Focolaio Covid-19 nella palestra Virgin, che obbliga a prolungare gli abbonamenti

Rilevati una decina di casi Covid collegati alla frequentazione della palestra Virgin, al momento nessun ospedalizzato.

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Focolaio covid palestra Virgin

Come riportato dal TG3 Regionale della Lombardia e da diverse testate nazionali, è stato individuato un focolaio Covid all’interno della palestra Virgin Active di Città Studi-Lambrate di via Amedeo a Milano. Si tratta di una decina di casi rilevati dalla fine di maggio a ora che, grazie al tracciamento dei contatti effettuato dall’Agenzia per la tutela della salute (Ats) di Milano, è stato possibile ricondurre alla frequentazione di alcuni corsi di ginnastica organizzati nella palestra sopra citata. Tra i contagiati, nessuno dei quali al momento ricoverato in ospedale, non ci sono anziani. Circa 150 le persone contattate e inviate al polo di Linate per sottoporsi a tampone e si cerca di capire se tra i contagiati ci siano vaccinati e se il focolaio sia scattato a seguito della presenza di una variante.

Covid in palestra Virgin: sotto lente il rispetto delle norme di sicurezza

Contemporaneamente Ats Milano sta conducendo le verifiche necessarie per comprendere se le normative antico-Covid siano state rispettate dalla palestra Virgin, in primis quelle relative al rispetto dei due metri di distanza durante i corsi, all’installazione di adeguati sistemi di ricambio d’aria, all’obbligo di indossare sempre la mascherina, al prelievo della temperatura all’ingresso e al divieto di utilizzo delle docce.

I corsi proseguono nella palestra Virgin con focolaio Covid-19

Nessuno stop per le attività della palestra Virgin dove è stato rilevato un focolaio di Covid-19 che, dopo la sanificazione, proseguono regolarmente.

Palestre Virgin: no alla risoluzione del contratto o all’adeguamento del costo mensile dell’abbonamento

Le palestre Virgin Active, così come anche altri grandi gruppi come le palestre McFit (sottolineatura che non vuole essere una giustificazione, ma un semplice allargamento della platea di soggetti che hanno assunto posizioni discutibili durante questa crisi), sono balzate alla cronaca nella prima fase della pandemia per essersi rifiutate, sulla base dei loro contratti blindati a evidente svantaggio del cliente che difficilmente ha potuto svincolarsi da essi, per essersi rifiutate di risolvere il contratto di abbonamento o quantomeno di rivedere la quota mensile del medesimo a fronte delle limitazioni apportate per ottemperare alle linee guida ministeriali sebbene Virgin così risponde all’avvocato di un suo abbonato nel mese di giugno 2020: “Teniamo a precisare che, pur avendo adottato tutti i protocolli di sicurezza richiesti dal Governo con riferimento a sanificazione e ingressi contingentati, non ne è derivata alcuna modifica contrattuale né tantomeno alcun peggioramento sostanziale dei servizi erogati che potrebbe astrattamente configurare una ipotesi recesso”. Chi infatti aveva precedentemente scelto le palestre Virgin per il ventaglio di servizi offerti sottoscrivendo altresì il più costoso abbonamento open si è trovato non solo limitato nei servizi dei quali poter usufruire ma anche nella libertà di fruizione di quelli concessi.

A nulla pare sia servito da parte degli abbonanti che, nella primavera dello scorso anno richiedevano la risoluzione del contratto o una riduzione dell’abbonamento alla palestra Virgin per impossibilità sopravvenuta della prestazione, cercare una strada per vie legali avvalendosi degli articoli del Codice Civile 1463 e 1464 che riportiamo qui a seguire:

Art. 1463 Codice Civile – Dell’impossibilità sopravvenuta

Nei contratti con prestazioni corrispettive, la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell’indebito.

Art. 1464 Codice Civile – Impossibilità parziale

Quando la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l’altra parte ha diritto a una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta, e può anche recedere dal contratto qualora non abbia un interesse apprezzabile all’adempimento parziale.

Le palestre Virgin non solo dunque hanno preteso il pagamento dell’intera mensilità di giugno, luglio, agosto, settembre e ottobre 2020 e a chi si fosse opposto anche per vie legali e bloccato contemporaneamente il Rid (si è verificato anche il caso in cui il Rid sia stato riavviato inaspettatamente senza mettere a conoscenza il cliente e quindi senza il suo consenso) facendo pervenire direttamente una e-mail negli account privati degli abbonati (no mezzo pec) da parte del Recupero Crediti Synergy Key S.r.l., ma ha imposto il prolungamento dell’abbonamento corrispondente al numero di mesi di chiusura.

Ad onor di cronaca riportiamo la protesta degli abbonati della palestra Virgin di Mestre di agosto 2020 che si sono rivolti all’associazione Adico a difesa dei consumatori di Mestre per far valere i propri diritti quando si sono visti i loro accessi open limitati a 90 minuti al giorno su prenotazione senza possibilità né di risoluzione del contratto né di sconto sul mensile.

Addirittura, un anno fa ormai, era partita anche una petizione su Change.or, “Per chi si sente tradito da Virgin” che ha raccolto oltre le 1.200 firme, purtroppo però senza seguito concreto.

Le palestre Virgin riaprono e gli abbonamenti si allungano di 9 mesi

Gli abbonati Virgin Active si trovano ora con in mano un voucher per ricompensare il mese di marzo 2020 già versato ma usufruito sino a giorno 8 prima del lockdown (come concesso alle palestre di elargire – ai sensi dell’art. 216, comma 4, del Decreto Rilancio* – verso coloro i quali avevano già pagato la quota mensile ai fini di evirare il rimborso) e, aspetto ancor più grave che non trova alcun fondamento nel Decreto Rilancio non trattandosi di “corrispettivo già versato” dagli abbonati, con contratti prolungati in un numero di mesi pari a 9 corrispondenti ai mesi di chiusura totale (aprile, maggio, novembre, dicembre 2020 + gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio 2021). E il decreto Sostegni**, sebbene parrebbe far pendere la bilancia dalla parte delle organizzazioni sportive, lo spiega in un video il Presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona, sembrerebbe altresì far riferimento a rimborsi e voucher per importi già versati parlando di “credito vantato”.

Almeno il dubbio dunque che non si possa prolungare indiscriminatamente l’abbonamento in palestra rimane.

E se in questo periodo che tanto ha modificato la vita di tutti gli abbonati si trovassero in una condizione di lavoro diversa, in disoccupazione, trasferiti in un altro domicilio dal quale si renderebbe particolarmente scomodo raggiungere la palestra, con mutate esigenze familiari, o ancora con la paura di frequentare posti al chiuso o semplicemente con la mancanza di voglia di proseguire l’attività in palestra? La risposta è tanto semplice quanto brutale: si trovano adesso costretti a dover pagare abbonamenti mensili che possono arrivare sino a 130 euro al mese, e anche oltre.

Comprendiamo tutti come il settore delle palestre è uno di quei settori che è stato fortemente penalizzato dalla pandemia, ma non si comprende altresì perché a farne le spese debbano esserne sempre i consumatori (per lo più anch’essi lavoratori) che sono stati per la loro altrettanto provati.

Si fa appello dunque ad associazioni dei consumatori, organi governativi, Antitrust e chi di competenza per porre fine a questa chiara prevaricazione dei diritti dei clienti.

Per dovere di completezza rendiamo noto che l’Antitrust si è effettivamente mosso contro le palestre McFit Italia Srl. Qui l’articolo in merito che invitiamo a prendere visione Antitrust, grazie all’Unc (Unione nazionale consumatori, ndr), apre procedimento su chiusura palestre durante Covid: i clienti possono chiedere lo scioglimento del contratto.

 

* Dispositivo dell’art. 216 Decreto “Rilancio” punto 4

A seguito della sospensione delle attività sportive, disposta con i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri attuativi dei citati decreti legge 23 febbraio 2020, n. 6, e 25 marzo 2020, n. 19, e a decorrere dalla data di entrata in vigore degli stessi, ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta in relazione ai contratti di abbonamento per l’accesso ai servizi offerti da palestre, piscine e impianti sportivi di ogni tipo, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 1463 del codice civile. I soggetti acquirenti possono presentare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, istanza di rimborso del corrispettivo già versato per tali periodi di sospensione dell’attività sportiva, allegando il relativo titolo di acquisto o la prova del versamento effettuato. Il gestore dell’impianto sportivo, entro trenta giorni dalla presentazione dell’istanza di cui al periodo precedente, in alternativa al rimborso del corrispettivo, può rilasciare un voucher di pari valore incondizionatamente utilizzabile presso la stessa struttura entro un anno dalla cessazione delle predette misure di sospensione dell’attività  sportiva.

** decreto Sostegni pubblicato in G.U. il 21 Maggio 2021 Art. 36 ter – Misure per le attività sportive

La legge di conversione, infine, reintroduce la possibilità che i soggetti che offrono servizi sportivi riconoscano agli acquirenti dei loro servizi, alternativamente al rimborso o alla realizzazione delle attività con modalità a distanza quando realizzabili, un voucher di valore pari al credito vantato utilizzabile entro sei mesi dalla fine dell’emergenza nazionale, ai sensi dell’articolo 1463 del codice civile.

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