Secondo lavoro autonomo, quando non conviene aprire la partita IVA

I lavoratori dipendenti possono svolgere un secondo lavoro autonomo senza essere necessariamente costretti ad aprire la partita IVA: ecco quando

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I lavoratori dipendenti possono svolgere un secondo lavoro autonomo senza essere necessariamente costretti ad aprire la partita IVA: ecco quando

Sono sempre più numerosi i lavoratori dipendenti che, per far fronte alla crisi, hanno un doppio lavoro. In che modo la riforma del regime dei minimi ha cambiato il mondo del secondo lavoro? Il regime dei minimi nasce concettualmente per agevolare i titolari di partita IVA con redditi medio bassi.   Tuttavia il nuovo sistema, così come modificato dalla Legge di Stabilità 2015, ha abbassato i redditi massimi consentiti per alcune categorie professionali, aumentando al tempo stesso l’aliquota dell’imposta sostitutiva. Alla luce della riforma del regime dei minimi, e in attesa degli interventi correttivi richiesti a più voce da autonomi e freelance e promessi da Renzi, è opportuno fare alcune riflessioni. Non sempre, soprattutto per attività collaterali o occasionali, conviene ad oggi aprire una partita IVA agevolata. Prestazioni occasionali e lavoro dipendente: quando non serve la partita IVA I lavoratori dipendenti che svolgono un’attività collaterale alternativa, sono esonerati dall’apertura della partita Iva se i compensi non superano i 5.000 euro l’anno e se la prestazione non richiede un impegno superiore a 30 giorni consecutivi. Chi si trova al limite tra queste due ipotesi dovrà fare delle considerazioni: se si supera di poche centinaia di euro il limite di 5 mila euro di cui sopra potrebbe essere conveniente ridurre le entrate e non aprire la partita IVA in modo da non dover essere soggetti alla pressione fiscale del regime dei minimi. Prestazioni occasionali e professionisti: la gestione separata INPS La regola di cui sopra non vale se il lavoratore dipendente è un professionista iscritti ad un albo (art. 61 del decreto legislativo 276/2003).

Questi ultimi quindi non sono tenuti all’apertura della partita IVA pur superando i 5 mila euro lordi annui ma devono, in questo caso, iscriversi alla gestione separata dell’Inps (con il relativo obbligo di versamento dei contributi per la quota che eccede il limite per la previsione di prestazione occasionale). Il reddito accessorio può essere dichiarato sotto la voce “altri

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