Fiat è sempre più Junk: immatricolazioni auto a picco

Altro crollo delle immatricolazioni del gruppo Fiat ad Aprile in scia alla crisi, ma non solo. Il gruppo regge solo grazie al contributo di Crhysler e S&P declassa ancora il debito portandolo a BB-

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Altro crollo delle immatricolazioni del gruppo Fiat ad Aprile in scia alla crisi, ma non solo. Il gruppo regge solo grazie al contributo di Crhysler e S&P declassa ancora il debito portandolo a BB-

 

Vendite di auto ancora in picchiata per il Lingotto. Ad aprile le immatricolazioni di auto Fiat in Italia sono scese dell’11,78% a 40.746 unità, contro le 46.186 di un anno fa, in linea con il generale crollo del mercato dell’auto che ha fatto registrare un pesante meno 18% rispetto a dodici mesi prima (129.663 nuove immatricolazioni contro le 158.113 di aprile 2011). Un dato non sorprendente, ma drammatico se si pensa che a marzo le vendite del gruppo torinese avevano già subito una flessione del 35,6%. E tutto questo mentre le immatricolazioni dell’ormai indiscusso leader europeo Volkswagen vanno in controtendenza rispetto al mercato rendendo sempre più evidente che l’industria automobilistica italiana è in difficoltà e non ce la fa a tenere il passo con la concorrenza senza gli aiuti statali, come avvenuto per anni. Per rimanere in vita ha bisogno della flebo di Chrysler le cui vendite negli Stati Uniti procedono a gonfie vele in virtù di un rialzo pari al 20% il mese scorso.

  

Rating Fiat: per Standard & Poor’s potrebbe scendere ancora

 

A certificare lo stato di salute del gruppo Fiat è stata ancora una volta l’agenzia di rating Standard & Poor’s che la scorsa settimana ha abbassato il merito creditizio sul debito del Lingotto a BB- con out look stabile. L’agenzia in una nota spiega di aver rivisto la propria valutazione sui rischi finanziari di Fiat da significativa ad aggressiva a causa del crescente indebitamento del gruppo e alle attese di un importante free cash flow negativo. L’outlook è stabile a fronte dell’effetto di compensazione legato alla generazione di cash in Brasile, ad un’adeguata liquidità per previsti utilizzi di cash e al rimbalzo di Chrysler.

Tutto però si gioca sul filo di lana dato che la crisi economica potrebbe investire anche aree di sviluppo del Sudamerica (già si avvertono timidi rallentamenti di crscita) con implicazioni negative per il rating di Fiat. L’agenzia avverte infatti che, malgrado l’outlook stabile, potrebbe decidere di cambiare visione su Fiat in caso di un peggioramento maggiore delle attese nella performance europea del gruppo o di un significativo indebolimento delle operazioni in Brasile, che porterebbe a un peggioramento della liquidità o a parametri del credito non in linea con un rating ‘BB-‘.

 

Fusione Fiat Chrysler all’orizzonte, Lingotto via dall’Italia nel 2014

 

Nonostante il flusso di dati negativi provenienti dall’Europa in questi giorni e il peggioramento del titolo azionario in borsa, le obbligazioni sembrano tenere bene i prezzi. Il titolo Fiat Finance & Trade 7.375% 2018 da 600 milioni di euro (vedi grafico sopra) viene scambiato a 96/97 e rende l’8,20% a scadenza, mentre il bond emesso un mese fa da 850 milioni, Fiat Finance & Trade 7% 2017 offre un rendimento del 7,45% a scadenza. A sostenere le quotazioni dei titoli del debito – sostengono gli analisti – sono soprattutto le aspettative di Fiat legate all’integrazione con Chrysler, prevista entro due anni. A livello industriale Fiat non ha più i numeri per stare in piedi da sola in Europa, ma grazie alla partecipazione in Crhysler pari al 58,5% può sicuramente puntare a obiettivi più ambiziosi a livello internazionale. Le prossime tappe – spiega E. Fisher di RBS – saranno l’acquisto del 40% della quota Crhysler in mano al fondo sindacale Veba da parte americana, la fusione per incorporazione e la quotazione in borsa (la conversione della azioni Fiat risparmio e privilegio in ordinarie sono funzionali all’operazione), come anche aveva lasciato intuire Sergio Marchionne a un’intervista a “La Repubblica” lo scorso mese di gennaio. Ormai il quadro è talmente chiaro che la via di salvezza del Lingotto passa per Detroit e che presto o tardi non si produrranno più molte auto in Italia.

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