Il 2026 è iniziato forte per il franco svizzero, che contro l’euro torna ad avvicinarsi ai record storici dopo il triplo massimo toccato nel corso del 2025. Venerdì 2 gennaio, il cross è sceso sotto 0,93, implicando la necessità di spendere quasi 108 euro per acquistare 100 franchi. A dare manforte alla valuta elvetica sono i fondamentali macroeconomici. L’inflazione è rimasta azzerata nel mese di novembre, mentre nelle altre principali economie mondiali si aggira sopra i rispettivi target del 2%. Ciononostante, la Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha smentito le ipotesi di un ritorno ai tassi negativi. A dicembre, ha lasciato il costo del denaro invariato. Il prossimo appuntamento di politica monetaria si terrà a marzo.
Franco svizzero nell’ultimo anno poco mosso contro l’euro
Per capire come mai l’istituto non segnali di voler tagliare i tassi già azzerati, bisogna comprendere alcune specificità dell’economia alpina. Per prima cosa, il governo confederale ha faticosamente trovato un accordo commerciale con la Casa Bianca per ridurre i dazi sulle esportazioni dal 39% al 15%. In questo modo, ha potuto allontanare il rischio di un forte contraccolpo per le proprie imprese esportatrici. Se la BNS tagliasse i tassi per indebolire il franco svizzero, l’amministrazione Trump vi vedrebbe la conferma che voglia attuare una politica di svalutazione del cambio ai danni del dollaro. Tornerebbe quasi certamente alla carica contro la Svizzera.
Il secondo fatto a cui prestare attenzione riguarda le variazioni più recenti. Nel 2025, il franco svizzero ha guadagnato quasi il 15% contro il dollaro, mentre è rimasto quasi invariato contro l’euro. E questo consente alla BNS di non preoccuparsi più di tanto circa l’impatto a breve termine sull’economia elvetica. Infatti, la metà delle esportazioni si hanno verso l’Unione Europea, così come i due terzi delle importazioni.
Gli Stati Uniti pesano rispettivamente per il 18% e il 10%.
Tassi negativi impropri per i fondi pensione
Questi numeri ci dicono che a Berna guardano con maggiore apprensione quando il franco svizzero registra variazioni repentine con l’euro. Esse hanno conseguenze maggiori su crescita e inflazione di quelle registrate contro il dollaro. Pertanto, il rischio di scivolare nella deflazione per effetto del boom del cambio nei confronti della divisa americana non sarebbe elevato. E c’è un altro fattore che invita alla prudenza: i tassi negativi avrebbero contraccolpi per la redditività dei fondi pensione domestici, i quali nel 2025 gestivano asset per 1.278 miliardi di franchi (circa 1.375 miliardi di euro).
I 4,3 milioni di assicurati vantano, quindi, impegni futuri da parte dei fondi per oltre il 170% del Pil. Il rendimento nel 2024 fu del 7,6%, più di 90 miliardi. I tassi negativi sarebbero un’opzione impopolare tra i lavoratori, perché ridurrebbero i rendimenti futuri. E creerebbero frizioni anche con la principale economia mondiale senza la certezza di un indebolimento effettivo per il franco svizzero contro euro e dollaro. Negli anni in cui vennero adottati, infatti, il cambio non fece che rafforzarsi ugualmente per la debolezza delle altre valute principali e l’avversione al rischio sui mercati.
Svizzera porto sicuro per i capitali mondiali
Proprio quest’ultima componente potrà giocare a favore dell’istituto nel corso di quest’anno. Il franco svizzero è considerato un porto sicuro per i capitali di tutto il mondo. Tende a rafforzarsi quando ci sono tensioni o crisi internazionali. Il possibile accordo di pace tra Russia e Ucraina rafforzerebbe l’euro, che prima della guerra viaggiava a 1,05 contro il franco svizzero e quasi a 1,15 contro il dollaro. A quel punto, lo spettro dei tassi negativi si allontanerebbe definitivamente. Per il momento le aspettative sul cambio sono così robuste che un bond decennale elvetico si limita ad offrire lo 0,30% contro quasi il 2,90% del Bund tedesco.
giuseppe.timpone@investireoggi.it