Transition bond di SNAM 2025 e riapertura della tranche 2030, ecco condizioni e opportunità

La società energetica italiana ha collocato sul mercato con successo due tranche legate alla transizione ecologica.

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Transition bond di SNAM a 4 anni e mezzo

Ieri, SNAM ha collocato sul mercato un cosiddetto Transition Bond per 500 milioni di euro, al contempo riaprendone un altro per 250 milioni. Gli ordini hanno superato l’offerta di oltre tre volte complessivamente. I proventi dell’operazione sono destinati a finanziare gli “eligible projects”, così da accrescere il peso della finanza sostenibile dal 40% attuale al 60% del funding societario. Il colosso energetico legato al comparto “oil & gas” si è posto l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2040. Le obbligazioni sono state emesse all’interno del Programma EMTN (Euro Medium Term Note) da 11 miliardi di euro, approvato dal Consiglio di Amministrazione nell’ottobre scorso. Esse saranno quotate alla Borsa di Lussemburgo.

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Il collocamento è stato curato da Banca IMI, Barclays, BBVA, BofA Merrill Lynch, Citi, Goldman Sachs, JP Morgan, Mediobanca, Mizuho, Morgan Stanley e Société Générale in qualità di Joint Bookrunners. Ma passiamo adesso alle caratteristiche dei titoli. La nuova emissione ha riguardato una scadenza di 4 anni e mezzo (15 agosto 2025) e non offre cedola, mentre il prezzo di re-offer è stato di 100,198, pari a 37 punti base sopra il tasso “midswap”. In altri termini, la tranche è stata piazzata tra gli investitori a un rendimento negativo di circa 0,045%.

Quanto all’altra tranche, parliamo della riapertura (bond tap) dell’obbligazione con scadenza 17 giugno 2030, cedola 0,75% e prezzo di re-offer di 103,545, corrispondente a uno spread di 50 punti base sopra il tasso “midswap”. In questo caso, il rendimento lordo alla scadenza è risultato positivo e in area 0,35%.

Investimenti opportuni nei due bond

A ben vedere, entrambe le tranche non appaiono granché allettanti sul piano dei rendimenti.

Anzi, quella più corta esita una perdita certa alla scadenza, dato il rendimento negativo. Ha senso investirvi? La risposta dipende dal tipo di investimento che vogliamo fare. Se siamo il classico “cassettista”, cioè colui o colei che acquista un bond per tenerlo in portafoglio fino alla data del rimborso, è evidente che non ve varrebbe granché la pena. Semmai, la seconda tranche ci offrirebbe un rendimento superiore al BTp di pari durata, a fronte di un rischio teorico sostanzialmente simile o persino leggermente minore, dati i rating: BBB+ per S&P e Fitch, Baa2 per Moody’s.

Il discorso cambia se fossimo a caccia di opportunità di investimenti speculativi. Poiché SNAM risente direttamente dell’andamento del comparto energetico, a sua volta legato alla congiuntura internazionale, con la ripresa in vista, anzi in corso, dell’economia globale, dovremmo attenderci un miglioramento dei prezzi sia delle sue azioni che del suo debito negoziabile sui mercati. Potremmo rivendere quest’ultimo a prezzi maggiori di quelli di acquisto, maturando qualche plusvalenza. Tuttavia, dati i livelli di partenza, non facciamoci troppe illusioni. I margini di crescita per la tranche 2025 appaiono obiettivamente quasi nulli e per la tranche 2030 molto stretti. Difficile immaginare, infatti, che il mercato sia disposto a comprare titoli obbligazionari italiani con rendimenti eccessivamente negativi sul tratto a medio-breve termine o nulli su quelli a lungo. Insomma, sembrano occasioni più per gli istituzionali, a caccia disperata di “yield”.

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