L’odore dei peti fa bene? Ecco la ricerca scientifica sulle flatulenze

Una nuova ricerca scientifica sostiene che l'odore dei peti farebbe bene al nostro organismo. Cosa c'è di vero?

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odore peti

Questa notizia puzza di bufala, ma forse è il caso di capire bene cosa sostengono gli scienziati prima di bollarla come una fake news. L’odore dei peti fa davvero bene alla nostra salute? È quanto sostiene questa ricerca scientifica, la quale afferma che le flatulenze portano benefici al nostro organismo.

C’è chi la spara grossa, parliamo di notizie, ma a quanto pare i ricercatori sono certi: annusare i peti può addirittura apportare benefici contro l’ictus, l’infarto e la demenza senile. Ma non è tutto, può prevenire anche il cancro. Insomma, un vero e proprio toccasana.

Odore dei peti, fa davvero bene annusarli?

La ricerca ci arriva dall’università di Exeter, ed è stato pubblicato sulla rivista Medical Chemistry Communicationsm. Siamo quindi nel cuore della comunità scientifica relativa alla medicina. Perché questa bizzarra trovata? In realtà, anche in questo caso a subentrare è la chimica. Le flatulenze sprigionano solfuro di idrogeno, un potente e maleodorante gas che viene prodotto dagli batteri mentre si scompone il cibo nel nostro intestino.

Bisogna precisare che somministrato a grandi dosi, questo gas diventa addirittura tossico, mentre in piccole quantità, come quelle prodotte dai peti, sembra invece avere l’effetto opposto, ossia quello di apportare benefici al nostro organismo.

Ecco quindi l’idea di farne una vera e propria terapia. Naturalmente, gli scienziati stanno studiando il modo di riprodurre questo gas ed eventualmente offrirlo ai pazienti che ne hanno bisogno sotto forma di fialette. Non dovremo quindi annusare il posteriore di coloro che stanno scorreggiando, ma acquistare nel caso soltanto dei veri e propri medicinali che avranno lo stesso effetto (e purtroppo lo stesso odore, probabilmente). Naturalmente, la ricerca avrà bisogno di ulteriore osservazione per completare il suo studio e, a tal proposito, gli scienziati hanno sviluppato un composto chiamato AP39 che aiuta l’organismo a produrre la giusta quantità di solfuro di idrogeno.

La terapia dopo la diagnosi

In realtà, la scoperta che ha portato a questa possibile nuova forma di terapia, nasce da un’altra ricerca che voleva invece studiare le flatulenze per offrire una diagnosi migliore relativa alla nostra salute. Lo studente di ingegneria meccanica, David Ancalle, ha sviluppato, con l’aiuto dell’ingegnere aerospaziale Maia Gatlin, uno strumento meccanico in grado forse un giorno di riconoscere patologie nel nostro organismo.

Il dispositivo in questione è dotato di intelligenza artificiale che analizza le flatulenze, ma anche l’odore di feci e urina, al fine di scoprire se nel nostro corpo ci sono delle problematiche relative allo stato di salute dell’individuo preso in esame. L’algoritmo sarà in grado di analizzare gli odori e compararli con forme e dimensioni dell’intestino, al fine di capire se ci sono cambiamenti anomali nell’organismo. Lo scopo in questo caso è quello di prevenire eventuali patologie, come ictus, cancro e demenza, oltre che gli infarti. Insomma, una diagnosi e una terapia basata sui peti. Un aspetto della medicina che non ci saremmo mai aspettati, ma che evidentemente ha la sua importanza, a dispetto di quanto possano credere i raffinati benpensanti.

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