BEI in rupie indonesiane: rendimento 7% in due anni

Interessante obbligazione della banca sovranazionale per diversificare il portafoglio. La valuta locale si è rafforzata negli ultimi anni e l’Indonesia è la prima economia del Sud-Est Asiatico

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Interessante obbligazione della banca sovranazionale per diversificare il portafoglio. La valuta locale si è rafforzata negli ultimi anni e l’Indonesia è la prima economia del Sud-Est Asiatico

L’estenuante crisi economica dell’Eurozona fa venir voglia, non solo di abbandonare il trantran quotidiano per andarsene in vacanza in paesi esotici, ma anche di investirci dei soldi. Per dimenticare, almeno per un po’, questa maledetta moneta unica che, complice la speculazione internazionale, sta causando forte stress e malessere generale fra gli investitori. Così, segnaliamo oggi una interessante obbligazione in rupie indonesiane della Banca Europea degli Investimenti (BEI), trattata sotto la pari (97,50) con interessi annuali del 6% che scade fra 22 mesi e rappresenta una buona occasione per diversificare il proprio portafoglio. Passata inosservata alla maggior parte degli investitori, la BEI in rupie indonesiane rende più del 7% lordo a scadenza, cioè il 22 Aprile 2014, avendo accusato un leggero calo negli ultimi tempi. Più dettagliatamente si tratta di un bond emesso nel 2010 dalla nota banca sovranazionale europea che gode della massima reputazione creditizia delle tre più importanti agenzie di rating (AAA) e quindi considerata affidabile sotto il profilo del pagamento degli interessi e del rimborso del capitale a scadenza. Collocata a 101,30 per un ammontare di 500 miliardi di rupie (codice ISIN XS0500328413), è trattabile per un importo minimo di 600 milioni (circa 50.000 euro) con multipli supplementari si 10 milioni, e paga una cedola del 6% ogni 22 aprile. L’unico rischio è dato dalla valuta locale il cui cambio è al moneto fissato in 11.800 rupie per 1 euro.

 

La sorprendente ascesa della rupia indonesiana

 

Il cambio Euro/Rupia

La rupia indonesiana non è certo una valuta forte al pari del dollaro americano o della sterlina britannica, ma non è nemmeno da sottostimare in quanto a stabilità in questi ultimi anni. Il suo rafforzamento sul forex è sotto gli occhi di tutti gli investitori, al pari di altre valute dell’area asiatica già da tempo.

Ma la sorprendente e veloce ascesa della rupia indonesiana non se l’aspettava nessuno, nemmeno lo stesso governo della nazione asiatica. Il rialzo della divisa – spiega Gregory Lackman, analista di Merrill Lynch – è il risultato dei nuovi tassi di interesse indonesiani adottati dalla banca centrale di Giacarta, aumentati per la prima volta in più di due anni per tentare di contenere l’inflazione crescente. La stretta creditizia ha agevolato i bond decennali del paese i cui interessi hanno raggiunto il 6,75%, ma siamo ancora ben lontani dall’ottenere dei prezzi al consumo più bassi, dato che gli ultimi dati parlavano espressamente di un’inflazione superiore al 7% per la maggiore economia dell’intero Sudest asiatico.

 

Economia Indonesia: ritratto di un paese in espansione

 

Obbligazioni BEI 6% 2014 (IDR)

Dal 2004, anno in cui il popolo indonesiano ha scelto democraticamente il proprio presidente, la crescita economica, sociale e politica dell’Indonesia è avvenuta a ritmi sostenuti e costanti da far invidia a tutti gli altri paesi dell’area. Molte banche d’affari, tra le quali Morgan Stanley, hanno ritenuto di aggiungere un ulteriore lettera, la I, al famoso acronimo, BRICS, riguardante i Paesi in via di sviluppo. Con un Pil di 847 miliardi di dollari nel 2011, una crescita del 6,2% e una continua diminuzione del debito estero sul Pil, l’Indonesia è diventata la prima economia del Sud-Est Asiatico e la terza dell’Asia, giocando un ruolo sempre maggiore a livello internazionale nel G-20. L’Indonesia è infatti la prima esportatrice mondiale di gas naturale liquido, seconda produttrice mondiale di stagno, terza di rame, ed è stata l’unica nazione del sud-est asiatico a far parte dell’OPEC da cui è uscita nel 2008 perché divenuta importatore netto, oltre che possedere importati riserve mondiali di carbone oro e argento.

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