Il sistema di protezione del reddito resta uno dei pilastri del welfare italiano. Per il 2026 l’INPS ha comunicato l’aggiornamento degli importi massimi riconosciuti ai principali strumenti di sostegno economico, con effetti concreti per chi attraversa periodi di riduzione o perdita del lavoro. Al centro dell’attenzione si collocano integrazione salariale e Naspi. Due misure diverse ma accomunate dall’obiettivo di garantire una continuità di reddito nelle fasi più delicate della vita lavorativa.
L’adeguamento degli importi segue un meccanismo automatico legato all’andamento del costo della vita, così da preservare, almeno in parte, il potere di acquisto delle prestazioni.
Questo aggiornamento entra in vigore dal 1° gennaio 2026 e interessa una platea ampia di lavoratori dipendenti, agricoli, iscritti ai fondi di solidarietà e beneficiari di indennità di disoccupazione.
Integrazione salariale e Naspi: i trattamenti a sostegno dell’occupazione
Gli strumenti di integrazione del reddito in costanza di rapporto di lavoro intervengono quando l’attività aziendale subisce rallentamenti o sospensioni. Nel 2026 il valore massimo mensile riconosciuto per queste tutele viene rivisto verso l’alto, tenendo conto dell’inflazione registrata nell’ultimo anno.
Rientrano in questo ambito la cassa ordinaria, quella straordinaria, gli interventi per il settore agricolo e gli assegni erogati dai fondi bilaterali. In alcuni comparti, come edilizia e lavorazioni lapidee, sono previste maggiorazioni in caso di eventi climatici stagionali che impediscono lo svolgimento dell’attività.
In questo contesto, integrazione salariale e Naspi rappresentano due livelli diversi di protezione: il primo agisce quando il rapporto di lavoro resta formalmente attivo, il secondo interviene invece dopo la cessazione. L’aggiornamento degli importi consente di rendere più adeguato il sostegno, pur restando entro limiti massimi prefissati.
Per l’anno 2026 il valore massimo mensile riconosciuto per i trattamenti di integrazione del reddito è stato fissato in 1.423,69 euro lordi. Dopo l’applicazione della trattenuta prevista, l’importo effettivamente percepito si attesta intorno a 1.340 euro netti. Nei comparti dell’edilizia e delle lavorazioni della pietra, quando l’attività viene interrotta a causa di condizioni climatiche stagionali, il massimale subisce un incremento del 20%, riconoscendo così le particolari difficoltà di queste attività.
Le indennità di disoccupazione e il loro ruolo
Quando il rapporto di lavoro termina in modo involontario, il sistema previdenziale prevede specifiche indennità. La più conosciuta è la NASpI, affiancata dalla DIS-COLL per alcune categorie di collaboratori. Per il 2026 l’importo massimo mensile riconoscibile viene confermato su un livello più elevato rispetto agli anni precedenti, senza applicazione di riduzioni storicamente previste.
Accanto a queste misure trovano spazio anche altri strumenti, come le prestazioni per i lavoratori agricoli, quelle dedicate al settore dello spettacolo e gli interventi pensati per le attività autonome in difficoltà. In tale scenario, integrazione salariale e Naspi costituiscono le colonne portanti di un sistema che cerca di accompagnare le transizioni lavorative, riducendo l’impatto economico dei periodi di inattività.
La presenza di importi massimi aggiornati consente una maggiore certezza nella pianificazione delle risorse familiari, soprattutto nei contesti in cui la perdita del lavoro non è immediatamente seguita da una nuova occupazione.
Per la Naspi 2026 e l’importo massimo mensile è stato fissato a 1.584,70 euro. Stesso importo anche per la DIS-COLL.
Integrazione salariale e Naspi 2026: cosa cambia per famiglie e lavoratori
Le modifiche introdotte per il 2026 non rivoluzionano il sistema, ma ne affinano il funzionamento. L’aumento dei massimali rende più coerente il sostegno rispetto al costo reale della vita, anche se non elimina tutte le difficoltà legate ai periodi di crisi occupazionale.
Dal punto di vista sociale, integrazione salariale e Naspi contribuiscono a limitare gli effetti delle interruzioni lavorative sui bilanci familiari, offrendo una base economica su cui costruire il rientro nel mercato del lavoro. L’aggiornamento annuale resta quindi uno strumento essenziale per mantenere l’equilibrio tra sostenibilità finanziaria e tutela delle persone.
In prospettiva, l’efficacia di integrazione salariale e Naspi dipenderà non solo dagli importi riconosciuti, ma anche dalla capacità del sistema di accompagnare chi beneficia delle prestazioni verso nuove opportunità professionali, riducendo i tempi di inattività e rafforzando la stabilità economica complessiva.
Riassumendo
- Aggiornati per il 2026 gli importi dei principali strumenti di sostegno al reddito
- Massimale integrazione salariale fissato a 1.423,69 euro lordi mensili
- Prevista maggiorazione del 20% per edilizia e settore lapideo
- Importo massimo NASpI e DIS-COLL pari a 1.584,70 euro mensili
- Nessuna riduzione applicata agli importi massimi delle indennità di disoccupazione
- Integrazione salariale e Naspi restano centrali per la tutela dei redditi