L’Occidente come lo abbiamo conosciuto dal 1945 non esiste già più e quel che rimane si sta sbriciolando vistosamente sotto gli occhi di noi tutti. L’imposizione di dazi su 8 stati del Nord Europa solidali con la Groenlandia ha fatto compiere alla politica estera dell’amministrazione Trump un salto di qualità. Le relazioni transatlantiche sono saltate definitivamente e comunque andrà a finire questa storia. Uno shock epocale che i mercati hanno iniziato a scontare. L’Europa è tornata incredibilmente centrale nella geopolitica mondiale dall’invasione russa dell’Ucraina del 2022, ma come pasto nel menù. E’, infatti, più che mai marginale.
Un paradosso che si spiega con il fatto che a decidere del nostro destino siano praticamente tutti i grandi protagonisti sulla Terra, fuorché noi stessi.
Mercati fiutano shock epocale
Se fino a un anno fa ci eravamo illusi che, tutto sommato, avremmo goduto dell’ombrello americano in difesa della nostra sicurezza, adesso è svanita anche questa convinzione, sostituita dalla consapevolezza che siano inermi contro tutti. Non disponiamo di alcuna forza negoziale o capacità di deterrenza, perché siamo un continente privo di difesa, appaltata per 80 anni agli Stati Uniti. E la nostra economia, per quanto ricca e invidiata altrove, è largamente dipendente dalle esportazioni e dalle materie prime estratte in Asia e Africa.
UE priva di autonomia strategica
Perché l’Unione Europea non reagì nella primavera dello scorso anno ai dazi di Trump? Perché la sua economia dipende perlopiù dalle vendite di merci e servizi negli Stati Uniti. E perché non alza la voce più di tanto sulla Groenlandia? Perché l’esercito americano ci annienterebbe nel giro di poche ore.
Non solo: siamo un’economia avanzata senza alcuna innovazione tecnologia propria. Siamo rimasti all’anno zero dell’Intelligenza Artificiale, mentre tutte le altre grandi economie hanno compiuto passi da gigante. Volendo proporre una similitudine storica, come se gli altri impiegassero da anni la macchina a vapore e noi continuassimo a vivere nel feudalesimo.
I mercati si preparano da tempo allo shock epocale. La corsa dell’oro, che nella mattinata di oggi è arrivato a sfiorare i 4.700 dollari l’oncia, si spiega con la ricerca di un porto sicuro contro le tensioni geopolitiche sempre più potenti. E se prima preoccupavano la Russia e le mosse della Cina, adesso c’è una sensazione di smarrimento dinnanzi alla liquefazione della più solida alleanza politica e militare degli ultimi secoli: la NATO. Cosa può implicare un collasso dell’Occidente? Gli Stati Uniti non ci garantirebbero più l’ombrello per difenderci dalle minacce nemiche, dando il via libera ai tentativi di assalto di Mosca ai suoi confini ad Ovest.
Indietro su tecnologie avanzate
In più, potremmo essere tagliati fuori dall’IA e dalla tecnologia in generale. E guardate che il rischio vero sarebbe in tal senso un accordo tra USA e Cina. Un modo per ridurre il Vecchio Continente a un mero mercato di sbocco delle rispettive merci, finché la sua capacità economica lo consentirebbe. Emerge disperatamente la nostra estrema dipendenza dal resto del pianeta. In parte, dovuta a madre natura che ci ha privati di materie prime cruciali per le produzioni; perlopiù, a causa della nostra incapacità per decenni di sviluppare una seria politica estera ed economica. E non c’entrano i tanto vituperati nazionalismi.
L’UE non conta nulla, perché per molto tempo ha creduto di essere la più furba di tutti non spendendo nulla per la propria sicurezza e non risolvendo i problemi sorti con la globalizzazione, usando la facile scorciatoia delle esportazioni.
Era merkeliana fatale per UE
Bruxelles oggi è inesistente sul piano internazionale. Le responsabilità non sono anonime. C’è un nome che spicca su ogni altro: Angela Merkel. Lodata per la sua longevità politica, fu del tutto priva di lungimiranza. Anzitutto, divise il continente tra buoni e cattivi in base a calcoli elettorali che alla lunga le si sono ritorti contro. Puntò sulla dipendenza energetica dalla Russia e commerciale dalla Cina, nella errata convinzione che la Germania potesse conquistare l’Asia. E’ finita divorata dal Dragone. Non ragionò mai in termini europei, bensì tedeschi. Legittimo, essendo la cancelliera tedesca e non un’autorità continentale. Peccato che i partner l’abbiano seguita nel burrone.
Il mondo merkeliano ci ha consegnato un’Europa debole come mai sul piano geopolitico e persino economico. Il caso Nexperia ha dimostrato nei mesi scorsi che se la Cina vuole, può metterci in ginocchio non inviandoci più le terre rare. Queste debolezze strutturali iniziano ad essere sfruttate dai nostri alleati americani. Possono permettersi di pretendere ad alta voce la Groenlandia, perché il peggio che potrebbero ottenere sarebbe un “no, grazie” pronunciato con timido imbarazzo.
Mercati prezzano shock fiscale
I mercati percepiscono lo shock in corso e cercano riparo contro uno scenario tutt’altro che comprensibile. Un’Europa abbandonata a sé stessa per prima cosa avrà bisogno di riarmarsi. E per farlo dovrà indebitarsi. Tanto, non di qualche punto percentuale. Dovrà anche fare leva sulla domanda interna, puntando su investimenti e consumi. Anche in questo caso, politica fiscale espansiva. Altri debiti in vista.
Ecco perché lo spread collassa. Chi se ne frega più che l’Italia sia iper-indebitata, se tutti gli altri la seguiranno a ruota nei prossimi anni? I rendimenti obbligazionari hanno smesso di scendere e l’euro di salire da un pezzo, mentre le borse europee finora corrono trainate da banche e industria delle armi.
giuseppe.timpone@investireoggi.it