Obbligazioni Croazia, boom di richieste per i nuovi titoli in euro

Collocato nuovo bond con cedola fissa del 3,875% per otto anni. Calano ancora i rendimenti dei titoli governativi dello stato balcanico appena entrato nell’eurozona

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Collocato nuovo bond con cedola fissa del 3,875% per otto anni. Calano ancora i rendimenti dei titoli governativi dello stato balcanico appena entrato nell’eurozona

Prosegue la caccia ai rendimenti obbligazionari dei paesi non core. Così, alla vigilia delle elezioni europee, la Croazia, che non vanta certo un rating di massima garanzia, ha collocato con successo un bond governativo da 1,25 miliardi di euro raccogliendo ordini quattro volte superiori. E dire che il paese era stato nuovamente declassificato, da BB+ a BB, dall’agenzia di rating standard & Poor’s solo pochi mesi fa. La costante riduzione dei rendimenti a breve e medio termine, spinge così a ricercare un po’ più lontano strumenti di investimento che presentino un interessante rapporto di rischio rendimento. Il lancio del titolo di stato croato segue di pochi giorni quello della Repubblica del Montenegro, letteralmente andato a ruba, a conferma dell’interesse degli investitori verso quei paesi dell’area balcanica interessati e prossimi all’ingresso nell’eurozona.   Obbligazioni Repubblica Croazia 3,875% 2022   [fumettoforumright]Le nuove obbligazioni in euro della repubblica della Croazia (Isin XS1028953989) sono state collocate presso investitori istituzionali da un pool di banche guidate da Banca Imi, Societé Generale, JP Morgan e Deutsche Bank. Più nello specifico si tratta di un bond da 1.250 milioni di euro, che sarà quotato alla borsa del Lussemburgo e negoziabile per tagli minimi di 100.000 euro con multipli aggiuntivi di 1.000. Il titolo, collocato al prezzo di 99,044, va a maturazione il 30 maggio 2022 e corrisponde una cedola annuale fissa pari al 3,875%. Le richieste per il nuovo bond hanno superato i 4 miliardi di euro a dimostrazione del forte interesse da parte degli investitori per il debito pubblico di un paese da poco entrato a far parte dell’eurozona. Subito dopo il collocamento, infatti, il prezzo sul mercato non regolamentato OTC si è alzato a 99,75 per un rendimento che si è attestato al 3,77% allineandosi ai rendimenti offerti dagli altri titoli governativi croati già sul mercato e in particolare con il Croazia 6,375% marzo 2021 (Isin US226775AD66). Lo scopo della nuova emissione – come riporta una nota di JP Morgan – è quella di rimborsare fra sette mesi il bond da 750 milioni di euro Croazia 6,50% 2015 (Isin XS0431967230) il cui rendimento in questo momento si attesta intorno al 1,50%. Il rating dei titoli di stato della Croazia sono classificati in area “non investment grade” dalle agenzie internazionali e in particolare riportano una valutazione BB da Standard & Poor’s, Ba1 da Moody’s e BB+ da Fitch. L’imposizione fiscale per questo genere di titoli, appartenenti a stati white list, è del 12,50%.     Croazia, rallenta l’economia dopo anni di forte crescita   La Croazia è il ventottesimo ed ultimo paese, in termini di tempo, ad essere entrato nell’Unione Europea lo scorso mese di luglio 2013. Dopo aver messo a segno anni di crescita tra il 4,5% ed il 5%, dal 2009 il Pil ha interrotto la sequenza positiva, registrando ampi cali in un sentiero pressoché ininterrotto fino ad oggi: la crescita per l’anno in corso è infatti attesa ancora una volta negativa per circa l’1%. Per quanto riguarda invece i parametri fiscali la Croazia presenta un rapporto debito/pil decisamente inferiore alla media dell’area EU-28, seppur in rapida crescita negli ultimi anni e arrivato lo scorso anno a ridosso del 60%.

Un notevole rialzo, se consideriamo che solo nel 2009 il rapporto era del 36%. Anche il parametro deficit /pil, pur sforando il tetto del 3%, non appare particolarmente preoccupante e si è stabilizzato intorno al -5%. Più problematico rispetto ai numeri fiscali, appare lo stato dell’economia reale nel paese, dove la disoccupazione ha ormai raggiunto il 20%. Inoltre, poiché l’interscambio commerciale del paese avviene per il 60% all’interno della zona UE, l’ampio ridimensionamento delle economie confinanti ( l’Italia é il primo partner commerciale ), ha profondamente inciso sul calo di attività del paese, in cui continuano a calare domanda interna, consumi privati e anche gli investimenti diretti hanno registrato nel 2013 il quarto anno di calo consecutivo.

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