Obbligazioni Pemex, come posizionarsi con il rally del petrolio?

La compagnia petrolifera messicana dovrebbe approfittare del boom delle quotazioni internazionali. Vediamo fino a che punto.

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Obbligazioni Pemex

Il prezzo del petrolio si è assestato nelle ultime sedute sui 75 dollari al barile (Brent). In teoria, un’ottima notizia per le compagnie petrolifere, fortemente colpite dai ribassi della primavera 2020. E le obbligazioni di Pemex (Petroleos Mexicanos) non possono che giovarsi del trend positivo, come segnalano i rialzi di questi mesi.

Pemex è la compagnia petrolifera statale messicana. Risulta la più indebitata al mondo con esposizioni finanziarie per ben 105 miliardi di dollari. E l’obiettivo aziendale consiste nel mantenere stabile questa massa da qui ai prossimi anni. Lo scorso anno, le obbligazioni Pemex hanno perso lo status “investment grade”. I rating sono adesso BBB per S&P, BB- per Fitch e Ba2 per Moody’s. Il problema è che la compagnia produce cronicamente in perdita. Negli ultimi 10 anni (2011/2020), ha maturato perdite per quasi 152 miliardi e in un solo esercizio (2012) ha evitato il rosso, registrando un utile netto di appena 200 milioni.

Non solo. Pemex importa la media di 567.000 barili al giorno di greggio, al fine di aggiungerlo a quello proprio ad alto contenuto di zolfo, così da poterlo esportare. La produzione è calante da 15 anni a questa parte. Lo scorso anno, si è attestata a 1,6 milioni di barili al giorno. Entro quest’anno, dovrebbe sfiorare i 2 milioni. Ma la gran parte della raffinazione avviene in patria, attraverso una società controllata, che storicamente ammassa perdite su perdite.

Obbligazioni Pemex, rendimenti alti

In altre parole, Pemex è una compagnia incapace di sfruttare anche un ciclo rialzista come questo per fare profitti o almeno per coprire i costi. Da qui, il “downgrade” del 2020. In effetti, l’intero ciclo dei costi pre-tasse è stimato in 50 dollari al barile e post-tasse in 80 dollari.

Si capisce bene perché le obbligazioni Pemex offrano rendimenti così elevati. La scadenza 23 gennaio 2026 e cedola 4,5% (ISIN: US71654QBW15) attualmente quota a poco meno di 102, rendendo il 4,25%. Siamo a +344 punti base sopra il Treasury di pari durata.

La scadenza 28 gennaio 2060 e cedola 6,95% (ISIN: USP78625EB56) quota a meno di 84 centesimi, offrendo più dell’8,80%. Numeri, che captano benissimo l’elevato rischio di credito percepito dal mercato e che non sta svanendo affatto con il recente rally petrolifero. Al momento, Pemex può aspirare solo a ridurre le perdite. Del resto, ha chiuso il 2020 con un maxi-rosso da 25,5 miliardi, ma l’anno precedente aveva già segnato -15 miliardi.

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