Traghetti in crisi, obbligazioni Moby sotto il prezzo di collocamento

Le obbligazioni Moby 7,75% 2023 (XS1361301457) hanno perso il 6% in sei mesi. I conti del gruppo non convincono gli investitori

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Le obbligazioni Moby 7,75% 2023 (XS1361301457) hanno perso il 6% in sei mesi. I conti del gruppo non convincono gli investitori

È sceso al prezzo di 94,2 centesimi per un rendimento dell’8,9% il bond da 300 milioni di euro di Moby, quotato alla Borsa del Lussemburgo lo scorso febbraio e in caduta libera dallo scorso settembre, cioè da quando il gruppo dei traghetti (cui fa capo anche Tirrenia-Cin) ha tenuto la conference call sui conti semestrali annunciando le previsioni di chiusura dell’anno.

Il bond con cedola 7,75% e scadenza 2023 inizialmente era stato emesso da Onorato Armatori spa (codice ISIN XS1361301457) che è stata holding di Moby sino allo scorso 8 agosto, quando è stata fusa in Moby tramite un’operazione di reverse merger, i cui effetti fiscali e di bilancio sono validi retroattivamente dal 1° gennaio 2016. Le notizie comunicate nel corso della conference call con gli investitori non sono state delle migliori, visto che la previsioni per fine anno indicano un calo del fatturato consolidato di circa 50 milioni rispetto ai 609 milioni del 2015, stimando una discesa dei ricavi del 28-32% nel traffico merci e del 3-5% nel traffico passeggeri. Il tutto a fronte di un margine di ebitda del 21-23%, cioè attorno ai 120 milioni; si tratta margini che potrebbero apparire molto positivi, ma il piano industriale presentato da Moby agli investitori in occasione del collocamento del bond indicava un obiettivo di ebitda di 180-190 milioni a fine 2016 dai 150 milioni del 2015 (o 165 milioni rettificati, pari a un margine del 27%). Ciò significa che a fine anno il rapporto tra posizione finanziaria netta ed ebitda sarà compreso tra 4,4 e 4,5 volte, cioè al limite fissato dai covenant finanziari sul debito.

Ricavi ed Ebitda in discesa per i Moby

A fine giugno il gruppo aveva registrato ricavi per 216,5 milioni (dai 249,5 pro-forma del primo semestre 2015) con un ebitda di 29,3 milioni (da 49,6) e un debito finanziario netto di 478,2 milioni.

Tali conti si spiegano con il fatto che è salito il prezzo del bunker, ossia il carburante per le navi (costato 18,7 milioni nel semestre), ma anche con il duro scontro in atto tra Moby e il Gruppo Grimaldi di Napoli, combattuto con ribassi delle tariffe in particolare nel trasporto di carichi rotabili (camion e semirimorchi). Gli investitori sono sempre più nervosi anche perché Moby nel frattempo non ha dato seguito alle sinergie con Tirrenia-Cin che aveva annunciato in occasione del collocamento del bond e ha invece acquisito una quota della russa St. Peters Line, compagnia che possiede tre navi per mini-crociere nel Baltico, e ha fatto investimenti in nuove rotte, come quella tra Nizza e Bastia. Insomma, il risultato è che il gruppo che fa capo a Vincenzo Onorato ha prodotto meno cash flow e fatto più investimenti del previsto.

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