La crisi dell’auto rilancia l’appeal dei bond Volkswagen, rendimenti anche dell’8%

Le obbligazioni Volkswagen sono scese molto di prezzo nelle ultime settimane per via della crisi del comparto auto. Eppure, sono diventate allettanti.

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Le obbligazioni Volkswagen sono scese molto di prezzo nelle ultime settimane per via della crisi del comparto auto. Eppure, sono diventate allettanti.

Uno dei comparti più direttamente e duramente colpiti da questa improvvisa crisi economica globale scatenata dall’emergenza Coronavirus è senz’altro l’auto. Il solo dato cinese per il mese di febbraio è stato impressionante: -92% di vendite su base annua. E adesso che la pandemia ha raggiunto l’Europa, si teme da noi un collasso non dissimile, per quanto temporaneo. Per marzo, ad esempio, la casa automobilistica tedesca Volkswagen stima in un -40% le vendite di veicoli passeggeri nel mondo. L’altro ieri, il responsabile finanziario Frank Witter ha rilasciato un’intervista al Financial Times, nella quale ha chiesto alla BCE di intervenire al più presto per acquistare obbligazioni a breve termine, quelle con scadenza minima da 6 a 9 mesi.

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Nel suo “Pandemic Emergency Purchase Programme” da 750 miliardi, Francoforte ha inserito anche i titoli cambiari, di cui Volkswagen è tra i principali emittenti in Europa, avendone in programma per 2,5 miliardi di euro, che si affiancherebbero ai 15 miliardi di emissioni obbligazionarie già fissate dal programma di finanziamento e dai 5 miliardi di debito a breve termine che verrebbero raccolti separatamente in Belgio. Quasi a ricalcare l’andamento delle vendite, le azioni Volkswagen quest’anno sono scese del 40%. Lo scorso anno, Wolfsburg aveva venduto 6,27 milioni di auto nel mondo, lo 0,5% in più rispetto all’anno precedente.

Anche le sue obbligazioni hanno accusato il colpo, pur essendo parzialmente rimbalzate nelle ultime sedute. Pensate che il titolo con scadenza marzo 2030 e cedola fissa 3,50% (ISIN: XS1206541366) sia passato dai circa 106 di fine febbraio ai 67 di settimana scorsa, risalendo ieri a oltre 89. In ogni caso, ancora offre un rendimento di circa il 5,20%.

E la scadenza del marzo 2033 e cedola 3,30% (ISIN: XS0908570459) è precipitata dai 122,5 centesimi di un mese fa a un punto minimo di 95, mentre ieri quotava a meno di 98. Il suo rendimento resta interessante, in area 3,55%.

Bond appetibili con la crisi

Venendo alle scadenze più brevi, abbiamo il bond marzo 2022 e cedola 2,50% (ISIN: XS1206540806), che ai poco più dei 90 centesimi a cui prezzava ieri rendeva il 7,8%. Il titolo ottobre 2026 e cedola 2,25% (ISIN: XS1893631769) rendeva, invece, un ben più magro 2,52%. Dai prezzi si evincerebbe che il mercato nutra timori sul medio-breve periodo e non sarà stato un caso che Witter abbia chiesto l’intervento della BCE in questo segmento del debito, sebbene abbia chiarito di non ritenere necessari aiuti di stato per affrontare questa crisi.

Volkswagen è un colosso mondiale dell’auto, che nel 2018 è arrivato a fatturare circa 250 miliardi di euro. Formalmente, il suo debito viene collocato sul mercato dalla finanziaria aziendale, la Volkswagen International Finance, che gode di rating medio-alti: “A3” per Moody’s e “BBB+” per S&P. E’ vero che da qui ai prossimi mesi bisognerà allacciare le cinture nel comparto auto, perché la crisi colpirà certamente gli acquisti di beni durevoli, ma i rischi per gli obbligazionisti appaiono bassi, anche considerando che il Land della Sassonia detiene l’11,8% del capitale della casa, che risulta così una partecipata pubblica. Ed è poco credibile che Berlino lasci collassare l’azienda nel caso di criticità estreme. Lo stesso pacchetto di misure pari al 20% del pil tedesco (750 miliardi) del governo federale prevede aiuti illimitati alle imprese che saranno colpite dall’emergenza Coronavirus.

Per quanto detto, rendimenti fin quasi l’8% appaiono fin troppo allettanti per essere ignorati. La solidità dell’emittente nel mercato mondiale fa ritenere che, superata la crisi, le sue vendite pian piano si normalizzeranno, sebbene sia probabile che ci voglia qualche anno prima che ciò accada. Nel frattempo, i prezzi avranno tempo e modo di risalire e l’obbligazionista potrà incassare le cedole, niente affatto da buttare di questi tempi.

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