Via l’imposta di bollo per le domande di cassa integrazione in deroga

Abolita l’imposta di bollo per le domande di cassa integrazione in deroga alle Regioni. Cigd prevista anche per i lavoratori assunti dopo il 23 febbraio.

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Abolita l’imposta di bollo per le domande di cassa integrazione in deroga alle Regioni. Cigd prevista anche per i lavoratori assunti dopo il 23 febbraio.

Abolita l’imposta di bollo per le domande di cassa integrazione in deroga. Il balzello che ricadeva sulle aziende che presentavano la richiesta di Cigd alle Regioni decade a partire dal 9 aprile 2020, come previsto dal recente decreto legge per la liquidità alle imprese.

A seguito del provvedimento normativo pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale, infatti, l’art. 41 prevede espressamente che “le domande presentate ai sensi del comma 4 dell’art. 22 del DL 18/2020 sono esenti dall’imposta di bollo“. La misura, già annunciata alla fine di marzo dalla ministra al Lavoro Nunzia Catalfo, entrano in vigore dal 9 aprile 2020.

Abolizione imposta di bollo per le domande di Cigd

Come dichiarato da Catalfo, “nel decreto Imprese sono state inserite due importanti norme che riguardano il lavoro. Con la prima, allarghiamo le tutele previste dal ‘Cura Italia‘ anche a tutti i lavoratori che sono stati assunti dopo il 23 febbraio e fino al 17 marzo i quali, in questo modo, potranno accedere alle varie forme di sostegno al reddito. Con la seconda, eliminiamo il pagamento dell’imposta di bollo che le aziende, secondo la vecchia normativa, avrebbero dovuto versare per presentare la domanda di cassa integrazione in deroga. Facciamo così altri due importanti passi avanti per garantire ai cittadini il massimo sostegno possibile nel delicato momento che il Paese sta attraversando“.

Le novità introdotte dal decreto

A beneficiare dello sgravio sono circa 2 milioni di lavoratori che stanno facendo ricorso alla cassa integrazione in deroga prevista dalla legge per l’emergenza coronavirus. L’importo che bisognava versare all’erario era pari a 16 euro di imposta di bollo per ogni domanda di Cigd. Inoltre, prima di questa modifica, le aziende potevano presentare domanda di Cassa integrazione in deroga solo per quei dipendenti che risultavano assunti alla data del 23 febbraio.

Il decreto liquidità, di fatto, anticipando anche quanto sarebbe stato approvato in sede di conversione in legge del decreto 18, ha previsto margini più ampi di applicazione della cassa integrazione in deroga spostando il termine ultimo di assunzione al 17 marzo 2020 e ampliando la platea dei possibili beneficiari.

Domande di Cigd alle Regioni

Nonostante gli interventi del legislatore per rendere più veloce la concessione della Cassa Integrazione in deroga, a oggi ci sono ancora dei rallentamenti burocratici. La concessione della Cigd è infatti subordinata a di un accordo quadro regionale (per i soli datori con più di 5 dipendenti) attribuendo alle Regioni e Province autonome il compito di riconoscere i trattamenti di integrazione salariale in deroga, nel limite massimo di 3.293,2 milioni di euro per l’anno 2020, e secondo il piano di riparto stabilito con uno o più decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. Le varie Regioni hanno quindi stabilito proprie modalità di accesso alla Cigd per via telematica, ma poi sarà l’Inps a effettuare i pagamenti degli ammortizzatori sociali ai lavoratori. Un passaggio in più che renderà sicuramente più tortuoso l’iter di completamento delle pratiche.

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