La rottamazione quinquies è ormai partita. La tanto attesa sanatoria delle cartelle esattoriali, giunta alla quinta edizione, ha preso ufficialmente avvio il 21 gennaio 2026. Da questa data è possibile presentare le istanze di adesione alla rottamazione.
Grazie a questo provvedimento, molti contribuenti potrebbero trovare una soluzione anche per andare in pensione. Infatti, con la rottamazione quinquies è possibile regolarizzare anche le omissioni contributive, recuperando periodi utili ai fini previdenziali. Andare in pensione grazie alla rottamazione delle cartelle è quindi possibile, ma con una penalizzazione importante: per chi si trova in questa situazione, la rateizzazione potrebbe non essere utilizzabile. Vediamo perché.
Niente rate nella rottamazione quinquies per chi vuole andare in pensione
Con la rottamazione quinquies delle cartelle esattoriali si possono sanare tutte le posizioni debitorie affidate all’Agente della Riscossione entro il 31 dicembre 2023.
In pratica, rientrano nella sanatoria tutti i debiti divenuti cartelle esattoriali entro quella data.
Possono quindi essere regolarizzati tributi e imposte come IRPEF, IMU, bollo auto, Canone RAI, oltre alle multe per violazioni del Codice della Strada. Ma soprattutto, ed è il punto centrale del nostro discorso, rientrano nella rottamazione anche le omissioni contributive INPS.
In linea generale, ogni cartella rottamata, una volta completato il pagamento previsto dalla sanatoria, estingue il debito e blocca eventuali azioni esecutive come pignoramenti, fermi amministrativi e ipoteche. Tuttavia, quando la cartella riguarda contributi previdenziali, l’effetto è doppio: oltre a cancellare il debito, il pagamento ricostruisce la carriera contributiva del contribuente.
I contributi versati tramite rottamazione diventano infatti utili ai fini pensionistici. Ed è proprio per questo che il meccanismo delle rate può diventare un problema.
Rottamazione quinquies a rate? Per i contributi INPS bisogna fare presto
Con la rottamazione quinquies il debito torna, per così dire, allo stadio originario.
Vengono eliminati sanzioni, interessi e aggio di riscossione, lasciando da pagare solo il capitale dovuto e le spese di notifica. Questo importo residuo può essere versato in unica soluzione oppure a rate, fino a un massimo di 54 rate bimestrali, pari a nove anni.
Ma quando il debito riguarda i contributi previdenziali, occorre fare una distinzione fondamentale. La possibilità di spalmare il pagamento su nove anni è compatibile solo per chi è ancora lontano dalla pensione. Chi invece punta ad andare in pensione nel 2026 o nei prossimi anni, sfruttando proprio i contributi recuperati con la rottamazione, non potrà permettersi una rateizzazione lunga.
Il motivo è semplice: i contributi diventano pienamente utilizzabili ai fini pensionistici solo dopo il pagamento integrale della rottamazione. Finché tutte le rate non risultano saldate, l’INPS non aggiorna definitivamente il montante contributivo.
Ecco perché chi intende andare in pensione nel breve periodo, grazie ai contributi omessi e ora regolarizzati con la rottamazione quinquies, dovrà con tutta probabilità pagare in un’unica soluzione. La rateizzazione resta invece praticabile solo per chi maturerà i requisiti pensionistici tra diversi anni, e non nell’immediato.
In sintesi, la rottamazione quinquies può rappresentare una vera occasione per sbloccare l’accesso alla pensione, ma richiede scelte rapide e risorse immediate per chi ha i requisiti ormai alle porte.