Superbonus 110%, cantieri fermi, banche che chiudono le cessioni e contribuenti a rischio?

I problemi del Superbonus 110%, il Governo al lavoro per i correttivi e cosa pensano e rischiano i contribuenti.

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Ma davvero si corre il rischio per i contribuenti di dover pagare di tasca propria i lavori relativi al Superbonus 110%? Una domanda che adesso molti contribuenti iniziano a porsi alla luce degli innumerevoli problemi che il Superbonus sta palesemente mostrando. A maggior ragione se si pensa che ormai appare sempre più probabile che il Superbonus venga ridotto dal 110% al 90%. Una misura sicuramente ottima e favorevolissima ma su cui forse i legislatori hanno trascurato qualcosa visti i problemi che sta causando e che ha già causato.
“Gentili esperti, sto leggendo ovunque che ci sarebbe il concreto rischio che il Superbonus al 110% scoppi del tutto. Leggo che potrebbe finire con il contribuente che ha deciso di fare i lavori, debba sobbarcarsi le spese nonostante abbia scelto le vie della cessione del credito. Ma davvero finirà con il dover restituire i soldi del Bonus?”

Il Superbonus e i tanti problemi che sta presentando

Parlare di misura sbagliata per quanto riguarda il Superbonus al 110% forse è esagerato, ma non si possono certo nascondere le palesi problematiche che la misura ha cacciato da quando il Governo Conte con il Decreto Rilancio, l’ha inserita.
Le normative di questo Bonus, così come di tutti gli altri Bonus edilizi, ha finito con il preoccupare le banche, che erano e restano soggetto fondamentale in questi benefit. Le banche di fatto hanno chiuso i rubinetti, non accettando più nuove pratiche di cessione del credito. E gli effetti si sono subito sentiti, con cantieri congelati, imprese edili che hanno fermato i lavori e con le famiglie che non sanno quando questi lavori ripartiranno. Tra l’altro, ci sono imprese che hanno già anticipato soldi per iniziare i lavori, e famiglie che vivono nell’ansia di dover da una parte rifocillare l’impresa, e dall’altra di dover riavviare lavori non avendo la liquidità necessaria.
Senza considerare le altre problematiche tipiche del sistema fiscale italiano, perché ci sono contribuenti che hanno avviato il Superbonus, che senza cessione del credito o sconto in fattura, non avrebbero potuto godere dell’agevolazione perché incapienti fiscalmente. In pratica, anche avendo la liquidità di anticipo, senza la giusta capienza fiscale, ilrecupero delle somme spese tramite detrazioni non poteva materializzarsi.

Il fattore dello stato di avanzamento dei lavori

Un’altra cosa da considerare è quella dello stato di avanzamento dei lavori che automaticamente nei cantieri bloccati è fermo. La cessione del credito è ammissibile anche in stato di avanzamento dei lavori, ma effettivamente secondo i dettami normativi, solo il fine lavori da diritto materialmente a godere della detrazione per via della documentazione  che serve a completare la procedura a credito nei confronti del Fisco. Molte imprese bloccate dalle banche e quindi ingessate sul proseguire dei lavori già avviati con spese sostenute e avviata cessione del credito, finiranno con il pagare dazio. Ed i contribuenti come dicevamo, hanno paura, come il nostro lettore dimostra, di finire in questo autentico girone dantesco. In effetti, l’Agenzia delle Entrate in sede di controlli formali, nel momento in cui troverà la carenza della fine dei lavori, non potrà dare l’ok all’agevolazione.

Il governo cerca soluzioni per riavviare le cessioni del credito sul Superbonus 110%

Di fatto ci sono banche che hanno già acquistato crediti, imprese che hanno già ceduto crediti. E poi, imprese che hanno già speso soldi. E tutto questo a cantiere fermo e a contribuenti tenuti in stallo. Per il momento i diretti interessati, cioè i contribuenti non rischiano nulla. Anche perché nelle stanze dei bottoni qualcuno si è accordo di queste problematiche. A tal punto che nella Legge di Bilancio si stanno verificando delle soluzioni. Che a dire il vero erano iniziate ad essere valutate già con il decreto Aiuti.

La volontà del governo sembra quella di incrementare le risorse. Anche perché tra un rifinanziamento della misura e le proroghe concesse per l’avio dei lavori qualcosa non torna. Un rischio concreto, ma forse sottostimato è che ci potrebbero essere contribuenti e imprese che iniziano un lavoro di ristrutturazione, ma su cui alla fine il beneficio non venga riconosciuto.

 

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