Nel sistema fiscale italiano cresce l’attenzione verso il fenomeno della partita IVA apri e chiude, ossia quelle attività aperte con finalità elusive e destinate a cessare dopo pochi mesi. L’Agenzia delle Entrate ha fissato obiettivi precisi nel Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) 2026-2028, prevedendo la chiusura d’ufficio di 9.000 posizioni nel solo 2026. Il numero salirà a 9.500 nel 2027 e raggiungerà quota 10.000 nel 2028.
La strategia rientra in un più ampio rafforzamento delle misure anti-evasione, con l’obiettivo di recuperare gettito e migliorare la qualità dei controlli. Al centro dell’azione ci sono le attività che, in un arco di tempo molto breve, emettono fatture per importi elevati, incassano l’IVA e omettono il relativo versamento.
Questo schema, tipico della partita IVA apri e chiude, produce danni rilevanti alle casse pubbliche e altera la concorrenza.
Il riferimento normativo principale è l’articolo 35, commi 15-bis e 15-bis.1, del DPR 633/1972, che disciplina i poteri di controllo e di cessazione forzata delle posizioni IVA considerate a rischio.
Partita IVA apri e chiudi: criteri di selezione delle posizioni sospette
La chiusura forzata non avviene in modo casuale, ma è il risultato di un’analisi preventiva basata sul rischio fiscale. L’Agenzia delle Entrate utilizza procedure informatizzate e incrocio dei dati, anche in collaborazione con la Guardia di Finanza, per individuare le situazioni anomale riconducibili alla partita IVA apri e chiude.
I criteri di valutazione si sviluppano su tre livelli. Il primo riguarda il profilo soggettivo: vengono esaminati il titolare dell’impresa individuale, il lavoratore autonomo o il rappresentante legale di società ed enti, verificando eventuali criticità fiscali, economiche o la mancanza dei requisiti minimi di professionalità e continuità dell’attività.
Il secondo livello concerne le modalità operative. Rientrano in questa categoria le anomalie contabili, i volumi d’affari incoerenti con la struttura dell’attività e i comportamenti ripetuti che lasciano presupporre condotte evasive sistematiche.
Il terzo aspetto è legato alla storia fiscale. Pregresse violazioni gravi o reiterate delle norme tributarie aumentano il grado di rischio e rafforzano il sospetto di utilizzo distorto della posizione IVA.
Il confronto preventivo e le sanzioni previste dalla normativa
Prima di procedere alla cessazione d’ufficio della partita IVA apri e chiudi, è previsto un passaggio di confronto. L’Amministrazione finanziaria invita il contribuente a presentare i documenti contabili obbligatori e ogni elemento utile a dimostrare l’effettivo esercizio dell’attività economica e l’assenza dei profili di rischio rilevati.
Se il controllo documentale ha esito negativo, oppure in caso di mancata risposta all’invito, scatta la chiusura della posizione IVA. A questa misura si accompagna una sanzione amministrativa pari a 3.000 euro, prevista dalla disciplina vigente.
Un’importante novità è stata introdotta dalla Legge di Bilancio 2024. È stato eliminato un vuoto normativo che consentiva di evitare le conseguenze chiudendo volontariamente la partita IVA prima dell’intervento dell’Ufficio. Oggi, anche se la cessazione avviene nei 12 mesi precedenti al provvedimento, la sanzione e gli effetti restano validi qualora emerga che sussistevano i presupposti per la chiusura forzata, tipici della partita IVA apri e chiude.
Partita IVA apri e chiude e riapertura: serve la fidejussione
La chiusura d’ufficio non preclude in modo definitivo la possibilità di tornare a operare. È ammessa la richiesta di una nuova partita IVA, ma a condizioni più stringenti. La normativa impone il rilascio di una garanzia economica, sotto forma di fideiussione bancaria o polizza fideiussoria.
La garanzia deve avere durata triennale e un importo minimo di 50.000 euro. Se esistono debiti fiscali pregressi superiori a tale soglia, la copertura deve comprendere l’intero ammontare dovuto, includendo imposte, sanzioni e interessi maturati. Questa previsione mira a scoraggiare il ripetersi di comportamenti fraudolenti e a rendere meno conveniente il meccanismo della partita IVA apri e chiude.
Il rafforzamento dei controlli e delle condizioni di accesso rappresenta un cambio di passo significativo nella lotta all’evasione, con l’obiettivo di tutelare l’erario e le attività economiche realmente operative.
Controlli su partita IVA apri e chiudi: considerazioni finali
Il rafforzamento dei controlli sulle partite IVA considerate fittizie segna un’evoluzione importante nell’azione di contrasto all’evasione fiscale. L’approccio delineato dall’Agenzia delle Entrate punta sempre meno su interventi casuali e sempre più su analisi preventive basate sui dati, con l’obiettivo di intercettare comportamenti strutturalmente scorretti.
La combinazione tra chiusura d’ufficio, sanzioni economiche e obbligo di garanzia per una nuova apertura rende il meccanismo della partita IVA apri e chiude meno conveniente e più rischioso. Allo stesso tempo, il sistema mantiene uno spazio di confronto preventivo, che consente di distinguere le situazioni irregolari da quelle effettivamente operative.
Nel complesso, la direzione intrapresa mira a ripulire il panorama delle posizioni IVA, tutelando il gettito e favorendo una concorrenza più corretta tra gli operatori economici.
Riassumendo
- Piano 2026-2028 prevede migliaia di chiusure contro partite IVA fittizie e comportamenti evasivi.
- Nel 2026 previste 9.000 cessazioni d’ufficio, con aumento progressivo fino al 2028.
- Controlli basati su analisi del rischio soggettivo, operativo e storico-fiscale del contribuente.
- Previsto confronto preventivo con richiesta documenti prima della chiusura forzata.
- Sanzione da 3.000 euro anche in caso di chiusura volontaria nei dodici mesi precedenti.
- Nuova apertura possibile solo con fideiussione minima da 50.000 euro per tre anni.