Due BTp a 10 anni, ma la cedola netta effettiva diverge

Scegliere il bond più congeniale alle proprie esigenze è importante, come dimostra il caso dei due BTp a 10 anni

di , pubblicato il
Nuove emissioni BTp

Le obbligazioni sono tornate appetibili dopo diversi anni in cui non lo sono state affatto. Addirittura, persino i Buoni ordinari del Tesoro a 6 e 12 mesi attirano l’attenzione dei risparmiatori in questi mesi, grazie ai rendimenti offerti non più a zero o negativi. Quando decidiamo di investire, dopo esserci chiesti quale sia il grado di rischio che vogliamo correre, è importante anche considerare l’orizzonte temporale e il titolo specifico da inserire in portafoglio. Come ci dimostra il caso dei due BTp a 10 anni oggi in circolazione, un bond non vale l’altro, neppure a parità di scadenza.

L’attuale “benchmark” decennale per il mercato sovrano italiano è il BTp 1 dicembre 2032 e cedola 2,50% (ISIN: IT0005494239). Oggi, si acquista a una quotazione di poco superiore ai 90 centesimi. Questo significa che offre un rendimento alla scadenza del 3,77%. E poi c’è il nuovo “benchmark”: il BTp 1 maggio 2033 e cedola 4,40% (ISIN: IT0005518128). Ad una quotazione di quasi 104,70, il suo rendimento è del 3,94%.

Di fatto, siamo dinnanzi a due BTp a 10 anni con rendimenti quasi uguali. Del resto, divergono di appena cinque mesi l’uno dall’altro. Tuttavia, non sarà ininfluente acquistare l’uno o l’altro per il nostro investimento. Infatti, il primo offre una cedola bassa e si acquista a un prezzo anch’esso basso. Il secondo offre cedola elevata e chiaramente il prezzo stesso è alto. Ne consegue che nel primo caso parte del rendimento è dato dalla plusvalenza che realizzerò alla scadenza. Nel secondo caso, viceversa, accuserò alla scadenza una perdita per il fatto che il bond mi sarà rimborsato a 100, mentre lo avevo pagato a quasi 105.

BTp a 10 anni, calcolo cedola netta effettiva

Per capire la relativa convenienza, dobbiamo calcolare la cosiddetta cedola netta effettiva.

Essa non è altro che la cedola al netto della tassazione e rapportata al prezzo di acquisto. Ci fornisce la percentuale di reddito che incasseremo anno dopo anno fino alla data del rimborso. Nel caso del BTp a 10 anni in scadenza nel dicembre 2032, essa è:

  • 2,50% x 0,875* / 0,9017 = 2,43%

*tassazione del 12,50% sui proventi dei titoli di stato. Dunque, la cedola netta sarà uguale all’87,5% (0,875) del suo valore nominale lordo.

Quanto al BTp 2033, sarà data da:

  • 4,40% x 0,875 / 1,0468 = 3,68%.

Acquistando il BTp dicembre 2032, ogni anno incasseremmo cedole pari al 2,43% del capitale impiegato. Con il BTp maggio 2033, le cedole saranno pari al 3,68%. Se prevediamo nel medio-lungo termine un’inflazione media annua del 2%, in linea con il target BCE, il primo BTp a 10 anni ci offrirebbe un flusso di redditi insufficiente fino alla scadenza. Il secondo, invece, risulterebbe soddisfacente. Questo discorso prescinde dalla nostra volontà di rivendere il bond anticipatamente per guadagnare qualche plusvalenza.

Con bassi tassi d’inflazione, il discorso cedolare diventa un po’ meno prioritario per una famiglia. Non è così quando l’inflazione galoppa. A quel punto, meglio sarebbe che il capitale anticipasse il prima possibile il suo rendimento, anziché offrirne uno spostato perlopiù alla scadenza. Ciò spiega il relativo appeal del nuovo BTp a 10 anni.

[email protected] 

Argomenti: ,