Boeing raccoglie quasi 10 miliardi di dollari con obbligazioni legate al rating

Il colosso americano che produce velivoli civili e militari sta attraversando una fase molto difficile a causa della pandemia, ma sui mercati continua ad attirare investitori.

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Boeing a caccia di liquidità per rimborsare i maxi-prestiti

Sono quasi 10 miliardi di dollari i capitali raccolti da Boeing con un’emissione obbligazionaria suddivisa in tre tranche. Per l’esattezza, 9,825 miliardi, finalizzati a rifinanziare i 13,8 miliardi ottenuti nel corso del 2020 con un maxi-prestito per superare la fase molto complicata della pandemia. Nelle intenzioni della società, l’emissione delle scorse ore avrebbe dovuto rifinanziare circa la metà di questo prestito, ma data la buona accoglienza sui mercati, l’importo collocato è stato superiore. La scadenza a 5 anni, ad esempio, ha offerto un rendimento di 175 punti base sopra il Treasury di pari durata (in area 2,20%), giù dai 195 della “guidance”.

Il colosso americano che produce velivoli civili e militari sta accusando il durissimo colpo inflitto dal Covid-19 al settore del turismo, con l’inevitabile crollo dei passeggeri aerei. Nel 2020, il loro numero è tornato ai livelli del 1990. E con le previsioni della IATA, secondo le quali i livelli pre-Covid non saranno riacciuffati prima del 2024, il rischio per Boeing consiste nella minore domanda di velivoli da parte delle compagnie aeree. Lo scorso anno, ne ha consegnati appena 157 contro i 380 del 2019. L’impatto sui suoi conti è stato molto pesante: ricavi crollati del 24% a 58,16 miliardi di dollari, perdita netta esplosa a 11,9 miliardi dai 636 milioni dell’anno precedente e flussi di cassa negativi per 19,7 miliardi. Nel frattempo, il debito è salito a 63,6 miliardi.

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Rischi dal bond Boeing

Per queste ragioni, le agenzie di rating hanno giudizi relativamente bassi per Boeing: BBB- per S&P e Fitch, appena un gradino sopra il livello “junk” e Baa2 per Moody’s, due gradini sopra. A tal fine, l’emittente ha cercato di attirare gli investitori con una rassicurazione peculiare: per ogni declassamento sotto l’area “investment grade”, la cedola salirebbe dello 0,25%.

In teoria, un incentivo agli obbligazionisti a comprare pur in previsione di possibili “downgrade”, i quali avrebbero contraccolpi negativi sui prezzi dei bond. Ma anche la stessa società troverà conveniente mettere a posto i propri conti, dovendo altrimenti sborsare maggiori interessi sui debiti appena emessi.

Di certo c’è che l’investitore si assume un doppio rischio: di cambio, essendo i titoli denominati in dollari, a fronte di una moneta unica attesa in apprezzamento nei prossimi anni; di credito, dato che il business è esposto alla difficile congiuntura attuale e del prossimo futuro del turismo internazionale. Bisogna considerare, poi, che già prima della pandemia, la società aveva vissuto un momento molto delicato dopo che due incidenti aerei avvenuti nel mondo con i suoi velivoli 737 avevano fatto emergere un difetto di costruzione. E si tratta di un modello molto venduto da Boeing. Detto questo, un default vero e proprio non sembra neppure immaginabile. Il governo americano scenderebbe in campo senza alcun dubbio per difendere il suo gioiello. Ciò non esclude, tuttavia, che Boeing possa un giorno trovarsi costretta a rinegoziare il suo debito, qualora la ripresa dei voli aerei tardasse ad arrivare e con essa la domanda di nuovi velicoli.

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