispettare per presentare domanda
Oltre ai vincoli e alle limitazioni già illustrate, l’Ape sociale è caratterizzata anche da finestre temporali precise per la presentazione delle domande. Al momento non si sono ancora diffusi messaggi o circolari ufficiali da parte dell’INPS, ma è verosimile che nel 2026 il calendario resti invariato rispetto al 2025.
Le finestre dovrebbero quindi essere tre: 31 marzo 2026, 15 luglio 2026 e 30 novembre 2026. Presentare la domanda in ritardo comporta rischi concreti. L’Ape sociale, infatti, è una misura a esaurimento risorse. Il governo stanzia un importo massimo entro il quale le domande sono accolte con certezza.
Una volta esaurite le risorse disponibili, le istanze sono valutate in ordine cronologico, con il rischio per chi presenta domanda tardivamente di restare escluso e di dover rimandare l’uscita dal lavoro.