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Oggi: 15 Feb, 2026

Le pensioni a 62 anni nel 2026, aggiornate le possibili uscite, ecco cosa resta

Andare in pensione a 62 anni nel 2026 dopo lo stop a due misure di flessibilità come quota 103 ed opzione donna.
6 giorni fa
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pensioni 62 anni
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Una legge di Bilancio discussa perché discutibile, soprattutto in materia previdenziale. Si può sintetizzare così l’apertura del nuovo anno 2026 per le pensioni visto che dalla manovra di Bilancio del governo sono uscite notizie non certo positive. Sparita opzione donna e sparita quota 103. Misure che facilitavano l’accesso alle pensioni a partire dai 62 anni. Detto questo, non è impossibile anche oggi lasciare il lavoro a 62 anni. Certo, alla luce degli addii a quelle due misure, tutto diventa più complicato. Ma effettivamente le possibilità di lasciare il lavoro a 62 anni ci sono.

Due misure non sono più attive, mancano davvero?

Quali sono le due misure che adesso il governo ha deciso di non confermare più nel 2026? Opzione donna e quota 103 dicevamo.

Due misure di flessibilità che consentivano pensionamenti anticipati. Opzione donna a partire dai 59 anni di età per licenziate o addette di aziende in grave crisi economica e con tavoli di risoluzione avviati in sede ministeriale. Oppure ad invalide al 74% almeno e caregivers che da sei mesi assistevano un familiare disabile grave con cui convivono. Ma queste ultime due categorie solo se le richiedenti la pensione di opzione donna, erano diventate madri almeno 2 volte. Con un solo figlio, infatti, opzione donna consentiva a queste contribuenti una uscita solo a 60 anni e senza figli a 61 anni.

Quota 103 invece era aperta a tutti, a uomini e donne, a lavoratori dipendenti e autonomi, a lavoratori del settore privato e del pubblico impiego. Età di uscita a partire dai 62 anni. Ma servivano 41 anni di contributi e non 35 anni come opzione donna.

Penalizzazioni di assegno per le misure cessate

Se si guarda solo all’età di uscita per le misure prima citate e ormai cessate, evidente che erano misure vantaggiosissime.

Pensionarsi a 62 anni in presenza di due misure di questo genere era evidentemente più semplice. Ma le due misure cessate quando erano attive, erano sfruttate da pochi contribuenti. Non erano certo misure di vasta fruizione quindi. Perché parliamo di misure che a fronte di un netto anticipo anagrafico, prevedevano un calcolo di pensione piuttosto deleterio. Il calcolo contributivo da accettare incondizionatamente era un fardello che ha reso le misure non certo le soluzioni ideali per andare in quiescenza.

Ecco, quindi, che piangere così tanto su due misure così è esagerato. Certo, a qualcuno avrà fatto male la cessazione di questi strumenti perché avrebbero volentieri accettato i tagli di assegno pur di lasciare il lavoro. Saranno venute meno due misure di flessibilità in più, ma al momento alcune soluzioni per limitare i danni ci sono.

Le misure di oggi lasciano meno nostalgia di opzione donna e quota 103

Limitare i danni causati dalla cancellazione di opzione donna e di quota 103 con le sue pensioni a 62 anni, significa trovare comunque un modo per lasciare il lavoro prima possibile. Per esempio, uscire a 62 anni di età è ancora possibile con 41 anni di versamenti anche senza la quota 103. Basti pensare a chi rientra in una delle 4 categorie che possono avere accesso alla quota 41 precoci.

Chi ha 41 anni di versamenti e almeno 12 mesi versati anche discontinuamente prima dei 19 anni di età può andare in pensione anche a 62 anni (ma non ci sono limiti anagrafici per la quota 41 precoci). La misura è indirizzata a invalidi, caregivers, addetti ai lavori gravosi o usuranti e disoccupati. A 62 anni bastano 20 anni di contributi per i soggetti che hanno una invalidità pensionabile almeno all’80%. Parliamo di invalidità specifica e non di invalidità civile. Significa avere una riduzione della capacità lavorativa specifica per la tipologia di lavoro che si svolge comunemente. Sia la quota 41 precoci che la pensione di vecchiaia anticipata (a 56 anni le donne e 61 anni gli uomini) con invalidità pensionabile non prevedono calcolo contributivo e penalizzazioni.

Giacomo Mazzarella

In Investireoggi dal 2022 è una firma fissa nella sezione Fisco del giornale, con guide, approfondimenti e risposte ai quesiti dei lettori.
Operatore di Patronato e CAF, esperto di pensioni, lavoro e fisco.
Appassionato di scrittura unisce il lavoro nel suo studio professionale con le collaborazioni con diverse testate e siti.