Prendere più soldi in busta paga, sulla pensione o semplicemente avere anche solo 1.000 euro di reddito in più all’anno sarebbe una buona notizia per chiunque. Soprattutto in una fase storica segnata da crisi economica, caro energia, inflazione, aumento dei carburanti e bollette sempre più pesanti. Il 2027 sarà, salvo elezioni anticipate oggi considerate poco probabili, l’anno conclusivo del governo Meloni. Si tornerà infatti alle urne per le nuove elezioni politiche. E proprio alla fine del 2026 il governo sarà chiamato a varare una nuova manovra di Bilancio, che molti sperano possa essere meno rigorosa rispetto a quella introdotta a inizio anno.
Intanto iniziano già a emergere indiscrezioni, progetti e ipotesi di intervento. È la fase delle promesse elettorali, quella in cui si moltiplicano annunci e aperture su possibili misure fiscali. Ma è anche il momento in cui iniziano a delinearsi le linee guida della prossima manovra economica.
Una cosa, però, si può riconoscere all’attuale governo: sul fronte dell’IRPEF, qualcosa è stato fatto davvero. Nel corso di quasi quattro anni di legislatura sono stati introdotti due interventi sull’imposta sul reddito delle persone fisiche. E molti contribuenti hanno effettivamente pagato meno tasse, beneficiando di stipendi, pensioni e redditi leggermente più elevati.
Adesso, anche in vista del 2027, Forza Italia – soprattutto attraverso le dichiarazioni del vicepremier Antonio Tajani – torna a puntare sul tema del taglio dell’IRPEF. Ancora una volta.
Taglio IRPEF, cosa è successo negli ultimi anni all’imposta sul reddito delle persone fisiche
Il governo Meloni, pur criticato per diverse promesse non mantenute, almeno sul fronte del taglio dell’IRPEF ha ottenuto alcuni risultati concreti.
Molti giudicano questi interventi insufficienti, ma è indubbio che la riduzione dell’imposta abbia consentito a diversi contribuenti di pagare meno tasse e, di conseguenza, di aumentare leggermente il proprio reddito netto, lo stipendio o la pensione.
Il primo passo è stato il passaggio da quattro a tre scaglioni IRPEF, attraverso l’accorpamento del vecchio secondo scaglione al primo.
L’aliquota più bassa dell’IRPEF è pari al 23% e, prima della riforma, si applicava ai redditi fino a 15.000 euro. Il secondo scaglione, poi abolito, prevedeva invece un’aliquota del 25%.
Con la modifica introdotta dal governo, il secondo scaglione è stato eliminato e incorporato nel primo. Di conseguenza, oggi il primo scaglione non arriva più fino a 15.000 euro ma fino a 28.000 euro.
Questo ha comportato un risparmio del 2% di IRPEF sulla fascia di reddito compresa tra 15.000 e 28.000 euro, con un vantaggio netto che può arrivare fino a circa 260 euro annui per chi percepisce redditi pari o superiori a 28.000 euro.
Nel 2027, 1.000 euro in più tra stipendi, pensioni e redditi: torna il taglio delle imposte
Dopo il passaggio da quattro a tre scaglioni, il governo è intervenuto una seconda volta con un taglio sull’IRPEF.
Il nuovo secondo scaglione, quello compreso tra 28.000 e 50.000 euro, è passato da un’aliquota del 35% a una del 33%. Un altro taglio del 2% che ha prodotto ulteriori benefici fiscali.
Per i contribuenti con redditi pari o superiori a 50.000 euro, il vantaggio netto è arrivato fino a circa 440 euro annui.
Adesso il governo starebbe valutando il passo successivo, già ipotizzato in passato ma mai concretamente realizzato. Questa volta non si parlerebbe di ridurre il numero degli scaglioni o di modificare le aliquote esistenti, bensì di ampliare il secondo scaglione IRPEF.
L’idea sarebbe quella di estendere l’attuale fascia al 33%, oggi ferma a 50.000 euro, fino a 60.000 euro di reddito.
Considerando che oggi sui redditi superiori ai 50.000 euro si applica l’aliquota del 43%, applicare invece il 33% anche ai successivi 10.000 euro significherebbe ottenere un risparmio fiscale del 10% su quella quota.
In pratica, il beneficio potrebbe arrivare fino a 1.000 euro netti in più all’anno per molti contribuenti.
Ed è proprio questo il progetto che Antonio Tajani ha dichiarato di voler portare avanti intervenendo dal palco del Festival del Lavoro.
