Acquisti di bond dimezzati da aprile e tassi BCE in rialzo a fine 2023

Per un sondaggio condotto da Reuters gli acquisti di bond nell'Eurozona saranno dimezzati da aprile e i tassi BCE saliranno nel 2023.

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Tassi BCE in rialzo nel 2023?

Si avvicina l’ultimo board dell’anno per la BCE e Reuters ha reso noti i risultati di un sondaggio condotto tra gli analisti, secondo i quali gli acquisti di bond saranno dimezzati dall’aprile prossimo e i tassi d’interesse saliranno solo a partire dalla fine del 2023. Nel dettaglio, Francoforte dovrebbe cessare effettivamente il PEPP alla fine di marzo, così come previsto. In compenso, resterebbero gli acquisti di bond condotti con il “quantitative easing” (QE) a 20 miliardi al mese, ma che gli analisti vedono raddoppiati fino almeno alla metà del 2023, se non fino alla fine di quell’anno.

Infatti, ad oggi la BCE acquista mensilmente bond per 60 miliardi netti con il PEPP e 20 miliardi con il QE. Per evitare un impatto brusco sui bond sovrani più fragili dell’unione monetaria, il QE salirebbe a 40 miliardi al mese. Sappiamo anche che i tassi BCE sono a zero per il saggio di riferimento e a -0,50% sui depositi overnight. Essi non saranno alzati fintantoché proseguiranno gli acquisti di bond. Dunque, il primo rialzo del costo del denaro nell’Eurozona avverrebbe tra oltre un anno e mezzo o tra due anni. La velocità dipenderà anche e, soprattutto, dall’entità e dalla durata dell’inflazione nell’area.

Tassi BCE bassi a lungo?

Tra le apparenti certezze, poi, vi sarebbe anche quella relativa alla sequenza dei tassi BCE da alzare: sui depositi overnight prima e sui prestiti ordinari alle banche successivamente. Questo perché sarebbe più naturale che l’istituto riducesse, anzitutto, il disincentivo alla liquidità apportata presso i suoi sportelli da parte delle banche commerciali, ancor prima di far costare di più i prestiti erogati.

I tassi di mercato non stanno risentendo di queste voci, con l’Euribor a 3 mesi al -0,59% venerdì scorso, ai minimi di sempre. La risalita si avverte, invece, sul tratto più lungo, tant’è che l’IRS a 20 anni, negativo a inizio 2021, adesso viaggia allo 0,33%. In ogni caso, neppure per le lunghe scadenze si hanno tassi pronunciati, a conferma che il mercato sconterebbe una politica monetaria accomodante ancora a lungo nell’area. Ed evidentemente, crederebbe alla storia che l’inflazione sia momentanea, altrimenti si metterebbe alla ricerca di tassi di remunerazione più alti per i capitali.

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