La tassa di 2 euro sui piccoli pacchi, provenienti perlopiù dalla Cina, non è ancora entrata in vigore. Il debutto è stato rinviato al 15 marzo, ma già sta facendo danni. Secondo la Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica (Confetra), i voli cargo per le piccole spedizioni verso l’Italia si sono ridotti del 40% nei primi 15 giorni dell’anno. Una mazzata per il sistema logistico ed economico italiano, che rischia di provocare più costi che benefici.
Piccoli pacchi dalla Cina senza dazi
Partiamo dall’inizio. Nel 2024 sono stati importati 4,7 miliardi di pacchi di piccole dimensioni e scarso valore nell’Unione Europea, il 90% dei quali arrivato dalla Cina.
La Commissione ha valutato di rimuovere la loro esenzione dai dazi, imponendo una tassa minima a partire dai prossimi anni. Un modo per scoraggiare consumi dannosi per l’ambiente (per pochi euro le merci vengono trasportate per migliaia di km) e sostenere il tessuto imprenditoriale europeo, specialmente nel settore tessile.
Tassa di 2 euro italiana
In sede di redazione della legge di Bilancio per il 2026, il governo Meloni ha anticipato Bruxelles con una sua versione contro i piccoli pacchi dalla Cina. Ha imposto una tassa di 2 euro sulle spedizioni fino a 150 euro di valore provenienti da stati extra-UE. Poiché la stangata sarebbe risultata un dazio mascherato, che è materia di esclusiva potestà comunitaria, in una seconda versione aveva immaginato di applicarla anche alle spedizioni nazionali: da e per l’Italia. Le proteste del settore e dell’opinione pubblica hanno portato alla retromarcia.
E’ successo già quello che tutti immaginavano. I venditori hanno trovato facilmente il modo di dribblare la norma. Anziché effettuare le consegne in Italia, scaricano le merci altrove nell’UE.
Così facendo, i piccoli pacchi non possono essere sottoposti a tassazione. L’Italia non può applicare l’imposta alle importazioni dal resto dell’UE, com’è ovvio. Ed ecco che rischiamo la beffa, oltre il danno: i pacchi entrano lo stesso, non riscuotiamo un solo centesimo e, anzi, perdiamo l’IVA che il mittente è tenuto a versare nel luogo in cui avviene lo sdoganamento.
Tecnicamente, la tassa di 2 euro la pagano i consumatori. Tuttavia, essa deve essere anticipata dal venditore. E pesa tantissimo per piccoli pacchi del valore di pochi euro. Ad esempio, incide per il 40% su un acquisto di 5 euro. Ed è così che, evitando di sdoganare in Italia, i venditori stanno mettendo in crisi la logistica italiana a favore di quella di stati possibilmente confinanti. Un boomerang!
Possibile stralcio della norma
Il governo ipotizzava di incassare 122 milioni di euro solo quest’anno. E’ probabile che dovrà rivedere molto al ribasso la stima e che, invece, l’operazione esiterà un bilancio nel complesso con il segno meno. Se vuoi distruggere un business, basta tassarlo. Le dogane italiane sono già in allarme. E’ vero che non sono più oberate dall’arrivo di piccoli pacchi, specie dalla Cina, ma i conti stanno andando in rosso per il settore logistico. Tant’è che Forza Italia ora chiede un ulteriore rinvio dell’entrata in vigore ed esiste la probabilità concreta che la tassa di 2 euro non veda mai la luce.
giuseppe.timpone@investireoggi.it