È senza dubbio uno dei principali strumenti di pensionamento disponibili oggi e riguarda sempre più contribuenti. Infatti, più anni passano sempre più contribuenti si avvicinano alla pensione anticipata contributiva, misura perfettamente in funzione anche in questo 2026. Per i cosiddetti contributivi puri, cioè per quei soggetti che, appunto, hanno iniziato a versare i contributi solo dopo l’entrata in vigore della riforma Dini, la pensione anticipava contributiva può essere una soluzione. La pensione anticipata contributiva, infatti, è una misura che riguarda questi soggetti che con20 anni di contributi possono accedere alla pensione anche a 64 anni di età. Nel 2026 però uscire dal lavoro con questa misura è un po’ più difficile rispetto allo scorso anno.
Innanzitutto, perché per via dell’inflazione è aumentato un parametro che è necessario raggiungere per andare in pensione a questa età. E poi perché il governo ha deciso di eliminare una possibilità che anche se raramente sfruttabile, a molti poteva convenire.
Pensione con 64 anni di età: ecco come dal primo gennaio 2026
Andare in pensione nel 2026 con la pensione anticipata contributiva come dicevamo, è leggermente più complicato di prima. Nulla di eccezionalmente grave, ma effettivamente c’è chi per colpa di queste novità rischia di rimanere senza la pensione che invece avrebbe dovuto percepire. La pensione anticipata contributiva come abbiamo detto in precedenza si centra a partire dai 64 anni di età e con almeno 20 anni di contributi versati. Quindi una possibilità appannaggio nel 2026 dei nati entro l’anno 1962. Chi nel 2026 compie 64 anni di età e matura una carriera contributiva pari a 20 anni, senza considerare figurativi, volontari o contributi da riscatto, può andare in pensione.
Ma a condizione di rispettare il vincolo più importante e particolare di questa misura. Parliamo del vincolo dell’importo minimo della pensione.
Assegno sociale in aumento, e la pensione a 64 anni è più difficile
La misura prevede che per ottenere l’ok alla quiescenza, oltra ai 64 anni di età raggiunti e ai 20 anni almeno di contribuiti versati, la pensione non può essere inferiore all’assegno sociale. Ed è l’aumento dell’assegno sociale nel 2026 che mina in un certo senso, questa possibilità. La perequazione, infatti, ha determinato il passaggio dell’assegno sociale da 538,69 euro al mese a 546,24 euro. Di conseguenza, se la pensione anticipata contributiva a 64 anni nel 2026 non arriva a 1.638,72 (3 volte l’assegno sociale), la pensione non viene assegnata al richiedente.
Stop al cumulo tra pensione e rendita
Anche nel 2026 per la pensione anticipata contributiva a 64 anni restano validi i tagli di importo massimo previsti per le donne lavoratrici. Con due o più figli la pensione può essere anche di 1.420,22 euro al mese (2,6 volte l’assegno sociale). Con un solo figlio invece può essere anche pari a 1.529,47 euro (2,8 volte l’assegno sociale). Ma sulla misura nel 2026 non ci sarà più la possibilità di unire quanto preso dall’INPS con la rendita maturata nei fondi pensione integrativi. Una possibilità che è stata in vigore solo nel 2025 e che nella manovra di Bilancio appena approvata, è stata cancellata.
La soluzione che facilitava l’approdo a soglie di pensione così elevate come quelle prima descritte viene meno adesso.
