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Oggi: 15 Feb, 2026

Imposta sostitutiva, la detassazione che aumenta lo stipendio dei dipendenti pubblici

La legge di bilancio 2026 introduce l’imposta sostitutiva per aumentare il netto in busta paga dei dipendenti pubblici non dirigenti
4 giorni fa
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imposta sostitutiva dipendenti pubblici
Foto © Investireoggi

La legge di bilancio per il 2026 (Legge n. 199/2025) interviene sulla fiscalità applicata, non solo ai lavoratori del settare privato, ma anche al pubblico impiego con l’obiettivo di aumentare il reddito disponibile dei lavoratori con stipendi non elevati. La misura, introdotta dal comma 237, punta a rendere più leggero il carico fiscale su alcune voci della retribuzione, agendo in modo mirato e automatico. Il cuore dell’intervento è una nuova imposta sostitutiva applicata a una parte delle somme accessorie percepite dai dipendenti pubblici, pensata per contrastare gli effetti dell’aumento del costo della vita e favorire una maggiore valorizzazione della produttività.

Imposta sostitutiva e nuovo quadro normativo per il 2026

Il riferimento normativo, come detto, è il comma 237 della legge di bilancio 2026, che introduce una forma di tassazione agevolata entrata in vigore dal 1° gennaio 2026.

La platea interessata comprende i dipendenti delle amministrazioni pubbliche che non rivestono incarichi dirigenziali e che presentano un reddito da lavoro dipendente annuo non superiore a 50.000 euro lordi.

L’intervento non modifica l’impianto generale dell’IRPEF, ma agisce su una componente specifica della retribuzione: il trattamento economico accessorio. Su tali somme, entro limiti ben definiti, viene applicata un’imposta sostitutiva con aliquota ridotta rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria.

L’obiettivo dichiarato dal legislatore è quello di migliorare il netto in busta paga senza incidere in modo strutturale sulle aliquote generali.

Quali somme sono agevolate e come funziona il beneficio

L’agevolazione riguarda le somme riconosciute a titolo di trattamento accessorio, includendo anche le indennità che hanno carattere fisso e continuativo. Non si tratta quindi solo di premi occasionali, ma anche di voci retributive che accompagnano stabilmente lo stipendio.

Il meccanismo, diverso dall’imposta sostituiva sui premi riconosciuti nel settore privato, prevede che tali importi siano tassati con un’imposta sostitutiva pari al 15%, applicabile su un imponibile massimo di 800 euro annui. Ciò significa che l’agevolazione non si estende all’intero ammontare delle somme accessorie, ma solo entro questo tetto. L’eventuale parte eccedente continua a seguire le regole fiscali ordinarie.

Dal punto di vista operativo, la misura opera in modo automatico: il datore di lavoro applica direttamente il regime agevolato, senza necessità di una richiesta formale. È tuttavia prevista la possibilità di rinuncia, che deve essere espressa in forma scritta dal lavoratore interessato. In assenza di tale comunicazione, il beneficio viene riconosciuto di default.

Esclusioni, cumuli e casi particolari

Non tutti i dipendenti pubblici possono accedere a questa agevolazione. Il personale delle forze armate e delle forze di polizia resta escluso, poiché già destinatario di un sistema fiscale di favore previsto dal D. Lgs. n. 95/2017. Per queste categorie, il legislatore ha ritenuto di non sovrapporre ulteriori benefici.

Diversa è la situazione per il personale del Servizio sanitario nazionale. In questo caso, la nuova tassazione agevolata si affianca alle misure di detassazione già esistenti, senza sostituirle. La norma consente quindi un cumulo dei vantaggi, rafforzando l’effetto complessivo sul reddito netto di medici, infermieri e altri operatori sanitari, nel rispetto dei limiti fissati.

L’imposta sostitutiva in esame rappresenta, dunque, un tassello aggiuntivo all’interno di un quadro già articolato, che differenzia il trattamento fiscale in base al settore di appartenenza e alle agevolazioni già riconosciute.

Imposta sostitutiva come leva per salari e produttività

La finalità della misura non è solo redistributiva. Il legislatore ha collegato l’intervento anche alla necessità di sostenere il potere d’acquisto e di rafforzare il legame tra retribuzione e risultati lavorativi. Riducendo il prelievo su una parte delle somme accessorie, la imposta sostitutiva rende più conveniente il ricorso a strumenti premiali e incentivanti.

In un contesto segnato da inflazione e aumento dei prezzi, il beneficio fino a 800 euro tassati al 15% può tradursi in un incremento concreto del netto annuale. Pur trattandosi di un importo limitato, l’effetto è immediato e percepibile in busta paga.

La scelta di applicare una imposta sostitutiva anziché una detrazione conferma la volontà di semplificare l’applicazione della norma e di garantire certezza ai lavoratori interessati. La misura, se confermata negli anni successivi, potrebbe diventare un punto di riferimento stabile nella fiscalità del pubblico impiego.

Riassumendo

  • La legge di bilancio 2026 introduce agevolazioni fiscali per i dipendenti pubblici non dirigenti.
  • Il beneficio riguarda redditi da lavoro dipendente fino a 50.000 euro annui.
  • Il trattamento accessorio è tassato con imposta sostitutiva al 15% entro 800 euro.
  • L’agevolazione si applica automaticamente, salvo rinuncia scritta del lavoratore.
  • Forze armate e polizia sono escluse per la presenza di regimi fiscali specifici.
  • La misura punta ad aumentare il netto e incentivare produttività e salari.

Pasquale Pirone

Dottore Commercialista abilitato approda nel 2020 nella redazione di InvestireOggi.it, per la sezione Fisco. E’ giornalista iscritto all’ODG della Campania.
In qualità di redattore coltiva, grazie allo studio e al continuo aggiornamento, la sua passione per la materia fiscale e la scrittura facendone la sua principale attività lavorativa.
Dottore Commercialista abilitato e Consulente per privati e aziende in campo fiscale, ha curato per anni approfondimenti e articoli sulle tematiche fiscali per riviste specializzate del settore.

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