Case green, direttiva Ue e obbligo ristruttuazione: quanto costa e quali inteventi si devono fare

Case green, direttiva Ue e obbligo ristruttuazione: l'iter fino a marzo. Entro il 2030 ci dovrà essere il passaggio per tutti gli edifici alla classe E ed entro il 2033 alla classe D.

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Obbligo ristrutturazione

Dopo i rincari che da un anno a questa parte stanno attanagliando le famiglie, la notizia di un possibile obbligo a ristrutturare casa per alcune categorie, ha creato una polemica non indifferente. Si parla ancora della direttiva Ue per le case green, che di fatto obbligherà moltissimi proprietari di immobili a ristrutturare casa con spese davvero ingenti. La Ue, infatti, sta lavorando ad una direttiva per aumentare la prestazione energetica, che punta a rendere l’Europa neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050.

Il raggiungimento del target è legato alla presentazione del pacchetto «Fit to 55», che contiene proprio i nuovi obiettivi fissati dalla Ue. In parole povere, nei prossimi anni, i cittadini europei dovranno adeguare le proprie case per raggiungere i nuovi standard energetici. Per farlo sarà necessario realizzare il cappotto, cambiare gli infissi o il metodo di riscaldamento. Fino ad arrivare al rifacimento del tetto e l’installazione di pannelli solari.

Case green, direttiva Ue e obbligo ristruttuazione: l’iter fino a marzo

Nella pratica, si indicano gli obiettivi da raggiungere per quanto riguarda le classi energetiche. Entro il 2030 ci dovrà essere il passaggio per tutti gli edifici alla classe E ed entro il 2033 alla classe D. Il testo finale sarà sottoposto al voto della commissione Energia Itre del Parlamento il 9 febbraio e poi al voto della plenaria successivamente, fino ad arrivare a marzo, quando inizierà un negoziato tra le tre istituzioni per arrivare al testo definitivo.
Ogni Stato Membro dovrà poi presentare dei piani nazionali di ristrutturazione del patrimonio residenziale per arrivare al raggiungimento degli obiettivi entro le date fissate. La Commissione vorrebbe che entro il 1 gennaio 2030 tutte le unità immobiliari passassero almeno alla classe E ed entro il 1 gennaio 2033 alla classe D.

Quali inteventi si potrebbero dover fare

Per quanto riguarda gli edifici pubblici e non-residenziali nuovi, l’obiettivo è arrivare alle emissioni zero dal 2030 e quelli pubblici a partire dal 2027. Il Consiglio invece proporrebbe il 2030 per i residenziali nuovi a zero emissioni e il 2028 per quelli di proprietà di enti pubblici. Per quelli già esistenti, la proposta è di un obbligo di ristrutturazione e miglioramento per arrivare alla energetica F entro il 2027 e alla classe E entro il 2030.

Nella bozza del Parlamento Ue si parla anche di sanzioni per i privati per il mancato rispetto dello standard minimo ma si legge che:

«gli Stati membri assicurano che eventuali sanzioni pecuniarie per il mancato rispetto degli standard minimi di prestazione energetica non siano imposte ai proprietari di immobili che non possono permettersi la messa a norma dell’immobile da loro abitato e che è la loro unica proprietà».

Ma quanto costeranno in media gli interventi? Prendendo come riferimento i dati Enea, aggiornati al 31 dicembre, è emerso che almeno 208.622 proprietari di edifici unifamiliari hanno chiesto l’agevolazione del Superbonus. In questo caso si parla di una spesa di 113.757 euro. Per i circa 102mila proprietari di unità funzionalmente indipendenti si ipotizza, invece, una spesa di 97.009 euro per edificio. Mentre per i 48.047 condomìni si parla di una spesa media di 598.813 euro. Ecco perché in Italia, dove la metà degli edifici è ancora in classe G o F, gli obiettivi europei potrebbero creare dei problemi non indifferenti.

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