C’è una riforma fiscale in Olanda, in attesa di approvazione definitiva, che sfida apertamente i mercati con l’introduzione di un principio sui generis: le plusvalenze saranno sottoposte a tassazione anno dopo anno e non nel momento in cui verranno realizzate. Uno scossone, che può provocare un deflusso di capitali da quella che negli ultimi decenni è diventata una meta per le società quotate di tutta Europa grazie alla sua legislazione molto “market friendly”.
Riforma fiscale in Olanda, come funziona
Per capire meglio, dobbiamo conoscere almeno sommariamente il sistema impositivo olandese. I redditi sono classificati secondo tre “box”: Box 1 per i redditi che vanno dal lavoro a quelli derivanti dalle proprietà immobiliari.
Le aliquote partono dall’8,10% fino a 38.883 euro al 49,50% sopra i 78.426 euro nel 2026. Il Box 2 tassa sui redditi prodotti dalla detenzione di quote non inferiori al 5% nelle società: aliquota del 24,5% per i primi 68.843 euro e del 31% sopra tale soglia. Infine, il Box 3: imposta del 36% sui redditi di natura finanziaria.
La riforma fiscale dell’Olanda fa riferimento a quest’ultima parte. Si è resa necessaria per colmare un vuoto normativo che si era venuto a creare a seguito di alcune sentenze della Corte Costituzionale de L’Aia. Essa riteneva illegittima la previsione di un reddito “fittizio” da parte della normativa precedente. La conseguenza è stata la perdita di gettito per 2,3 miliardi di euro stimati all’anno. E cosa si è inventato il governo uscente? La previsione di un’imposizione delle plusvalenze non ancora realizzate. L’aliquota del 36% si applica all’incremento del valore di un asset registrato nel corso dell’anno, indipendentemente dal fatto che venga venduto o meno.
Impatto sul capitale a fine investimento
Per capire quanto la novità sarà dirompente, vi proponiamo un esempio molto semplice. Un capitale di 100.000 euro viene investito in azioni, che per ipotesi salgono al ritmo medio annuale del 5% per 30 anni. Il capitale alla scadenza varrà 432.194 euro. L’incremento di 332.194 sarà tassato al 36% ed esita un capitale netto complessivo di 312.600 euro. Se la tassazione fosse applicata anno dopo anno, il capitale alla scadenza sarebbe di 257.200 euro. Una differenza di 55.400 euro, pari a un rendimento inferiore del 55,4% rispetto al capitale iniziale.
L’uomo comune è portato a pensare che tassare prima o dopo un reddito sia la stessa cosa. Non lo è per la nota capacità del rendimento composto di accrescere il capitale iniziale in modo veloce. Poiché il rendimento insiste sul capitale già rivalutato, se quest’ultimo viene depresso dalla tassazione, esiterà un rendimento complessivo inferiore rispetto allo scenario di un’imposizione tutta all’atto del disinvestimento. Per questo sono in allarme i detentori di azioni, obbligazioni e criptovalute.
Caso minusvalenze e problemi di liquidità
La norma esclude dalla nuova tassazione anticipata solamente le azioni in startup e il mercato immobiliare. In caso di perdite, queste potranno essere portate a compensazione senza limiti di tempo. L’unica condizione è che esse ammontino almeno a 500 euro. Sotto questa cifra, le minusvalenze non sono più compensabili. E se prima non era soggetto a tassazione il capitale fino a 57.684 euro (nel 2025), la nuova norma prevede solo un rendimento esentasse di 1.800 euro all’anno.
Per l’approvazione definitiva manca l’ok del Senato.
Una delle conseguenze possibili di questa riforma fiscale in Olanda è la rivendita di parte degli asset per carenza di liquidità. Poiché l’imposta va versata anno per anno, se il titolare di un investimento non riuscisse a pagarla per mancanza di mezzi, potrebbe trovarsi costretto a vendere parte del portafoglio stesso. E così, il Paese dell’Unione Europea che molti partner hanno temuto in questi anni per avere attratto aziende da tutto il continente grazie alla sua normativa “soft”, adesso rischia di allontanare i capitali. Un’opportunità da cogliere per l’Italia, che è tornata attrattiva per gli investitori stranieri, come segnalano gli ingenti acquisti di titoli di stato e il boom di Piazza Affari.
Riforma fiscale in Olanda opportunità per Piazza Affari
Certo, la riforma fiscale dell’Olanda non basta di per sé per rendere il nostro Paese meta dei capitali in fuga. L’approccio fiscale al settore finanziario resta da noi complesso, confuso e persino punitivo. Basti pensare alla recente legislazione sulle criptovalute, con lo spettro di una maxi-tassazione che aleggia di anno in anno. Milano ha saputo mostrarsi ricettiva dei finanzieri che negli ultimi anni hanno lasciato Londra dopo la Brexit. Ha inciso favorevolmente l’imposta fissa di 100.000 euro all’anno (triplicata a 300.000 euro da quest’anno) per i residenti stranieri. Potrebbe giovarsi anche di questo nuovo corso de L’Aia, a patto di non cadere nella tentazione di ispirarvisi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
