Fallimento Deiulemar, sequestrati beni per 1,25 miliardi

Passo avanti nella vicenda del crac della compagnia di navigazione di Torre del Greco. I 13mila obbligazionisti truffati potranno in parte essere risarciti, ma i tempi sono ancora lunghi

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Passo avanti nella vicenda del crac della compagnia di navigazione di Torre del Greco. I 13mila obbligazionisti truffati potranno in parte  essere risarciti, ma i tempi sono ancora lunghi

Mentre l’attenzione dei media governativi e dei magistrati è tutta rivolta alla banca rossa del Monte dei Paschi di Siena,  un importante passo avanti è stato fatto nella vicenda del fallimento della Deiulemar.

 

Ultime notizie Deiulemar: la decisione del Tribunale di Torre Annunziata

Il Tribunale di Torre Annunziata (Napoli) – come riporta l’Ansa – ha disposto il sequestro conservativo dei beni mobili e immobili degli armatori coinvolti nel fallimento della compagnia di navigazione Deiulemar del 2 Maggio 2012 fino al raggiungimento di 1 miliardo e 250 milioni di euro. Il provvedimento di sequestro riguarda l’ex amministratore unico, Michele Iuliano, e agli armatori finiti sotto processo per il crac della compagni: Maria Luigia Lembo, Giovanna Iuliano, Giuseppe Lembo, Leonardo Lembo, Lucia Boccia, Angelo Della Gatta, Pasquale Della Gatta e Micaela Della Gatta. La sezione Fallimentare del Tribunale di Torre Annunziata – ha reso noto il presidente del comitato dei creditori, Giuseppe Colapietro – ha quindi fissato per il 21 febbraio prossimo l’udienza per «riconoscere e dichiarare il fallimento della società di fatto costituita tra i soggetti, interessati dal provvedimento di sequestro preventivo emesso oggi.

 

Obbligazionisti Deiulemar: in 13mila  sperano di recuperare buona parte dei soldi prestati

 

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Il crac Deiulemar della società aveva coinvolto circa 13mila risparmiatori che avevano investito nella compagnia armatrice più di 720 milioni di euro sottoscrivendo obbligazioni Deiulemar irregolari perché avvenute al di fuori dei canali bancari e non autorizzati dalla Banca d’Italia. Una pratica abbastanza nota a Torre del Greco e che stava in piedi abbastanza bene fino a quando la crisi economica e dei noli non ha travolto la Deiulemar. In sostanza – come spiega Il Fatto Quotidiano – contemporaneamente ai certificati obbligazionari regolarmente emessi, l’impresa e i suoi amministratori avevano iniziato a rilasciare titoli simili ad obbligazioni al portatore, intestati alla società e da essa regolarmente onorati fino a poche settimane prime che scoppiasse il caso.

Tuttavia, la suddetta emissione avveniva senza tener conto delle norme sulle emissioni e, sulla base di quanto emerso nel corso delle indagini, al di fuori dai bilanci della società stessa, visto che i certificati “irregolari” risultavano essere identici a quelli “regolari” sia come a scadenza (fine 2018) e che come intestazione e modalità di pagamento, al netto, (essendo a carico dell’emittente la trattenuta fiscale). Titoli di credito che comunque sono stati riconosciuti dal Giudice fallimentare e che ora potranno essere ammessi alla procedura di liquidazione affinché gli obbligazionisti possano vedersi riconoscere, se non tutto l’investimento iniziale, almeno una buona parte.

 

Tempi ancora lunghi per soddisfare i creditori e liquidare i beni della ex Deiulemar

 

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Assicurato alla giustizia il patrimonio della ex Deiulemar per 1,25 miliardi, ora bisogna attendere che il Tribunale si pronunci sul riconoscimento del fallimento della Compagnia di navigazione campana e che poi si apra la procedura di liquidazione. A occhio e croce – spiega un avvocato che difende alcuni obbligazionisti rimasti coinvolti nel crac – ci vorranno ancora parecchi mesi poiché il sequestro conservativo dei beni è solo il primo passo previsto dalla legge fallimentare. A seguire ci saranno tutta una serie di operazioni che il commissario liquidatore dovrà adottare e che partono dal riconoscimento dello stato passivo, all’ammissione dei creditori, alla formulazione del piano di riparto e alla vendita dei beni. I tempi non sono quindi brevi e soprattutto, la procedura fallimentare dovrà tenere conto dei vari gradi di privilegio fra i creditori (Stato, banche, dipendenti, ecc.) per cui non è detto che gli obbligazionisti riceveranno alla fine il 100% di quanto investito. Risparmiatori che, in ogni caso, potranno valersi anche sugli organi preposti al controllo e alla vigilanza, quali Consob e Bankitalia, oltre alla società di revisione KPMG che, nonostante fosse a conoscenza delle rilevanti e irregolari operazioni fuori bilancio attraverso l’emissione di obbligazioni, non ha proceduto nel denunciare l’anomalia.

KPMG è già stata chiamata in causa e, qualora venisse riconosciuta la sua responsabilità, gli interessati potranno costituirsi parte civile pretendendo un congruo risarcimento anche da lì.

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