Investire in Africa: record di bond emessi nel 2013

Un rapporto di Moody’s evidenzia un marcato ritorno d’interesse verso gli stati del continente africano. Solo quest’anno sono stati emessi ben 8 miliardi di dollari di nuovi titoli di stato. Cosa c’è di nuovo?

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Un rapporto di Moody’s evidenzia un marcato ritorno d’interesse verso gli stati del continente africano. Solo quest’anno sono stati emessi ben 8 miliardi di dollari di nuovi titoli di stato. Cosa c’è di nuovo?

Nonostante la crisi economica globale, l’Africa è sempre più nel mirino degli investitori internazionali. Il continente africano è infatti il principale fornitore di materie prime al mondo grazie alla cospicua quantità di minerali e metalli custoditi nel suo sottosuolo. Ed è anche singolare osservare che, nonostante le ingenti risorse di cui dispone, la percentuale di produzione del continente corrisponde appena al 2% del commercio mondiale. Il tema delle materie prime dell’Africa è fondamentale per le imprese europee, per questo negli ultimi anni il Vecchio continente ha dimostrato un rinnovato dinamismo nella corsa all’accaparramento di queste risorse. Non è dunque una casualità, se nell’ultimo decennio, l’economia africana sia cresciuta a ritmo sostenuto favorendo uno sviluppo legato in modo eccessivo a questo settore. Una crescita che è stata caratterizzata soprattutto dal rialzo dei prezzi delle materie prime e dagli investimenti stranieri, ma non da un miglioramento delle condizioni economiche e sociali delle popolazioni locali.

 

Moody’s: è record per le emissioni obbligazionarie africane

 

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Dal punto di vista strettamente finanziario, i capitali stanno affluendo in maniera cospicua nei paesi africani, soprattutto nell’area sudafricana e del Magreb. Tant’è che l’emissione di bond da parte di paesi africani ha raggiunto la cifra record di 8 miliardi di dollari quest’anno. E’ quanto emerge da un rapporto diffuso da Moody’s. “E’ il più alto livello di sempre – si legge nel rapporto – provocato dal ritorno sul mercato di paesi come l’Egitto, il Ghana, la Nigeria e il Sudafrica e dall’arrivo del Ruanda, paese che per la prima volta ha lanciato bond sul mercato”. L’agenzia di rating sottolinea che entro la fine dell’anno anche il Senegal sbarcherà sui mercati internazionali.

Secondo quanto spiega Moody’s le entrate generate dai bond emessi dai paesi africani in passato sono state utilizzate per investimenti strutturali. “Nel 2007 il Ghana ha utilizzato le obbligazioni per finanziare progetti nei settori dell’energia e dei trasporti – prosegue il rapporto – gli introiti del Senegal invece, pari a 500 milioni di dollari consentiranno di costruire un’importante autostrada oltre che di rinnovare le infrastrutture energetiche del paese”. In Zambia il denaro è stato utilizzato per la sanità e l’istruzione, mentre la Namibia, paese già sviluppato a livello infrastrutturale, ha utilizzato i bond per migliorare l’occupazione e sostenere la crescita economica .

 

I rendimenti dei bond africani non sono esagerati. Il caso della Nigeria

 

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L’Africa torna quindi a destare interesse fra gli investitori. Alcuni paesi del continente africano, poco conosciuti, vantano credenziali migliori rispetto ad alcuni paesi europei e americani e offrono, a parità di rischio, rendimenti superiori. Così è stato per l’emissione dei titoli governativi dello Zambia, l’Egitto o il Marocco, fra i più recenti, che hanno riscontrato i favore degli investitori internazionali, costantemente alla ricerca di occasioni e nicchie profittevoli sul mercato in un contesto di tassi d’interesse a zero. L’ultima corposa emissione, in ordine cronologica, è stata quella della Nigeria. Lo scorso mese di Luglio Abuja ha raccolto 1 miliardo di dollari con un’obbligazione divisa in due tranches da 500 milioni: una con scadenza cinque anni (Nigeria 5,125% 2018 e Nigeria 6,375% 2023). Nonostante il maggiore produttore di petrolio africano abbia dovuto riconoscere interessi elevati, i bond offrono in questo momento rendimenti a premio rispetto al rating attribuito alla Nigeria dalle agenzie (BB- per Standard & Poor’s). La discesa dei rendimenti è stata senza dubbio favorita dall’atteggiamento della Federal Reserve americana e i suoi stimoli economici, ma anche dall’interesse degli investitori internazionali verso nuove frontiere. L’offerta della Nigeria quindi però come gli investitori siano ancora disposti a far fronte a assets finanziari rischiosi, nonostante vi sia una domanda ben precisa per rendimenti maggiori.

La Nigeria – secondo un recente rapporto Ocse – emerge come il futuro gigante economico del continente, affetto però ancora da gravi problemi di stabilità politica e povertà interna. La crescita dell’economia nigeriana è stimata al 6.6 per cento nel 2013, più del doppio rispetto a quella del Sud Africa. Il Pil è aumentato in media del 7 per cento negli ultimi dieci anni con la produzione di petrolio che rimane il settore economico più forte.

 

Altri stati africani sono pronti a emettere bond in dollari 

Molti stati con i requisiti di bilancio in regola e i fondamentali più solidi sono pronti a battere cassa chiedendo soldi al mercato. Paesi come l’Angola, il Kenya, la Costa d’Avorio, la Tanzania, l’Uganda e il Mozambico – secondo gli analisti di Moody’s – sono tra gli stati che potrebbero emettere obbligazioni di bond internazionali appetibili nei prossimi anni, sopratutto per la costruzione di infrastrutture e progetti alle quali partecipano compagnie straniere. [fumettoforumright]Il Ghana, in passato, ha anche emesso titoli in valuta locale (Cedi), ampiamente sottoscritti dagli investitori che credono nella crescita dirompente del paese per i prossimi anni. Tuttavia, per questi paesi, la valuta di riferimento resta il dollaro (Usd) per il quale c’è più liquidità in circolazione e, fatta eccezione per qualche emissione corporate sudafricana in euro, il debito africano è tutto in valuta a stelle e strisce. Già la scarsità di debito sovrano dei paesi africani ha visto una sottoscrizione in eccesso delle emissioni governative e questo significa che gli investitori non mirano solo al rendimento ma anche alla diversificazione dei propri investimenti in un’era in cui la globalizzazione ha sicuramente dato una mano verso l’accesso di mercati un tempo proibitivi.

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