Obbligazioni perpetue AT1 di Intesa Sanpaolo: cedola 6,375%, ecco i rischi

Banca Intesa Sanpaolo ha emesso in settimana nuove obbligazioni perpetue del tipo Additional Tier 1. Ecco di cosa parliamo.

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Obbligazioni perpetue di Intesa Sanpaolo

Nuova emissione di Intesa Sanpaolo, questa settimana. La banca italiana ha collocato sul mercato obbligazioni perpetue del tipo Additional Tier 1 (AT1) per l’importo di 1 miliardo di euro (ISIN: XS2463450408). La domanda è arrivata a 3 miliardi di euro, cosa che ha consentito all’emittente di tagliare la cedola dal 6,625% inizialmente ipotizzato al 6,375%. Il taglio minimo è stato fissato a 200.000 euro, essendo il bond rivolto agli investitori istituzionali. La data di regolamento è giorno 30 marzo e la quotazione avverrà alla Borsa di Lussemburgo.

Ad essersi occupati dell’emissione sono state BNP Paribas, Bank of America, Citi, Deutsche Bank, IMI, Morgan Stanley e UBS. Le obbligazioni perpetue per definizione non hanno scadenza, per cui potrebbero non essere rimborsate mai. Ecco cosa spiega l’alto tasso d’interesse offerto al mercato. Tuttavia, Intesa Sanpaolo ha altresì fissato anche la prima data di reset per il 30 marzo 2028 e di lì in avanti ogni 5 anni. Significa che nei sei mesi successivi a ciascuna di essa, potrà rimborsare il capitale. In alternativa, dovrà corrispondere agli obbligazionisti per il quinquennio successivo una cedola, che da fissa diverrebbe variabile. Il suo tasso sarebbe uguale al “midswap” a 5 anni più il margine erogato in fase di emissione.

Obbligazioni Intesa Sanpaolo e rischio bail-in

Non è, a dire il vero, l’unico rischio che l’obbligazionista corre comprando queste obbligazioni Intesa Sanpaolo. Nel caso di “bail-in”, questi strumenti partecipano alla copertura delle perdite subito dopo le azioni e prima di ogni altra obbligazione. Inoltre, la sigla AT1 segnala che il destino del titolo dipende dall’andamento del CET1, un indicatore che esprime il grado di patrimonializzazione delle banche. Dovesse scendere sotto il 5,125% (“trigger”), queste obbligazioni Intesa Sanpaolo sarebbero convertite in azioni.

Ciò alleggerirebbe la posizione della banca, dato che un debito diverrebbe capitale. Per contro, l’obbligazionista si ritroverebbe ad essere azionista, cioè esposto a maggiori rischi.

Non è tutto. Le obbligazioni perpetue appena emesse potrebbero non corrispondere alcuna cedola all’obbligazionista a discrezione dell’emittente. Ciò avviene, in particolare, nel caso in cui la banca chiudesse un esercizio in perdita. E le cedole non corrisposte non sono recuperabili nelle successive date di pagamento. Dunque, parliamo di strumenti finanziari molto rischiosi per l’uomo della strada, tant’è che risultano sostanzialmente appannaggio dei soli investitori istituzionali, attrezzati per gestire simili titoli. D’altra parte, l’alta cedola garantisce un flusso di reddito notevole di questi tempi. E il rischio che le obbligazioni Intesa Sanpaolo siano convertite in azioni risulta teoricamente molto basso, considerato che il CET1 di Ca’ de Sass a fine 2021 fosse del 15%.

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