Non saranno impattanti e pesanti come le misure di cui si è parlato per giorni e che riguardavano le pensioni anticipate ordinarie, ma ciò che emerge ora sulle pensioni dei precoci non è affatto secondario. Il governo, che ha vissuto non poche difficoltà interne nella definizione del pacchetto pensioni della legge di Bilancio, ha infatti cambiato ancora una volta le carte in tavola.
È stata presa la decisione di mettere mano alla previdenza, intervenendo sulle risorse destinate alle pensioni dei lavoratori precoci. Parliamo di una misura di grande rilievo, che si affianca alla pensione anticipata ordinaria e che, come quest’ultima, non prevede limiti anagrafici.
Pensione anticipata precoci, ecco le novità della manovra
Anche se in maggioranza nessuno lo ammette apertamente, frizioni e contrasti sul pacchetto pensioni ci sono stati e non pochi. Il riferimento è naturalmente al pacchetto previdenziale inserito nella legge di Bilancio. Le novità sulle pensioni hanno generato malumori nella maggioranza di governo e hanno offerto alle opposizioni un facile terreno di scontro politico.
In particolare, una delle tre riscritture del pacchetto previdenziale – sì, perché per arrivare al testo definitivo sono state necessarie tre diverse versioni – aveva introdotto l’aumento delle finestre di attesa per le pensioni anticipate ordinarie.
Anche se l’inasprimento sarebbe scattato solo dal 2032, l’allungamento del periodo tra la maturazione del diritto o la presentazione della domanda e la decorrenza effettiva della pensione ha scatenato polemiche, anche all’interno della stessa maggioranza. A tal punto che l’emendamento da cui prendeva origine questa misura è stato completamente cancellato.
Le pensioni anticipate ordinarie, che riguardano la generalità dei contribuenti, restano quindi accessibili senza limiti di età con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.
Cosa cambia dal punto di vista delle dotazioni
Senza limiti di età è anche la pensione anticipata per i precoci, meglio conosciuta come quota 41. Ed è proprio su questa misura – che, a differenza della pensione anticipata ordinaria, non riguarda tutti i contribuenti ma solo una platea ben delimitata – che il governo ha deciso di intervenire nella terza e definitiva riscrittura del pacchetto pensioni.
È considerato lavoratore precoce chi ha iniziato a lavorare in giovane età. E, soprattutto, chi può vantare almeno 12 mesi di contributi, anche non continuativi, versati prima del compimento dei 19 anni. Questa è la platea di riferimento della quota 41, che bisogna però ricordare non è una misura universale. È infatti riservata esclusivamente a caregiver, invalidi, disoccupati e addetti ai lavori gravosi o usuranti.
La quota 41 per i precoci si raggiunge con 41 anni di contributi, senza ulteriori requisiti anagrafici. Non essendo una misura strutturale, è finanziata di anno in anno attraverso la legge di Bilancio, con stanziamenti specifici.
Questo comporta che le domande presentate in ritardo sono valutate dall’INPS solo dopo un’attenta verifica della disponibilità residua delle risorse. Ed è proprio su questo fronte che arriva la novità meno rassicurante. Nella nuova legge di Bilancio, il cui testo è ora bloccato e pronto per il passaggio finale alla Camera, sono previsti tagli alle dotazioni finanziarie della quota 41:
- 20 milioni di euro in meno dal 2027;
- 60 milioni in meno dal 2028;
- 90 milioni all’anno dal 2029 al 2032.
Una riduzione delle risorse che, nei fatti, rischia di limitare l’accesso alla pensione anticipata per i lavoratori precoci. In particolare per chi svolge attività gravose o usuranti, ma non solo.