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Oggi: 01 Feb, 2026

Oro record vicino a 5.100 dollari, ma l’argento corre di più: +120% in pochi mesi

L'oro ha sfondato il muro dei 5.000 dollari, mentre l'argento sfiora i 110 dollari e segna un boom del 120% in appena un paio di mesi.
6 giorni fa
3 minuti di lettura
Oro e argento volano
Oro e argento volano © License Creative Commons

Un oro che non fa che luccicare e che sfonda nella mattinata di oggi il muro dei 5.000 dollari l’oncia, salendo fino a un massimo di oltre 5.091 dollari. Segna un rialzo del 18% dall’inizio di gennaio, imponendosi alle cronache finanziarie. Ma è il suo fratello minore tra i metalli preziosi che sta facendo discutere di più e impressiona con i suoi quasi 110 dollari l’oncia toccati nelle scorse ore. Pensate che l’argento ancora a novembre si aggirava intorno ai 50 dollari, i quali erano già il massimo storico. In appena un paio di mesi, segna un boom del 120%.

Oro e argento, corsa inarrestabile

In conseguenza di questi movimenti drastici, abbiamo che il rapporto tra oro e argento è sceso a 47 contro i 90,50 di un anno fa e al livello più basso dal 2011.

Questo significa che con il prezzo dell’oro al grammo (o oncia) si possono comprare oggi solamente 47 grammi (o once) di argento, la metà di un anno fa. Il metallo grigio è diventato relativamente molto più caro. Del resto, su base annuale la sua quotazione è esplosa del 250% contro circa l’82% dell’oro. Ha corso il triplo, in pratica. Un segnale teoricamente “bearish” per l’argento a questi livelli, anche se le metriche del passato potrebbero non essere in grado di anticipare del tutto i futuri movimenti.

Rapporto tra oro e argento
Rapporto tra oro e argento © License Creative Commons

Fuga dal rischio

Cosa sta succedendo sui mercati? Oro e argento sono classici beni rifugio, cioè asset a cui gli investitori si rivolgono nei momenti di tensione geopolitica, di turbolenze finanziarie, crisi economiche e timori per la stabilità dei prezzi.

E in questi anni esistono tutte queste cause a giustificare il boom dei prezzi. Venendo agli ultimi giorni, la situazione è sotto gli occhi di tutti: alta tensione tra Stati Uniti ed Europa sulla Groenlandia; disordine nei conti pubblici di numerose grandi economie come gli stessi USA, Regno Unito, Francia e Giappone; possibile intervento americano in Iran, dove le proteste sono state represse nel sangue dal regime islamista; scontro politico a Washington tra istituzioni, con la Casa Bianca che si prepara a nominare il successore di Jerome Powell a capo della Federal Reserve; ecc.

C’entrano IA e transizione energetica

Per quanto riguarda l’argento, poi, gran parte della domanda arriva dall’industria. Questo metallo serve tra gli altri come componente per la fabbricazione di prodotti elettronici, batterie per auto elettriche, pannelli fotovoltaici e chip per i data center indispensabili all’Intelligenza Artificiale. Poiché le estrazioni languono e la domanda sale tra transizione energetica e investimenti nell’IA, i prezzi stanno letteralmente esplodendo.

Sfiducia in valute e bond mondiali

Il successo dell’oro è un segnale preoccupante per le valute mondiali, in quanto ne svela la loro inaffidabilità. Se gli investitori stanno correndo a comprare metalli preziosi, lo si deve proprio alla scarsa fiducia che iniziano a riscuotere gli asset finanziari tradizionali, percepiti come “gonfiati” dalle politiche monetarie espansive delle banche centrali. Tra questi ci sono i bond sovrani, cioè i titoli del debito emessi dagli stati. I loro rendimenti a lungo termine stanno restando elevati, malgrado i recenti tagli ai tassi di interesse globali. In teoria, questa sarebbe una condizione di mercato sfavorevole all’oro, che sono concorrenti dei bond e sprovvisti di cedola.

Secondo l’interpretazione classica, se i rendimenti salgono, le quotazioni auree dovrebbero scendere. Sta accadendo il contrario, cioè stiamo assistendo a una fase di palese correlazione negativa tra i prezzi dei due asset. Nulla di incomprensibile: il mercato sta vendendo titoli per comprare lingotti. I prezzi dei primi scendono (e i rendimenti salgono) e dei secondi salgono. E’ fuga dal rischio. Sono stati due gli eventi recenti ad avere innescato la molla dell’ultimo trend rialzista: riarmi europeo e dazi. Prima di allora, un’oncia costava meno di 3.000 dollari o 90-95 dollari al grammo.

Oro a argento cattivo segnale anche per dollaro

Un oro così caro non è una buona notizia per le banche centrali. Le loro riserve auree si rivalutano, ma risultano ugualmente insufficienti a giustificare l’enorme massa monetaria iniettata sui mercati. Al contrario, i prezzi alle stelle del metallo svelano la crisi di fiducia che stanno esitando le loro politiche monetarie eccessivamente accomodanti degli ultimi anni. Sono un cattivo presagio per la stabilità futura dei prezzi, che esse sono tenute a garantire per statuto e che, evidentemente, non è più percepita dagli investitori come un dato di fatto. Lo stesso boom dell’argento alimenta preoccupazioni circa i costi industriali, che si ripercuotono sull’inflazione. E il dollaro non è più considerato un appiglio così granitico, pur non avendo ancora rivali neanche all’orizzonte.

giuseppe.timpone@investireoggi.it 

 

 

 

Giuseppe Timpone

In InvestireOggi.it dal 2011 cura le sezioni Economia e Obbligazioni. Laureato in Economia Politica, parla fluentemente tedesco, inglese e francese, con evidenti vantaggi per l'accesso alle fonti di stampa estera in modo veloce e diretto. Da sempre appassionato di economia, macroeconomia e finanza ha avviato da anni contatti per lo scambio di informazioni con economisti e traders in Italia e all’estero.
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