Investire 1.000 euro nel BTp 2051, ecco cosa accade al capitale fino alla scadenza

Vediamo cosa succede al capitale alla scadenza nel caso lo investissimo nel BTp 2051, il bond a 30 anni del Tesoro italiano

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Investire nel BTp 2051

Cosa succede se investissimo oggi 1.000 euro nel BTp 2051, il bond a 30 anni del Tesoro italiano con cedola 1,70% (ISIN: IT0005425233)? Cerchiamo di capirlo attraverso un esempio pratico. Per prima cosa, la quotazione di ieri del titolo era di 97,43 centesimi. Una buona notizia per noi obbligazionisti, perché significa che effettivamente spenderemmo qualcosa di meno dei 1.000 euro nominali. Il costo sarebbe, infatti di 974,30 euro. Sono ormai pochi i BTp a esibire prezzi sotto la pari. Molti, al contrario, mostrano quotazioni stellari.

Annualmente, incasseremmo grazie alla cedola 17 euro lordi, cioè 14,88 euro netti. Questo fino alla scadenza dell’1 settembre 2051, cioè per i prossimi quasi 30 anni. In totale, avremo incassato circa 445 euro. A quel punto, però, lo stato ci rimborserà 1.000 euro di capitale, non solamente i 974,30 euro spesi. Dunque, realizzeremmo una plusvalenza di 25,70 euro, pari a 22,49 euro al netto della tassazione. In totale, il BTp 2051 ci avrà reso più di 467 euro, pari al 48% del capitale investito.

BTp 2051, rendimento reale negativo

Pur escludendo le commissioni bancarie per l’acquisto del bond, dovremmo mettere in conto l’imposta di bollo dello 0,20% gravante sul conto titoli e che insiste su una base imponibile pari al valore di mercato dell’asset al termine di ciascun trimestre/semestre o anno. Ipotizzando che esso si aggiri mediamente sempre intorno ai prezzi di acquisto, dovremmo mettere in conto altri circa 60 euro in tutto. E così, il rendimento netto si “sgonfierebbe” al 42%.

Di fatto, il BTp 2051 ci renderebbe qualcosa come l’1,4% all’anno. Troppo poco, se consideriamo che l’inflazione italiana a settembre fosse già salita al 2,6%. Certo, non sappiamo quale sarà il suo livello nel medio-lungo termine. Lo stesso governo si attende che mediamente quest’anno si attesterà all’1,5% per salire solamente all’1,6% nel 2022.

Ma se la BCE riuscisse a centrare stabilmente il target simmetrico del 2%, da qui ai prossimi 30 anni accumuleremmo un tasso d’inflazione di oltre l’80%. E il nostro titolo ci avrà reso intorno al -40%. Tutto questo per dirvi che i ribassi dei prezzi di questi mesi non dovrebbero trarvi in inganno. Restano elevati, serve che scendano ben più giù per tornare appetibili.

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