Un BTp con cedola netta effettiva doppia rispetto all’inflazione

I titoli di stato con scadenza nel 2044 offrono un tasso d'interesse allettante, sebbene si acquistino a prezzi molto alti. Vediamoli.

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BTp 2044

Con l’inflazione in rialzo presso tutte le economie avanzate, il mercato da mesi è alla ricerca di soluzioni per proteggere i capitali dall’erosione del potere di acquisto. In Italia, abbiamo assistito a un tracollo delle quotazioni dalla metà di febbraio alla metà di maggio e a una loro successiva ripresa parziale. Qui, vi introduciamo il BTp 2044 (ISIN: IT0004923998). Presenta una durata residua di oltre 23 anni, data la scadenza in data 1 settembre. E offre una cedola lorda assai interessante: 4,75%.

Questo bond fu emesso nel 2013, quindi esordì sul mercato obbligazionario come un trentennale. Era normale allora fissare tassi d’interesse così elevati per una simile scadenza. Ebbene, oggi il BTp 2044, che nel frattempo è sceso (come dicevamo) a una durata residua di 23 anni, offre un rendimento lordo dell’1,42%. Pensate che agli inizi del 2013, questo fosse il rendimento esitato dai BoT a 12 mesi. Eravamo reduci dalla crisi dello spread e, soprattutto, non c’era ancora la BCE ad adottare una politica monetaria ultra-espansiva, cosa che avrebbe fatto a partire dall’anno successivo sotto il governatore Mario Draghi.

Perché vi proponiamo il BTp 2044? Questo bond si acquista oggi sul Mercato obbligazionario Telematico di Borsa Italiana a una quotazione di oltre 158. La cedola effettiva, cioè rapportata al prezzo dell’investimento, nonché al netto della tassazione, scende al 2,63%. E, tuttavia, questo livello risulta esattamente doppio rispetto all’ultimo tasso d’inflazione rilevato dall’ISTAT per l’Italia nel mese di maggio.

Facciamo un esempio per capire. Acquisto 1.000 euro nominali del BTp 2044 e devo spenderne 1.580. Ogni anno, incasserò 47,50 euro lordi, cioè 41,56 euro netti. Questa somma ammonta al 2,63% dei 1.580 euro circa investiti. Temporaneamente, posso affermare di avere doppiato la perdita del potere di acquisto provocatami dall’inflazione.

Ma alla scadenza farei i conti con una minusvalenza del 36,75%. Infatti, lo stato mi rimborserà i 1.000 euro del capitale nominale, non i 1.580 euro effettivamente da me spesi. Spalmata sui 23 anni e rotti di durata dell’investimento, la minusvalenza equivarrebbe a un minore rendimento medio annuo lordo dell’1,585%.

La mia speranza sarebbe di riuscire prima della scadenza a rivendere il BTp 2044 a quotazioni non troppo più basse di quella a cui l’ho comprato. Affinché ciò fosse possibile, l’inflazione dovrebbe restare bassa nell’Eurozona e la BCE non dovrebbe normalizzare in fretta le condizioni monetarie. Se per qualche anno questo scenario reggesse, potrei avere la botte piena e la moglie ubriaca: cedola alta e capitale che non si svaluta. Ma sarebbe troppa fortuna. Accadrebbe solo nel caso in cui il mercato avesse sbagliato i conti e oggi sottovalutasse questo bond.

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